Il Rigore di Ronaldo: la porta sul futuro Juve

di Gianluca Garro |

“[…] Un sentimento di totalità… Ma cosa è questa totalità? È un campo, un campo da gioco, […]. Intorno ci sono gli angeli, il pubblico. Il pubblico ti guarda, urla, ti vede… tu invece… silenzio. Goal!” (Palombella Rossa, 1990)


Madrid, 11 aprile 2018, 23.30 circa. Proteste, dramma in campo, Buffon, uno dei totem del calcio mondiale, appena espulso, Chiellini, un monumento che, impazzito, fa il gesto del “you pay”. Ma dentro di te c’è silenzio, dentro di te c’è solo la scelta da fare, dentro di te c’è il mondo. Silenzio. Tiro. Gol. Un’altra Champions League sarà tua.

Torino, 12 marzo 2019, ore 23.30 circa. Proteste in spagnolo, sguardi affranti, sudore. Gimenez, un pilastro del calcio europeo di questi anni cerca di dire all’arbitro che lo sgambetto non c’è stato, che non è giusto. Dentro di te, silenzio. Dentro di te il mondo. Tiro. Gol. E ora il futuro.

CR7 è anche questo.

Gli capita, gli è capitato, gli capiterà. Un momento in cui tocca a lui. Non che in una partita come quella di ieri non toccasse a lui tanto di ciò che poi è stato. Una serata delle sue, di livello superiore al resto del calcio. Cose che prima eravamo abituati a vedere a Madrid e ora finalmente possiamo vedere a Torino. Eppure un rigore che ti dà la qualificazione, sia che capiti nel tempo di recupero di una partita vissuta in affanno sia che passi da un crescendo all’epilogo di un’impresa è sempre qualcosa di straordinario. Nel senso letterale del termine.

Certo, nessun altro poteva prendersi quella responsabilità, solo CR7, ci mancherebbe. Ma tutto questo è ben noto. Quello di cui è bene discutere è come fa questo ragazzo ad essere così freddo in quei frangenti? Come fa a creare il silenzio? Nei giorni successivi al quarto di finale del 2018 la TV spagnola fece girare un breve filmato preso da una telecamera che seguiva solo lui dal momento del fischio del rigore fino alla realizzazione. Un filmato da manuale di yoga. Un esempio plastico di training autogeno. Uno spaccato di raccoglimento, meditazione e ricerca di concentrazione buddhista. Dal momento del fischio nasce il silenzio interiore e da lì nasce la vittoria della tredicesima Coppa. CR7 è tutto questo. E noi juventini dobbiamo solo essere grati a tutti coloro che hanno permesso che questo giocatore giochi a Torino. Perché forse nella storia di questo sport abbiamo visto diversi fuoriclasse universali, Pelè, Maradona, Crujiff, Platinì, Zidane, Di Stefano, ma un attaccante così forse no. Tra i goleador, uno come Cristiano non c’è.

Dicevamo del rigore all’85esimo di Juve –Atletico Madrid. Un rigore che significa tanto per Cristiano e che risulta un altro esempio della calma mostruosa e vincente di un uomo decisivo, ma che significa per il mondo Juventus? Per i giocatori, per l’allenatore, per la Società. Per i giocatori un insegnamento fondamentale, l’appropriarsi di quella che CR7 ha chiamato “mentalità Champions”. CR7 non è un uomo di grandi discorsi, non ne sente il bisogno. Però con due frasi in una delle interviste post partita di ieri ha risposto a mille articoli su giornali, siti, social network (anche qui su JVTB), “questa è la mentalità Champions”. E allora la squadra se lo seguirà, cioè se risponderà sempre “presente!” a quegli incoraggiamenti che gli abbiamo visto fare nello spogliatoio prima del secondo tempo dello spettacolo di ieri la via per la vittoria sarà più chiara. E allora Bernardeschi potrà dimostrare di essere un campione e non solo una promessa, e allora Spinazzola potrà essere un giocatore internazionale, Dybala uno decisivo che si avvicina all’Olimpo di cui CR7 fa parte dai primi anni 2000 e così via.

In poche parole continuare il cammino in questo modo. Per Allegri il rigore è una risposta alle critiche, ma non solo. E’ la messa in pratica della sua idea di calcio. Quello di ieri sera è il calcio di Allegri. Solo che non sempre si può ottenere e il tecnico livornese ha nelle sue corde anche la differenziazione delle fasi delle partite. Spesso pensa che se non si può giocare come ieri si debba soffrire abdicando alla ricerca continua dell’offesa. E questo innervosisce, confonde e fuorvia tanti suoi detrattori che scambiano la praticità con l’arrendevolezza. Anche Allegri ora ha le idee e un cammino aperto davanti a sé.

Per la Società Juventus il fendente a mezza altezza del “luso” di ieri sera è un target superato. E’ una plusvalenza, è una botta di vita. Per tutti il rigore è il punto di partenza, teniamoci forte.