Il rigore di Madrid e noi juventini

di Riceviamo e Pubblichiamo |

C’è ancora qualcosa da dire sul rigore di Madrid? Io credo di sì. Anzi, credo che quell’episodio possa rappresentare una sorta di spartiacque per il popolo juventino. In sette minuti di lettura proverò a spiegare perché.

1 – Innanzitutto, il ”rigore netto” che alcuni giornalisti sportivi hanno visto non c’è mai stato. Non voglio entrare qui nel merito del contatto di Benatia e dell’agilità di Vazquez. Mi limito a constatare che molti ex arbitri (la maggioranza tra quelli interpellati) hanno spiegato che il fallo era molto dubbio e, comunque, non abbastanza netto da essere fischiato. Perfino alcuni anti-juventini doc (a partire da Diego Armando Maradona) hanno parlato di un regalo al Real Madrid. Quindi, il rigore si poteva dare e non dare ma quelli del “rigore netto” sono netti solo nella loro ossessione anti-bianconera, più o meno consapevole, e dovrebbero farsi delle domande sulla loro professione. Su Repubblica Gianni Mura ha definito quello di Madrid “un rigoretto, puoi darlo o non darlo. Se lo dai in un momento cruciale devi essere proprio sicuro”. Appunto.

2 – L’incertezza del giudizio sul rigore di Madrid, però, è anche la dimostrazione plastica che il VAR non è la soluzione. Se avessimo messo dieci arbitri a guardare e riguardare le immagini alla moviola, un’inquadratura dopo l’altra, in slow motion o a velocità normale, non sarebbero mai stati d’accordo. La prova che le immagini non parlano da sole e che si deve accettare il limite di un uomo che alla fine decide in mezzo secondo, che può sbagliare e che, se sbaglia, lo fa quasi sempre in buona fede. So che la mia è una battaglia isolata e perdente, anche impopolare dopo la maledetta serata di Madrid, ma se il VAR non riesce a sbrogliare le situazioni più difficili e decisive mi chiedo a cosa serva.

3 – Naturalmente mi sono domandato perché Andrea Agnelli quella sera abbia fatto riferimento al VAR. Credo abbia ragionato così: al 93esimo di una partita come quella di Madrid, se l’arbitro avesse avuto il tempo di riflettere, davanti alle immagini, non avrebbe concesso un “rigoretto” e avrebbe lasciato che a decidere il match fossero i supplementari ed, eventualmente, i rigori. È probabile, non ne avremo mai le prove. Il VAR come un secondo parere, uno strumento per dare agli arbitri il tempo di riflettere e ripensare alle proprie decisioni, non di valutare immagini che spesso non parlano da sole.

4 – Ma Agnelli davanti alle telecamere non ha parlato solo di VAR. Richiamando le scelte di Collina, ha di fatto accusato l’arbitro Oliver di essere inadeguato, senza personalità, vittima delle pressioni “ambientali” di uno stadio come il Bernabeu e di una squadra con il blasone del Real. Tradotto, ha detto che la Juve in Europa è una provinciale e che non viene tutelata al pari delle grandi. Insomma, Agnelli ha usato le stesse argomentazioni retoriche che da anni vengono usate in Italia contro la Juve e noi juventini. Non solo: chiedendo la testa di Collina politicamente ha aperto una lotta di potere in Europa, si è fatto paladino delle (piccole) squadre italiane contro le grandi, più ricche e blasonate. Una scelta di campo molto netta, coraggiosa, quasi spericolata.

5 – Di fronte a quelle parole come tifosi non possiamo non farci una domanda: è davvero così? È vero che la Juve è una provinciale in Europa e che gli arbitri tutelano le grandi squadre? Davvero continueremo a perdere perché lassù nessuno ci ama? Personalmente non credo che sia così. Lo dimostrano le nostre due finali in tre anni, ma anche la vittoria della Roma sul Barcellona quest’anno e la nostra dell’anno scorso. E poi, quali sarebbero le grandi? Il Real sì e il Bayern no, ripensando all’arbitraggio dell’anno scorso? E una squadra che può spendere quello che vuole in campagna acquisti come il Manchester City è una outsider o una grande, anche se ha meno titoli del Liverpool? La tesi non mi convince. E non invidio gli amici juventini che proveranno a sostenere di essere vittime delle grandi squadre in Europa e a difendersi dalla stessa accusa in Italia. Il vittimismo non è nel Dna juventino, anche se la maledizione della Champions è difficile da ingoiare e l’Italia ci è sempre più stretta. Lasciamo il piagnisteo agli altri e guardiamo avanti: un giorno tutta la sofferenza accumulata in questi anni in Europa ci sarà utile.

6 – Come spesso avviene, molti giornalisti e commentatori hanno preferito guardare il dito delle parole di Buffon e non la luna di quelle di Andrea Agnelli, hanno scelto di infierire sul capitano e non prendere di petto le accuse del suo presidente. Già, ma questa è un’altra storia.

 

di Giovanni Cocconi – già capo ufficio stampa al Ministero dello Sviluppo Economico (Telecomunicazioni).