Romanzo Criminale

di Vincenzo Ricchiuti |

Siamo campioni d’Italia. Festeggiamo indossando la maglia 34, una cosa da fuorilegge. Innocua in fondo per il potere, giusto per tante robine. Giusto per la giustizia che non è di questo mondo ma del nostro si, giusto per farli incazzare. Due numeri in più rispetto l’albo d’oro. Il rispetto lo dobbiamo ad altro. Archiviare le ultime due vittorie è facile. Equilibrio solo a chiacchiere con la Lazio che pensa solo a portarsi il pallone a casa. Equilibrio da gatto e topo con la Viola bella da vedere fino a quando viene al dunque mostrandosi impotente come il Bell’Antonio della letteratura. Un tre punti portati a casa modello film con Bud Spencer. Il film finisce cioè quando ci incazziamo. Finisce anche per l’aritmetica il nostro campionato. Onoreremo come sempre gli ultimi 3 successi rimasti. Ma la storia è finita. Storia iniziata male, con mille scusanti dei mille cambi di facce di riferimento, mille infortuni, mille ciacole su Allegri morto che cammina che lo scudetto se l’è portato via. Torneranno. Funziona così. Allegri non s’è fatto accoppare dalle tante suggestioni. Ha deciso di prendersi la Juve per prendersi tutto. I suoi ragazzi spinti all’azione da un disegno tanto liquido quanto preciso, libertà quanto bruttezza, hanno occupato le caselle del 2015-16 già occupate da altri con sistematicità, ambizione, forza bruta. I cadaveri ideologici dei Montella, dei Sarri, dei Sousa fan parte ormai del panorama di questo anno appena archiviato. Un anno di punti, record e bottino accumulati e sbriciolati partendo co’le pezze al culo. Se ne parlerà a lungo di questo romanzo bianconero. Se n’è parlato tanto durante. Se n’è detto di ogni. Saranno altri a fare la cronaca nera di questo torneo. A biasimare quell’episodio lì o quell’episodio l’altro. Di fronte a una scalata di classifica tanto inaspettata quanto violenta la reazione naturale è stata tipica da sfrattati. Siamo senza vergogna. Senza limiti. Non abbiamo cuore. Ma santi in Paradiso, soldi in portafoglio e ruspe dentro i piedi. Siamo quelli che non stabilizzano il Paese. L’ostacolo alla felicità. Quelli che non capiscono. Quelli che rubano i migliori anni della loro vita. E non abbiamo limiti, non abbiamo tempo, non festeggiamo neanche. Siamo contro natura. Vero. Non siamo figli d’uomo. Perché dovremmo esserlo, non ci sono dati che lo dimostrino. Cos’è l’umanità alla fine, finire appunto e con le regole da simili tra simili. In fondo non moriamo mai. Quanto alle regole, son oggi 34. Siamo figli di, vero. Figli delle stelle. Quelle che ci siam tolte. Quelle che vi facciamo vedere.