Pensare a ricostruire, non alla Champions

di Michael Crisci |

Questo treno è già passato. Negli ultimi 6 anni la Juve si può dire le abbia provate tutte pur di vincere la Champions o di diventare una contender a tempo indeterminato; gli instant team, la stella di prima grandezza, il cambio filosofico. Ci si è andati vicini, ma alla fine la realtà ha invece, purtroppo, relegato la Juve al ruolo che le è sempre stato più affine a livello europeo, quello di outsider. La pandemia ha fatto e farà il resto.

Non è una questione di resa, ma di mere priorità. La Juve, per portare avanti un ciclo straordinario, ha per forza di cose dovuto rinunciare a una ristrutturazione di cui necessitava da molto tempo. Come il burro spalmato su troppo pane, si è pensato sempre all’ora e al subito, e spesso si ha avuto timore di recidere alcuni cordoni ombelicali. Tutto ciò ha spesso portato a scelte illogiche e a inutili sperperi di denaro.

Il triennio europeo fallimentare con Ronaldo (non DI Ronaldo) nel roster è coinciso con l’emergenza Covid e, forse (diciamo a meno di miracoli sportivi) alla fine della lunga serie di scudetti. Non c’è momento migliore per cogliere la palla al balzo e finalmente occuparsi di una ristrutturazione organica per troppo tempo rinviata a data da destinarsi. Come, probabilmente, ci si è già cominciati ad occupare lo scorso settembre (Chiesa, Mckennie, Arthur, Kulusevski).

Nei prossimi mesi non bisognerà più chiedersi se un calciatore (Gosens? Locatelli? De Paul?) possa far fare alla Juve “un salto di qualità in Europa”, ma se un calciatore possa essere adatto alla ricostruzione di un assetto di squadra credibile.

La presenza di Andrea Pirlo, confermatissimo e protettissimo, lascia intuire che il piano progettuale sia pluriennale. L’idea è la stessa che ha guidato il ciclo Conte (ovviamente allenatore molto più formato al tempo), anche se la celerità con cui la Juventus ha conseguito la vittoria dello scudetto, misto al crollo delle milanesi, e al progressivo e spaventoso aumentare del gap negli anni successivi, dove gli avversari più credibili erano realtà medio-alte come Napoli e Roma, farebbe pensare al contrario.

La Juve, per fortuna, ma soprattutto per bravura e per vision, si è fatta trovare al posto giusto al momento giusto, e ha dato vita a qualcosa di difficilmente ripetibile nella storia del calcio italiano ed europeo.

E’ stato bellissimo, ma adesso è tempo di tornare a poggiare mattoni su mattoni, senza preoccuparci delle prospettive immediate, ma guardando più in là. Come siamo stati straordinari nel fare, appunto, prima che questo ciclo clamoroso cominciasse. Se poi Champions dovrà essere, allora Champions sarà. Ma non dovrà più essere una priorità. Non in questo momento.


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