La Juve che sarà: ricostruzione tecnica del centrocampo

di Juventibus |

di Mattia Demitri

L’addio di Pogba costringe la Juventus ad operare una ristrutturazione tecnica del centrocampo, un reparto che ha cambiato completamente facciata negli ultimi anni e che ora deve fare i conti con la rimozione della sua colonna più possente. Con questa analisi si vuole indagare quali siano in questo momento le necessità tecnico-tattiche della rosa, e i correttivi adottabili per esaudirle. Gli scenari in esame saranno quelli già provati in amichevole, il centrocampo a rombo, o 4-3 e-poi-vediamo, come lo definirebbe Allegri, e il centrocampo a 3 nel 352.

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Immagine 1Il centrocampo a 3 in un modulo come il 352 ha una peculiarità tattica differente rispetto al solito, con la grande densità centrale di uomini e l’assenza di centrocampisti offensivi non è raro che in fase offensiva le mezz’ali siano portate ad aprirsi in posizione di ala. Per questo motivo è ottimale che a interpretare questo ruolo siano giocatori che oltre alle classiche caratteristiche del centrocampista presentino anche doti offensive spiccate: velocità, dribbling, cross e key passes in generale. Asamoah e Marchisio posseggono queste doti, un pezzo da novanta come Khedira invece non sembra tagliato per il compito. Per adottare questo sistema come soluzione principale andrebbe allora integrato il reparto con un giocatore calzante, qualcosa di simile al Giaccherini visto a Torino e in Nazionale, considerando anche che per rivedere in campo Marchisio bisognerà aspettare del tempo, e non è detto che l’infortunio non ne abbia compromesso il dinamismo. Contro il West Ham è stato provato lì Pjaca, nella speranza di poter trovare in lui la versatilità e le caratteristiche perse con Pereyra.

 

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Immagine 1Il centrocampo a rombo della Juve soffriva già la mancanza di una fonte di gioco, un uomo di fosforo e ordine, un regista di ruolo nel primo terzo di campo, e di un uomo che accendesse la luce nell’ultimo terzo. Due giocatori di qualità, fantasia e intelligenza tattica. Esigenze accentuate dalla partenza di Pogba.

Non dovrebbero esserci invece scompensi riguardo al contributo difensivo o alla muscolarità del reparto, viste le caratteristiche delle altre mezz’ali in rosa: Asamoah, Sturaro, Marchisio, Khedira, a cui sembra essersi aggiunto ultimamente Lemina.

Per ora è arrivato Miralem Pjanic, la sua versatilità lo rende impiegabile sia da 10 che da interno, che da metodista, ed è il suo utilizzo il fattore discriminante negli scenari successivi. Con il nostro nuovo numero 5 dietro le punte, si chiude il discorso trequarti, e si apre la questione del regista nei tre dietro. A questo punto le soluzioni sono due: schierarlo come metodista oppure come interno?

Nel nostro specifico caso è da scartare l’idea di un regista alla Xavi, poichè il regista, Pjanic, Khedira e il metodista bloccato costituirebbero un reparto troppo compassato, ricco di qualità ma poco dinamico. Il movimento senza palla frequente e rapido è una condizione necessaria alla creazione di linee di passaggio: se la qualità è il combustibile, il movimento è il comburente che fa divampare la fiamma. Con tanta qualità ma senza ossigeno il rischio è quello di ingolfare la manovra, come successo ad esempio alla nazionale di Prandelli in Brasile, l’Italia dei tre registi che a stento creava occasioni.

Rimane dunque come via privilegiata l’acquisto di un regista che possa giostrare nella posizione di metodista, un giocatore che unisca l’ordine e qualità ad uno spiccato senso tattico e ad un contributo difensivo sufficiente. Uno Xabi Alonso per capirci.

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Assecondando invece Allegri nella scelta di schierare Pjanic da metodista come nelle ultime amichevoli, o spostandolo invece in posizione di interno, interior de posesión, alla Xavi, si risolve il problema del regista e si rende necessario l’acquisto di un 10 sulla trequarti. Un giocatore che dovrà essere più dinamico, più rapido e ficcante nel dribbling rispetto a Miralem, ma non meno creativo e associativo. Il Kakà dei bei tempi al Milan è un profilo che rende l’idea.

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L’obiettivo è mantenere l’equilibrio nelle caratteristiche che servono per far funzionare il meccanismo in campo, con particolare focus sulla velocità della manovra, un fattore decisivo in europa. La velocità, o verticalità, si ottiene soltanto con giocatori che sanno dribblare, passare e attaccare gli spazi in verticale, saltando le linee avversarie: servono qualità, ordine, dinamismo. In quest’ottica la perdita di Pogba, Cuadrado, Morata è un duro colpo per l’equilibrio tattico. Con i soli Pjanic e Higuain la bilancia pende ancora dalla parte sbagliata, e come abbiamo visto prima è necessaria almeno l’integrazione di un nuovo elemento per far quadrare le cose.