Roma-Juve, spenti prima dei botti finali

di Sandro Scarpa |

 

Roma-Juve è quando ti spegni poco prima degli ultimi metri. E ora non puoi più sbagliare. Pensavamo fosse facile, pensavamo fosse già morto e sepolto, e forse lo era. Ma basta essere razionali e realistici per capire che non si può arrivare in finale di Champions, in finale di Coppa Italia e giocare alla morte a Bergamo con un’Atalanta soprendente che si gioca l’Europa League, tra un Barcellona e un altro, giocare alla morte contro un Toro che -ovviamente- si giocava la stagione, tra un Monaco e un altro, e giocare alla morte a Roma contro una squadra che doveva evitare di vedere l’odiata rivale alzarle uno scudo in faccia e di farsi scavalcare dal Napoli perdendo 30-40 milioni sicuri di Champions. E la Juve, con questa rosa, questa rosa che sta andando a mille negli ultimi mesi (e negli ultimi 5 anni) non ci è riuscita, non ha giocato alla morte a Bergamo facendosi sorprendere due volte allo scadere dei tempi, non è stata cinica col Toro divorandosi gol su gol prima di riacciuffarla al 90° e non ci è riuscita a Roma, quando dopo un primo tempo in assoluto controllo ha perso totalmente il polso della gara.

Si è visto bene nel primo tempo come la Juve fosse più squadra, più in controllo, più quadrata. Con la Roma in difficoltà nel trovare appoggi sicuri in mezzo senza Strootman, con un Nainggolan a mezzo servizio e senza le sponde sicure di Dzeko. Il solo Salah a lottare contro un Asa che lo rintuzzava bene. Tutto logico e normale, compreso il gol di Lemina su fantastico assist di Higuain.

Poi però la Roma DOVEVA fare qualcosa. Davanti al suo pubblico, non poteva crollare così, senza lottare, cadere al terzo posto, contro la Juve delle riserve che glielo alza all’Olimpico, all’ultima di Totti contro l’odiato Nemico. Così De Rossi va a spingersi avanti. Così la Roma che continua comunque a non essere granché fino al 45° poi ritorna in campo con i denti e la tigna, la voglia di metterci la gamba. Nel secondo tempo subito fallaccio di Paredes, poi fallaccio di Rudiger, poi fallaccio di De Rossi. E’ lì che si intuisce che la Roma vuole lasciare cuore e gambe in campo, mentre la Juve ha cuore e testa altrove e le gambe vuole conservarsele per il rush finale. E’ quella garra col pubblico di casa che ti infiamma che fa rimpallare il tiro di El Shaarawy sia su Licht che su Bonucci e infilarsi nell’angolino di un pallone d’oro Buffon che nell’occasione, con la doppia deviazione, sembra piuttosto di piombo, altro che metallo nobile.

Noi sappiamo benissimo cos’è quella voglia, quella grinta, quel cuore oltre l’ostacolo che fa volare Nainggolan anche con mezza gamba e trafiggerci per il ko definitivo. Poi c’è la reazione, tardiva, la Roma chiusa in area, il rigore netto (ma inutile e non dato) su Dybala, il miracolo di Szczesny su Higuain. Doveva andare così, era giusto così. La Roma aveva la rabbia e la voglia tipica della Juve quando gioca le gare decisive. La Juve aveva la presunzione e mollezza tipica di una Roma quando gioca le gare decisive.

Spiace. Anzi, fa incazzare da morire. Aver ammazzato il torneo e poi essere stati polli con l’Atalanta, molli col Toro e polli, molli e scarsi con la Roma e averlo lasciato lì, vivo. Eppure va detto che prima eravamo stati così bravi da riservarci parecchi bonus, e ora abbiamo fallito solo il primo dei 3 match point a disposizione.

Non è accettabile accusare di presunzione un gruppo che a mille da tre mesi e ci ha portato in due finali e a poter vincere lo scudetto in casa col Crotone. Non è accettabile accusare di turnover il mister che guida la squadra alla grande negli impegni ogni 3 giorni da 3 mesi. Non è accettabile accusare di scarsezza quelle riserve che hanno tenuto testa per un’ora ai titolari della Roma in casa loro nella gara della vita/morte.

Bisogna essere lucidi. Incazzati come belve sì, ma lucidi poi nel contestualizzare e razionalizzare. La Juve ha staccato la spina. Sono umani. La Juve ha riserve che non possono essere all’altezza dei titolari. Lichtsteiner ormai commette più errori e spinge meno di Rudiger, Asamoah si spegne prima di Emerson Palmieri e (palo a parte) forse incide meno. Soprattutto Lemina e Sturaro, pur molto dinamici ed encomiabile il primo per il gol, il secondo per il pressing e il contrasto, restano ampiamente sotto il livello di Nainggolan e De Rossi. I titolari staccano la spina (tranne Pipa), le riserve si adeguano e la squadra si sgonfia e smoscia.

La Juve però è la Juve. La spina la riattacca, l’acceleratore lo spinge di nuovo a tavoletta. Dopo la mollezza di Bergamo (eccetto mezz’ora sublime) ci fu lo spettacolo di concentrazione e tecnica col Barca, dopo lo scarso cinismo col Toro, c’è stata una semifinale di Champions superata in scioltezza e dopo l’opaca mezz’ora decisiva a Roma ci sarà una Juve che ha davanti solo due obiettivi, solo due squadre tra lei e le vittorie che contano: Lazio e Crotone, Crotone e Lazio. Due delle migliori squadre dell’ultimo periodo, due che si giocheranno il tutto per tutto ma troveranno la migliore Juve, affamata, concentrata e vogliosa di fare la storia.

Siamo a +4. Non avremmo certo giocato così le ultime 3 se non fossimo stati a +9. Avremmo giocato col sangue agli occhi e la bava alla bocca e magari reso meno in Champions. Ora è il momento, ora è davvero il tempo bello, gioioso e magico di ritrovare la vera Juve.

 

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