Ritornare ad Allegri continuando con Sarri

di Roberto Nizzotti |

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Nella conferenza di presentazione Maurizio Sarri, a chi gli chiedeva cosa avrebbe voluto vedere della Juventus di Allegri nella sua, aveva risposto così.

“Mi piacerebbe vedere nella squadra la mentalità che le ha dato Massimiliano (Allegri), la capacità di saper soffrire, anche per mezz’ora. E’ una peculiarità che mi aiuterebbe molto perché quando hai il predominio del gioco poi ci sono momenti nei quali rischi”.

Purtroppo in queste gare, particolari fin che volete da un punto di vista del dispendio energetico sia atletico che mentale, questa capacità di soffrire, di creare un fortino invalicabile e frustrante per gli avversari, non si è vista anzi, si è stati spettatori dell’esatto opposto.

In queste gare post lockdown, ultima quella di ieri pareggiata 3-3 contro il Sassuolo, la Juventus ha dimostrato per larghi tratti un deficit emotivo-caratteriale nella fase di difficoltà della gara che si fatica a riconoscerle per ciò a cui ci aveva abituati, ma con il quale dobbiamo fare i conti perché non è più episodico, come si pensava dopo Milan-Juve, ma sta diventando una preoccupante costante che gli avversari conoscono e dalla quale traggono forza e speranza anche quando sono in situazioni di svantaggio sia nel risultato che nel gioco.

La sensazione è che la squadra pensi, in maniera del tutto arrogante, che quando il vantaggio del gioco e del risultato sono acquisiti il più sia fatto e sia sufficiente un controllo rilassato visto che l’avversario è stato tramortito, in soggezione, cosa che però ormai non è più vera, contro nessuno.

Nella gara di lunedì contro la Lazio, l’ennesimo match point di questo periodo, si spera che questa debolezza mentale, questo disconnettersi dal mondo che compromette le gare, non si ripresentino e ricompaia invece quella capacità di soffrire che Sarri ammirava tanto della Juve di Allegri e che, come aveva detto, gli sarebbe d’aiuto, ora come non mai.