Il ritorno di Cristiano Ronaldo al Da Luz

di Davide Rovati |

CR7 Portogallo-Ucraina

Cristiano Ronaldo non giocava in Nazionale dall’ottavo di finale contro l’Uruguay che aveva sancito l’eliminazione del Portogallo dai Mondiali di Russia. Poi 9 mesi senza convocazioni: una pausa concordata a tavolino, coincidente con la snobbatissima Nations League, ma anche l’attesa di un paese intero, orfano del suo capitano.

Attesa terminata venerdì sera, quando allo stadio Da Luz Cristiano è tornato in maglia rossoverde per la sfida contro l’Ucraina, prima giornata del gruppo B delle qualificazioni all’Europeo.

La nazionale lusitana, per la prima volta nella sua storia, dovrà difendere il titolo conquistato in Francia. Prima però bisogna qualificarsi e il girone non è semplice, con la concorrenza della Serbia e appunto della buona compagine ucraina, non talentuosa ma diligente e solida.

La partita vera inizia dopo 40 secondi: è il primo pallone toccato da Cristiano, che riceve defilato a sinistra, punta l’uomo e viene fermato in fallo laterale.

L’atteggiamento di Cristiano è da subito aggressivo e volitivo, orientato alla porta, da vero trascinatore. E il boato dello stadio appena CR7 riceve la prima palla dice tutto della cieca fede di questo popolo nei confronti del suo uomo-simbolo, capitano in pianta stabile ormai da 11 anni consecutivi, dopo aver ereditato la fascia al termine dell’Europeo 2008, appena ventitreenne, dal veterano Nuno Gomes (una successione che parla da sé).

Ronaldo gioca da punta mobile lungo tutto l’arco d’attacco nel sistema ibrido di Fernando Santos, una specie di 442 asimmetrico in cui l’altro attaccante è la meteora milanista André Silva. L’intesa fra i due non è fra le più brillanti – il che vuol dire che i movimenti sbagliati sono quelli di Silva, perché nella testa dell’allenatore e del tifoso Ronaldo ha sempre ragione – allora CR7 svaria tantissimo, sia a sinistra che a destra, trovando in Guerreiro e Cancelo due buoni appoggi.

Una azione sviluppata sulla sinistra intorno al 30′ in particolare mi è rimasta impressa. Il Portogallo sta facendo circolare palla coi centrocampisti, improvvisamente Ronaldo effettua un movimento incontro con una cattiveria pazzesca, che ha l’effetto di portare fuori posizione il suo diretto marcatore, pronto a seguirlo come un’ombra. La palla arriva larga a Guerreiro: Ronaldo si avvicina a lui, rallenta la corsa, il difensore è costretto ad arretrare per coprire la profondità e CR7 riesce a ricevere libero, con un fazzoletto di campo da puntare. Piccole cose semplici, eseguite però con una convinzione che le rende uniche.

La cosa che colpisce di più dell’esperienza-Ronaldo allo stadio tuttavia sono i movimenti senza palla appena la sua squadra riconquista il possesso: è il più sveglio di tutti, sa sempre dove e quando smarcarsi per creare un pericolo immediato dall’altra parte del campo. In un paio di queste occasioni viene servito in verticale e giunge al tiro, sempre da sinistra, sempre deviato in corner dall’ottimo (per una sera) Pyatov.

Nonostante i 9 mesi di assenza, la centralità di Ronaldo in questa nazionale portoghese è impossibile da mettere in discussione. I compagni lo cercano appena alzano la testa e a tratti c’è la sensazione, fra i tifosi, che sia l’unico a volere fortemente la conclusione in porta, come se finalizzare le azioni senza passare dal suo piede fosse un affronto.

Una sensazione che si fa sempre più forte col passare dei minuti e il risultato fermo sullo 0-0, nonostante il dominio – spesso sterile – del Portogallo. Lo stadio comincia così a spazientirsi e a urlare “chuta!” a ogni giocatore appena raggiunto il limite dell’area. Inviti vani, perché l’unico a provarci è sempre Cristiano (che non ha certo bisogno di incoraggiamenti per tirare), mentre i centrocampisti preferiscono sempre aprire verso la fascia.

Agli esterni però è sempre mancato lo spunto decisivo, soprattutto a destra dove Cancelo e Bernardo Silva hanno pasticciato in fase di rifinitura (nota a margine sul nostro terzino destro: lontano dall’onnipotenza tecnica dimostrata in autunno, ma molto attento in difesa; bella la sfida con Konoplyanka).

Dopo il 70esimo, Cristiano Ronaldo sembra entrare in modalità di risparmio energetico. L’ennesimo scatto in profondità termina in un nulla di fatto e il fuoriclasse si accascia per qualche secondo sui tabelloni, poi rientra camminando. Il pallone successivo lo gioca tre minuti dopo ed è un brutto cross da destra, finito dritto in tribuna.

Non è un caso che il primo momento di appannamento di CR7 coincida con le due più grandi occasioni per l’Ucraina, con il Portogallo salvato dalla beffa solo grazie a un recupero miracoloso dell’ottimo Ruben Dias.

Ronaldo ne ha ancora per un ultimo spunto sulla sinistra e sul suo cross rasoterra Dyego Sousa crolla a terra: contatto che fa ruggire il pubblico di casa, ma non convince l’arbitro a fischiare il penalty. Peccato per Cristiano, che avrebbe tirato molto volentieri un altro rigore nei minuti conclusivi… La partita termina così 0-0 per la moderata delusione degli oltre 50mila tifosi di casa, che avevano sognato un ritorno diverso del loro capitano.

La mia impressione è che Ronaldo stia benissimo e che si sia gestito sapientemente nell’arco dei 90 minuti, addirittura senza mai forzare più di tanto, pur nel contesto di una prestazione da sufficienza abbondante, in cui è stato di gran lunga il più pericoloso dei suoi. Per il gol ci sarà tempo, anzi magari arriverà già domani: sempre al Da Luz c’è Portogallo-Serbia, partita ancora più importante e potenzialmente decisiva per la leadership nel girone.