Il rientro in squadra di Claudio Marchisio (anche se non ne è mai uscito)

di Claudio Pellecchia |

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Dovessi spiegarvi, concretamente, cosa sia il “tempo di gioco” non saprei che termini usare per rendere al meglio l’idea. Del resto, è uno dei tanti concetti calcistici difficili da esporre ma facilissimi da comprendere, soprattutto quando te li ritrovi davanti. Per questo la miglior definizione possibile per “tempo di gioco” (o, sarebbe meglio dire, della giocata) è Claudio Marchisio.

Rientrava oggi, dopo un infortunio terribile, lo stesso che, purtroppo, sembra aver colpito Alessandro Florenzi (in bocca al lupo). Ma è come se da questa squadra, la “sua” squadra, non fosse mai uscito: palleggio, senso della posizione, la cosa giusta al momento giusto, sempre, per un’ora e spiccioli. E la sensazione di una manovra che fosse il mezzo invece che il fine (e la confusione tra i due concetti è stata causa della confusione in campo di questo primo mese e mezzo di stagione), non calcio champagne, ma calcio pulito, ordinato, essenziale, con qualche nota alta. Proprio come l’attore (tornato) protagonista.

Le differenze con il recentissimo passato sono state evidenti. E se le buone prove del tanto (troppo) vituperato Hernanes contro Dinamo Zagabria ed Empoli avevano lasciato intuire che è quello il ruolo chiave della Juventus 2016/2017, il rientro del plenipotenziario del centrocampo bianconero ha lasciato quella sensazione di “è tutta un’altra storia”: questione di esperienza, attitudine, di tempi di gioco (appunto) di comprensione di quel che accade sul campo a un livello superiore alla media, di read and react come amano dire gli americani. E te ne accorgi quando la palla viaggia da un lato all’altro del campo a una velocità cui non eravamo più abituati e con l’8 lì in mezzo a tenere le redini di una squadra che torna finalmente ad andare al ritmo del suo respiro e del suo passo.

Occhio ad illudersi, però: la partita del rientro fa storia a sé, soggetta com’è all’entusiasmo del ritorno e alla voglia di far bene. Verranno tempi (e avversari) ben più difficili e che faranno sentire tutto il peso dei mesi d’assenza e della condizione ottimale da ritrovare. Ma la Juventus ha di nuovo un cuore, che sembra aver ripreso a battere come al solito. E senza cuore, si sa, saremmo solo macchine.

Bentornato Claudio! Tu e il tuo tempo di gioco.