Roma-Juve, di scudetti e di avvocati

di Simone Navarra |

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“Roma-Juventus è una partita scudetto? In genere per colpa dei bianconeri”. E’ una battuta, nulla di più. Ma è ben difficile pronunciarla nella Capitale senza suscitare una risposta piccata, una alzata di spalle. Perché la Juve ruba, compra gli arbitri ed è responsabile di calciopoli. Perché gli Agnelli sono dei criminali e possono essere offesi senza problema, perché tanto non succede nulla, i puntigliosi commissari di campo della Figc hanno ben altro da fare quando stanno dentro l’Olimpico, ad un passo da casa.

All’ombra del Colosseo lo sport è stato ucciso, e non c’è più da tempo il rispetto per l’avversario, la considerazione delle ragioni altrui. Malgrado ciò, si tratta di romanisti osservanti i giudici che decidono o hanno voglia di farlo, sempre con un occhio bendato e l’altro strabico. Condannati a vivere o rivivere quanto successo e con un oggi in cui si può contestare tutto senza quasi accorgersene. E’ la vita al riparo delle radio locali, del commento di presunti disinteressati, carnefici della logica e non solo dell’apparenza. Si sottolinea solo la decisione arbitrale avversa e giammai la statistica reale che indica rigori concessi e Roma tra le prime in classifica. E’ un nascondere la realtà giocando con i virgolettati e le parole. E’ il cruciverba fatto diventare realtà nella primavera-estate del 2006 e per colpa di quel Moggi Luciano che tutto poteva e faceva. Sempre lì si va a finire. E’ il vicolo cieco del dibattito da bar, della offesa fatta passare per comicità. In questa patria del pecoreccio tutto è possibile.

Il gol di Osvaldo, la punizione di Platini nell’anno del loro scudetto più bello, il tacco di Ibrahimovic nel campionato finito nel cestino, è una miscela di immagini e gesti tecnici quella che viene in mente. Loro, quelli con il molto presunto codice sotto braccio, parlano di Cuccureddu e di un 2-1 in cui perse la Roma, ma all’ultima partita di campionato e con la prima Lazio di Chinaglia veramente sconfitta. Questa continua lotta in famiglia fa sempre da sottofondo quando si incrocia la strada con la Roma o la Lazio. E’ il ‘mors tua e vita mea’ ma anche una osservazione piatta di classifiche che non dicono nulla nella storia del calcio italiano.

Eppure sono nate nella Capitale. Allora? La capacità di costruire e vincere non è di queste parti, non è di queste latitudini. Le industrie quasi non esistono. I veri incubatori sono i ministeri, la politica dell’amministrazione. Nulla c’entra con i prodotti, le cose che servono e quelle superflue. Come i processi che guarda caso spesse volte, a Roma, finiscono con il nulla di fatto. Lo schizzo di fango che rovina la carriera, ma permette comunque di prendere la pensione. la pena da scontare al massimo ai servizi sociali. Per questo è impossibile far piacere la Juventus e la Roma. Nei sogni diffusi di ragazzino c’è la fusione, la Vecchia Signora che si tinge di giallorosso. Poi tutto cambia, con mossa da leguleio d’accatto. Dove la regola si può in fondo calpestare.

Roma è la città d’Italia dove ci sono più avvocati. Ce ne sono più qui che nell’intera Francia. Malgrado questo con l’Avvocato, quello vero, non è mai stato amore. Lui girava per musei e non sopportava che a Roma fossero sempre sporchi e chiusi. Lui amava l’arte e non poteva mandar giù l’accattonaggio, il gusto per l’orrido in cucina. E’ la cultura, direbbe qualcuno. Roma e Juventus ogni volta si confrontano con il bagaglio del passato, ma anche con il trampolino del futuro. Da alcuni anni le proprietà non vanno così in disaccordo e quasi non si può dire, sempre perché altrimenti gli ultras da cappuccino si offenderebbero imprecando dove possono. Il presidente Andrea Agnelli parla così fluentemente inglese da poter conversare tranquillamente con il gruppo di manager a stelle e strisce. Non dà fastidio, da questa parte del mondo. E’ peggio quando si è costretti a stringere altre mani. I laziali di questo sono innervositi. Cosa significa? La Juventus avrebbe bisogno di una ambasciata romana, di una presenza politica non troppo lontana da via Allegri. Per definire una volta per tutte che non si è nemici e per ribadire che ogni vittoria oltre frontiera è una affermazione italiana e non di una regione sola.

Roma-Juventus serve per capire questo e per provare a spingersi più in là. E’ sempre successo. Il 18 maggio Andrea Agnelli dovrà testimoniare in commissione Antimafia. Qualcuno potrebbe aver voglia, il giorno dopo la finale di Coppa Italia guarda caso con la Lazio, di far sentire la propria voce a poche decine di metri dalla piazza del Pantheon. Con una sciarpa bianconera intorno al collo. Chi scrive ci sarà. “In faccia ai maligni ed ai superbi”, come dice un grande poeta e cantautore romanista.