La riconquista della palla e la riconquista della Juve

di Luca Momblano |

Con il secondo cambio di allenatori in due anni (e relativi scudetti), gli imbarazzi delle relative eliminazioni in Champions League, la costante e immanente presenza di Cristiano Ronaldo, con tutto questo il percorso virtuoso della Juventus disegnata nove anni fa dai sogni – poi obiettivi – di Andrea Agnelli prosegue (quasi) intatto. Anzi, prosegue verso il bivio cruciale di questo storico spaccato: per quanto simbolici, i dieci scudetti consecutivi e l’ennesimo assalto alla Maledetta Champions saranno il sottilissimo e tagliente filo sul quale dovrà da subito correre, senza troppo tergiversare, Andrea Pirlo. E come e dove questa Juventus può migliorare non deve limitarsi al singolo fondamentale.

Perché no, non sarà una stagione normale. L’ombra dell’emergenza Covid, la man mano soffocante compressione dei calendari, il percorso a tentativi ed errori e aggiustamenti al quale si dovrà sottoporre lo staff tecnico e, se vogliamo, anche la lotta contro la cabala, elevano ai massimi livelli la pressione su una stagione che potrà dirsi ufficialmente iniziata soltanto quando si chiuderà il mercato. Tutto è traslato, mentre tutti noi ragioniamo semplicemente come fosse un settembre di una volta, ma tutto sarà velocissimo e intenso. Per questo più ancora che la riconquista della palla (che mi viene a pensare: Bentancur deve diventare in fretta Gerrard, McKennie deve scoprirsi tra Desailly e Davids oppure il pezzo mancante in mediana dovrebbe essere come minimo Thomas Partey e come massimo N’Golo Kanté, ma i segnali vanno in altra direzione e allora apriti dibattito), più ancora che il tempo medio nel riaggiudicarsi il possesso, sarà importante la riconquista della Juve: Pirlo è un’iniezione, un vaccino in fase sperimentale, e il corpo squadra dovrà fare il resto. Iniezione che è già oggettiva nelle parole (leggi Chiellini, leggi Rabiot, leggi Arthur e quante ancora ne leggeremo) e che dovrà passare poi ai fatti.

In quanti sognano che Juventus-Sampdoria sia la fotocopia di Juventus-Parma del 2011? E non è una mera questione calcistica, ma del prurito che da tempo non sentivamo più sul palmo delle mani, delle gambe-motrici dei nostri, dei colpi che ci provi e nove volte su dieci ti riescono perché “…adesso gli allenamenti sono un’altra cosa. Eccola, quella fu la riconquista della Juve. Il meccanismo di cui siamo un po’ tutti alla ricerca, nelle nostre differenze di valutazione dei singoli (che scopriremo in qualche modo diverse anche da quelle del nuovo tecnico) e nei nostri desiderata di mercato (a proposito di fotocopie: orrorifico e sinceramente controintuitivo immaginare si possa ripetere la parabola di mercato dell’estate 2019). Perché va detto: ciò che serpeggia all’interno delle mura amiche è che sia un po’ tutto da rifare. Cosa s’intende? Lo spogliatoio? Le briglie tattiche di un calcio anche da parte di Sarri più antico di quanto idealizzato anche dai media? L’autostima di gruppo e in parallelo la solidarietà di gruppo sul campo? I rapporti triangolari proprietà, dirigenza, staff tecnico? Oppure proprio la squadra, e per farlo bisognerà un po’ dissanguarsi, e allora bisognerà in fretta confermarsi i più bravi anche nel player-trading. A Pirlo il parziale compito, tra gli altri, di alzare il voto di alcune delle ultime sessioni (e non soltanto quelle del dopo-Marotta).


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