La rivincita di Szczesny (ora che non parliamo più di Buffon)

di Michael Crisci |

Nel settembre 2017, scrissi un pezzo di presentazione su Wojciech Szczesny, riferendomi alle dichiarazioni di Massimiliano Allegri, che alla vigilia di quel Juventus-Fiorentina, investì ufficialmente il portiere polacco, come erede di Buffon. Szczesny, fino a quel momento, aveva mostrato abilità e limiti molto riconoscibili. I due anni alla Roma lo avevano innestato nel circuito italiano, e la sua esperienza a livello europeo con l’Arsenal ne aveva rafforzato il Curriculum.

Le incognite erano ovviamente molteplici. D’altronde ci si apprestava a sostituire un monumento del calcio juventino, italiano, europeo e mondiale, il più forte portiere del calcio moderno e, a detta di molti, della storia. Di sicuro, non il compito più facile al mondo. La gestione del polacco da parte di Allegri è stata significativa. Non si è mai avuta la sensazione di avere un primo e un secondo portiere. I due numeri uno si sono alternati nel corso della stagione a intervalli regolari, fatto salvo il mese e mezzo di infortunio occorso a Gigi, periodo che ha consentito a Szczesny di entrare sempre più in sintonia con l’ambiente. Tra qualche errore marchiano, come quello contro il Benevento, e alcuni interventi salvifici, come quello contro la Roma, su Schick, la stagione del polacco è scorsa lasciando la sensazione che avevano lasciato tutte le sue precedenti stagioni: un ottimo portiere, con degli alti e dei bassi. In poche parole, un portiere di transizione.

Giugno 2018: Non è forse un caso se il primo acquisto del mercato 2018 risponda al nome di Mattia Perin; classe ’92, italiano, in rampa di lancio. A molti comincia a sfiorare l’idea che la Juve preferisca puntare per il futuro su un portiere italiano. Al momento del suo arrivo, Perin si sta giocando anche il posto da titolare in nazionale con Donnarumma (forse il vero grande sogno di Marotta e Paratici per la porta bianconera), con il CT Mancini in pieno Work in Progress. Considerando l’arrivo di Szczesny a cifre abbastanza contenute (12 milioni), la possibilità che la Juve stia ragionando su di lui come una futura plusvalenza (stile Neto), non sembra poi così peregrina. Molti cominciano a fantasticare su un duello continuo tra i due portieri durante la stagione. Allegri però non è di questo avviso, e cristallizza la sua gerarchia sin da subito:

La stagione inizia dunque con Szczesny titolare designato. Un ruolo completamente differente da quello dell’anno precedente. Una sfida per Wojciech, il cui limite in carriera è stato rappresentato dalla mancanza di continuità, forse proprio per carenza di personalità. E fino alla gara contro il Manchester United, la stagione procede come previsto, senza tuttavia scenari significativi; da segnalare il rigore parato al Valencia nel finale e l’intervento su Callejon, sul 2-1, contro il Napoli. Perin, che nel frattempo ha perso la sfida per la titolarità in nazionale a favore di un rinato Donnarumma, si limita a giocare gare semplici, casalinghe, dal pronostico quasi scontato.

Poi, la serata di Juventus-Manchester, che probabilmente potrebbe aver rappresentato il vero turning point della carriera di Szczesny; la Juve, dopo aver dominato in lungo e in largo, viene raggiunta da Mata, abile a concretizzare una punizione scioccamente propiziata da Matuidi. Sembra finita, ma l’incubo di una sconfitta pazzesca si materializza qualche minuto dopo; un’altra punizione sciocca (colpevole Barzagli, questa volta), battuta da Ashley Young, spiove in area di rigore; Szczesny inizialmente pensa ad uscire, ma esista, indietreggia, e quando il pallone lo raggiunge, lo smanaccia contro l’accorrente Alex Sandro.

La reazione a caldo, dopo che il pallone scivola lentamente alle spalle del polacco, è prevedibile: “Ecco, il solito Szczesny, il solito incostante Szczesny“. Le critiche non lo risparmiano, gli viene addossata la responsabilità, in maniera ingiusta, anche del gol di Mata. Parte della tifoseria e della stampa comincia a tirare la volata a Perin. Ma la reazione del numero uno è da grande giocatore, da grande campione. Inizia forse l’ascesa di un nuovo Szczesny, più maturo e sicuro di sè. Allegri non cede alla tentazione di non schierarlo titolare nella successiva gara contro il Milan, cui, verso la fine del primo tempo, viene assegnato un calcio di rigore; sul dischetto va il grande ex, Gonzalo Higuain, che a dispetto di ciò che si affermerà, in realtà batte un ottimo calcio di rigore. Szczesny si allunga e devia il pallone sul palo. E’ il grande segnale. Wojciech non ha più paura, ha finalmente acquisito la personalità per reagire ai propri errori (come poi evidenziato con maestria e dovizia di particolari dal nostro Alex Campanelli)

Di lì in poi è un crescendo di interventi clamorosi e partite sempre più convincenti. Contro il Valencia, ad esempio, un intervento mostruoso (analizzato con cura dal nostro Dario Pergolizzi) nega il vantaggio agli spagnoli, e allontana lo spettro di un secondo tempo in salita.

Fino ad arrivare al miracoloso colpo di reni sul tiro a botta sicuro di Parolo,  domenica sera: Anche in questo caso, chiudere la prima frazione di gioco in svantaggio avrebbe potuto cambiare le sorti della partita!

Del futuro non v’è mai certezza, questo è vero, ma considerando il passato, il presente ci sta regalando uno Szczesny sempre più leader e padrone del ruolo, oltre che sempre più perno di questa Juve. Nella speranza che possa far parte del gruppo capace di riportare la Champions a Torino dopo anni. Glielo auguriamo, ce lo auguriamo. Intanto, ce lo godiamo così. E per come era cominciata, è già tanto.