Il rigorino da spiegare ai nipoti

di Giulio Gori |

Da qualche anno a Firenze, di pari passo con una lunga serie di campionati mediocri della Viola, la rivalità con la Juventus sembra annacquarsi, al punto che, oggi, le settimane di passione che una volta accompagnavano la vigilia della sfida, si sono ridotte all’arco di poche ore di canti di battaglia. Ma basta un rigorino a far tornare a suonare le antiche trombe a pieni polmoni, figurarsi due. La giornata comincia con un decano del giornalismo fiorentino, penna superba e uomo di grande equilibrio e di pacata vocazione cristiana, che non appena comincia a parlare di pallone dimentica il consueti buoni sentimenti. Per regalarci, sui social, una perla da annali:

«Oggi Juventus-fiorentina. Tre clic. Uno: Ronaldo guadagna più di metà squadra viola. Due: in settimana la Fiorentina ha dovuto giocare anche mercoledì, loro no. Tre: da mezzo secolo un errore arbitrale è stato sempre a favore della Juventus mai dei Viola. Come faccio a spiegare ai miei nipotini oggi che questo è sport?».

Firenze comincia sotto i migliori auspici, del resto il complottismo è la cifra di una tradizione. Così, quando allo Stadium inizia la partita, nel gabbiotto dei viola non servono molti minuti per trovare la scusa buona per il solito coro. Agli ultras fiorentini, guidati da un gruppo di venticinque eroi che il primo di febbraio, nella fredda Torino, cantano a torso nudo (e, va detto, surclassando i silenziosi spalti bianconeri), basta un fallo laterale dubbio chiamato a Federico Chiesa, perché comincino a intonare il loro coro preferito: «Sapete solo rubare!».

A fine primo tempo arriva il primo rigore. Ed è talmente evidente che i giocatori viola neppure circondano l’arbitro Pasqua per cercare di condizionarlo. Talmente evidente che tace persino il telefono di un gobbo di Firenze, che di solito s’illumina di messaggi per rammentagli il suo atavico vizio per la cleptomania. Nella ripresa, ecco il casus belli, un secondo rigore, stavolta meno netto, ma che – a prescindere dalle diverse interpretazioni – può dirsi legittimo, può dirsi sbagliato, ma non può certo dirsi assurdo. In campo, gli uomini della Fiorentina protestano duramente. Dalla rete, il solito decano del giornalismo offre un suo punto di vista sfumato, quasi crepuscolare:

«Siete il potere senza regole, senza umanità, senza rispetto per chi è meno bravo di voi perché più povero».

Inutile tentare di rammentare che, se anche un rigore può essere dato per errore alla Juventus, non è la Juventus a fischiarlo. Meglio sorvolare e ascoltare Rocco Commisso, l’uomo che quando è arrivato a Firenze ha annunciato di voler portare in Italia un nuovo modo di vivere lo sport, senza risentimenti, con allegria, leggerezza:

«Sono disgustato. L’Italia si deve guardare questo schifo di arbitraggio…».

Insomma, il rigorino ha risvegliato il can che dormiva, con l’abbaiare che prova di far passare in sordina il fatto che di gol la Fiorentina ne ha presi tre, senza farne neanche uno. Ma prima che qualcuno provi a ricordare il dato oggettivo, ecco che un’altra nota penna della stampa fiorentina, anche lui uomo di grande equilibrio e sportività finché non si parla di pallone, mette in pratica uno dei principi cardine di ogni buona teoria del complotto: non ne basta mai uno, meglio raddoppiare. Come?

«Comunque c’era anche fuorigioco di Rabiot sul primo rigore, visto che impalla Dragowski».

Ci sarà da aspettarsi qualcosa anche sul terzo gol? Vedremo. Intanto, tra lamentele, urla e strepiti, c’è almeno chi, pur sentendosi comunque derubato, non dimentica che Firenze non è nota solo per le congiure, ma anche per una sana, piacevole ironia. Così, un giovane cronista fiorentino riesce a strapparci un sorriso:

«E non è finita. Se Iachini si scorda di spenger la luce nello spogliatoio prima d’andar via, gli danno un altro rigore verso un quarto alle quattro».


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