La Roma di Spalletti che fu, la Roma di Spalletti che potrà essere

di Juventibus |

Primo settembre 2009. Dopo quattro anni, Luciano Spalletti rassegnava le sue dimissioni dall’incarico di allenatore della Roma. Dopo sei, il tecnico di Certaldo ritorna alla guida dei giallorossi. Tanta acqua è passata sotto i ponti. Il calcio, si sa, dimentica in fretta. E così, tutti hanno accolto con soddisfazione il ritorno di Spalletti e la fine dell’era di Luis Garcia. Dimenticati gli scarsi risultati dell’ultimo periodo della gestione del primo regno; dimenticati i rapporti burrascosi con i mamma santissima dello spogliatoio giallorosso che contribuirono alle dimissioni (chi non ricorda un Francesco Totti che, intervistato da ‘Rivista Romanista’,  parlando del tecnico toscano, dichiarò che “non riusciva più a farsi capire da noi: ormai qualche problema col gruppo c’era, le sue dimissioni erano inevitabili. Visti i risultati ottenuti con Ranieri direi che ne è valsa la pena,” aggiungendo poi che le battute di Spalletti iniziavano a dargli fastidio: “Io sò permaloso. Lui era uno di quelli convinti che io abbia davvero bisogno di essere spronato“? O come dimenticare Antonio Cassano che, nella sua biografia, ammise di aver urlato all’allenatore  “Mica stai allenando quelle schiappe che avevi all’Udinese. Questa è mica casa tua, è casa mia”)

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Quello che invece rimane in mente ( e che i tifosi della Roma sperano di rivivere…) sono gli innegabili momenti buoni vissuti dalla squadra della capitale con Spalletti alla guida. Momenti legati indissolubilmente al sistema di gioco 4-2-3-1, con cui il tecnico ha deliziato l’Italia fra il 2005 ed il 2009. In particolare, di quella Roma resta il ricordo legato all’idea stilistica di imporre, fra i primi allenatori in Europa a farlo, il ruolo del ‘falso nueve’. Idea che nacque, come spesso accade, da uno stato di necessità. Infatti, nel dicembre 2005, la contemporanea assenza di Nonda, Montella e Cassano spinse Spalletti a prendere la decisione di schierare Totti come finto centravanti. Così, a partire da quel dicembre di undici anni fa, l’allenatore inventò il 4-6-0, una squadra che poteva contare sulla qualità di Totti nel segnare e nell’aprire varchi per gli inserimenti degli esterni Vucinic e Mancini o di Perrotta. Questa scelta creava tutta una serie di nuove problematiche tattiche agli avversari sia in difesa (i centrali non avevano più una punta di riferimento da marcare), sia a centrocampo (dove la Roma si trovava di fatto ad agire con sei giocatori).  Della nuova posizione in campo di Totti beneficiarono tutti i compagni di squadra, che potevano sfruttare il movimento di questo nuovo tipo di attaccante centrale, ma anche lo stesso numero 10 giallorosso, che nel 2006/07 arrivò a segnare la ragguardevole cifra di 26 reti. La Roma così disegnata da Spalletti ha avuto alti (la vittoria 6-2 in coppa Italia contro l’Inter) e bassi (l’1-7 contro il Manchester United in Champions League) ma, indipendentemente dai risultati, ha lasciato una marchio indelebile con un sistema che ha segnato la decade, migliorato poi da United e Barcellona negli anni seguenti.

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Quella di Totti centravanti, comunque, non è l’unico contributo che Spalletti ha lasciato al calcio moderno. Fu infatti l’allenatore toscano a trasportare il cileno David Pizarro dalla posizione di trequartista a quella di centrocampista centrale durante la sua esperienza con l’Udinese. Anche se l’idea di portare un ex trequartista di talento nella posizione di playmaker si deve a Carlo Ancelotti (o meglio a Carletto Mazzone) con Andrea Pirlo, la decisione di Spalletti di inventare Pizarro centrocampista centrale ha contribuito a sdoganare l’idea che, davanti alla difesa, potesse giocare anche un giocatore con caratteristiche prettamente offensive e non solo un ruba palloni o un giocatore almeno decente nella fase difensiva. Per quella decisione, disse Spalletti, “sono stato criticato, perché sostenevano che potevamo incontrare difficoltà nell’impostazione della manovra…ma ho avuto ragione.”

Chi è dunque Luciano Spalletti? Sicuramente un tattico, un uomo che mette l’organizzazione di gioco fra le priorità. Certo, non sempre il tecnico toscano è stato capito: con Sampdoria, Venezia e Udinese è stato esonerato (anche se poi richiamato a stretto giro di posta…) , mentre l’esperienza in Russia, con lo Zenith San Pietroburgo, può essere classificata come agrodolce, sia per i risultati ottenuti (bene in patria, con 2 campionati, una coppa e una Supercoppa di Russia ottenuti, male in Europa, dove non riesce a far fare allo Zenith quel salto di qualità per il quale era stato ingaggiato) sia per i rapporti con alcuni giocatori (“non era completamente chiaro cosa Spalletti volesse,” ebbe a dire l’esterno Alexander Ryazantsev a proposito delle richieste tattiche dell’allenatore italiano).

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Come sarà la sua seconda Roma? Presto per dirlo. Sicuramente, come visto contro il Verona, Spalletti vuole provare a riproporre il vecchio e amato 4-2-3-1. La formazione d’esordio dello Spalletti II ricalcava quella della sua prima esperienza in giallorosso: un giocatore di qualità fra i due mediani (stavolta Pjanic. “Ha le qualità per fare bene quel ruolo,” ha detto il neo tecnico) e un incontrista come trequartista  pronto ad inserirsi in area di rigore (Nainggolan).  Diversa la questione della prima punta. La società ha fatto un grosso investimento su  Dzeko e Totti è ormai al tramonto. Quindi, si punterà sul bosniaco, le cui caratteristiche sono ovviamente diverse da quelle del capitano. Tuttavia, non bisogna sottovalutare la capacità dell’ex Manchester City di lavorare palloni nella trequarti avversaria. Lo si è visto nelle prime giornate di campionato, quando l’avvio dell’attaccante aveva fatto pensare a molti che fosse il vero colpo del mercato. Detto questo, due cose dovrà soprattutto migliorare Spalletti. Prima di tutto, dal punto di vista tattico, i movimenti senza palla. La Roma di Garcia, infatti, era caratterizzata dallo scarso accompagnamento degli attaccanti da parte dei centrocampisti. Anche l’area di rigore era attaccata con pochi uomini, nonostante il fatto che la Roma ricercasse con continuità il cross come arma offensiva. Poi, la forma fisica. il lavoro degli esperti americani Ed Lippie e Darcy Norman, imposti in estate dalla dirigenza a Garcia ( e già qui il francese doveva percepire di essere stato sfiduciato…), non ha convinto. Vedremo se Spalletti riuscirà nella sua missione. Intanto, il suo ritorno è certamente da sottolineare, in un calcio italiano che si sta riscoprendo grande in questa stagione 2015/16.

di Michele Tossani