Il risultato peggiore, la prestazione più inquietante

di Jacopo Azzolini |

Come detto più volte in conferenza, la priorità era quella di segnare per poter mettere la qualificazione in discesa, considerati i problemi che l’Atlético Madrid sta evidenziando in trasferta. Invece si esce dal Wanda Metropolitano, impianto che forse ha ieri vissuto la sua prima grande notte di Champions, col risultato più pesante possibile, quello che forse neanche il più pessimista avrebbe previsto.

In una gara dove si è sbagliato tutto, e che viene dopo mesi di prestazioni non certo irreprensibili, le responsabilità dello staff tecnico sono molteplici e parecchie da elencare: c’è per esempio un tridente pesante che forse non è mai stato l’abito più adatto per questa squadra, con una quasi totale assenza di rifinitura centrale (contro una squadra come l’Atlético non ci si può basare solo sulle corsie esterne), senza dimenticare un Dybala che continua a sembrare poco a suo agio come “tuttocampista“. Insomma una gestione dell’undici e dei cambi alquanto discutibile nel suo complesso, con la scelta De Sciglio per Cancelo che verrà imputata a lungo ad Allegri.

In un match contro una squadra che è maestra nella gestione dell’episodio e nel saper leggere i momenti della partita, la Juventus ha avuto la terribile colpa di sciogliersi nel momento clou nonostante tutto stesse girando per il verso giusto. Dopo un pessimo avvio in cui, per fortuna di Allegri, l’Atlético non aveva sfruttato bene alcune pericolose ripartenze, la prima frazione si era chiusa con una Juve complessivamente positiva e in crescendo. Certo, era un possesso soprattutto conservativo, però almeno si erano prese in mano le redini del gioco coi colchoneros che non riuscivano più a risalire.

Nella ripresa la Juventus però non ha saputo reagire ai (rumorosi) campanelli d’allarme che erano sorti:  in transizione negativa si è fatta trovare lunga e attaccabile, con Diego Costa e Griezmann  che sono stati messi davanti al portiere con grande facilità. Volendo sfruttare poi il fattore campo e approfittare di un avversario che sembrava spaesato, Simeone ha esaurito presto i cambi, passando da un centrocampo con 2 finte ali a una mediana con 2 ali pure. Il Cholo ha letto alla perfezione il momento della gara, l’inserimento di uomini abili in campo aperto ha ulteriormente spostato l’ago della bilancia a favore dei padroni di casa. Invece che sfruttare gli spazi che si sarebbero potuti creare, la Juventus si è continuata a mostrare passiva e scarsamente decisa nei contrasti, con tante palle perse in mezzo (Allegri in conferenza stampa si è concentrato su questo), soffrendo il contesto imposto da un avversario che si è mostrato tanto superiore quanto più preparato. Seppur gli episodi stessero sorridendo a Madama, con la Juve che nel finale aveva ancora la fortuna di trovarsi (immeritatamente) sullo 0-0, su due calci piazzati è poi avvenuto il crollo definitivo, con quindi la debolezza “mentale” (nel senso di gestione degli episodi) andata di pari passo con quella tattica.

Contro una delle squadre che viene reputata tra le più speculative, la Juventus esce non solo con la qualificazione altamente compromessa, ma col desolante score di 4 occasioni enormi concesse, un gol annullato generosamente e una pericolosità offensiva ai minimi termini. Al ritorno, contro una squadra che numeri alla mano soffre parecchio lontano da casa, servirà una gara più di cuore e gamba (quindi diversa da quella del Wanda, alla fine rivelatasi più calcolatrice), un tipo di partita che quando messa spalle al muro la Juventus di Allegri ha dimostrato di saper fare.

Di certo, dopo ieri sera (conseguenza di un periodo non certo positivo), è doveroso farsi domande su come sta rendendo una delle Juventus più forti di sempre, una rosa che non sembra riuscire valorizzare a pieno gli elementi più tecnici. In questi anni, la squadra di Allegri è solitamente riuscita a salire di rendimento in base all’importanza della partita, in molti si aspettavano quindi una squadra che non avesse nulla a che vedere con quella dei due mesi precedenti. Anzi, si parlava anche di novità tattiche studiate ad hoc. Invece, la partita di Madrid – sia nell’undici (con anzi un Cancelo in meno) che nell’atteggiamento – è stata la diretta conseguenza di quanto vistosi in campo negli ultimi mesi. Non è stato un semplice match deciso da due calci piazzati, bensì un qualcosa che deve portare a profonde riflessioni sulla Juventus 2018-2019, soprattutto su quanto poco (e male) si sia sviluppata nella gestione della manovra offensiva e su quanto Allegri stia insistendo su una proposta di calcio forse inefficiente per il tipo di rosa con cui si ritrova.