Roberto Bettega, storia di un campione dimenticato

di Juventibus |

In questi giorni è il compleanno di Roberto Bettega, storico attaccante che tra il 1970 ed il 1983 ha giocato nella Juventus. Diciamolo, Bettega è un campione rimosso dalla memoria e dalla coscienza collettiva dei tifosi juventini. Eppure è stato un grandissimo attaccante, forse il più forte del dopoguerra, ed ha incarnato e (oserei dire) incarna ancora la juventinità come pochi.

Bettega arriva alla Juventus giovanissimo, a 11 anni, e percorre tutta la trafila delle giovanili. Dopo un anno in prestito al Varese esordisce in serie A nel 1970 e da allora non lascia più la Juve. I numeri sono mostruosi: 481 presenze e 178 gol. Considerando che in quel periodo le partite che si facevano erano molte di meno di oggi, poiché la serie A era a 16 squadre e in coppa dei campioni al massimo si potevano fare 9 partite (arrivando ovviamente in finale) e due in più in coppa Uefa, i numeri sono di tutto rispetto. Tra l’altro è il terzo marcatore di tutti i tempi della Juventus, alle spalle di Del Piero e Boniperti.

È un attaccante molto completo, modernissimo, elegante, direi quasi un uomo del futuro vissuto nel passato. È devastante di testa, ha uno stacco imperioso e ha una sensibilità unica, quasi quanto di piede. Di testa i suoi gol sono unici: pallonetto, potenza, a tuffo. I suoi gol più belli oggi si possono ammirare su Youtube da quello famosissimo di tacco contro il Milan (ormai quel tipo di gol è detto “alla Bettega”), a quello fatto durante i mondiali di Argentina contro la squadra di casa. Ed è forse proprio l’azione di quel gol che fa capire il modo di giocare di Bettega: la palla cerca sempre di farla viaggiare velocemente, possibilmente di prima. Ma per avere un’idea della sua grandezza forse sarebbe interessante vedere qualche partita per intero, per capire i suoi movimenti e la sua intelligenza tattica.

Ma Roberto si distingue anche fuori dal campo. È il primo calciatore social: conduce una rubrica sportiva in un network di tv private, “Caccia al tredici”, fa pubblicità (Phonola) e, soprattutto, non si sottrae al confronto nei programmi sportivi dell’epoca. È famosa una sua intervista a Beppe Viola durante una Domenica Sportiva alla fine degli anni ’70. Porta lo stile Juventus con sé, difende la sua squadra contro tutto e tutti, con carisma ed eleganza.

Forse ha vinto meno di quanto meritava. Ha sfiorato il mondiale del 1982 (grazie ad un suo gol contro la Jugoslavia l’Italia riuscì a qualificarsi alle fasi finali), ha sfiorato un paio di volte la Coppa dei Campioni e forse la sua grande amarezza è stata la finale di Atene, l’ultima sua partita in bianconero. Ha vinto 7 scudetti ed ha firmato con uno dei suoi gol la prima coppa UEFA, che comunque rimane la prima coppa europea bianconera.

I suoi ultimi anni di carriera li ha consumati in Canada (anche qui un precursore) e poi dopo una decina d’anni dall’ultima partita nella Juventus, ritorna come dirigente aprendo un altro ciclo vincente. Ma su questo periodo sarà la storia, forse, a valutare la sua avventura. Nelle aule giudiziarie Bettega ne uscito pulito, e questo non è poco.

Rimane il ricordo di uno dei più grandi campioni di tutti i tempi che abbiano vestito i colori bianconeri, l’anello di congiunzione tra Boniperti e Del Piero. Per classe, eleganza e carisma possiamo dire che forse non è secondo a nessuno.

 

Di Vincenzo Spadola @vincenzospadola