Ricomincio da tre

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Riccardo Mita

Ricomincio da tre, come il famoso film di Massimo Troisi, di cui fu attore e regista. Lui napoletano doc, si trasferisce (in questa storia) a Firenze, un po’ come mister Sarri, nato a Napoli, poi spintosi in Toscana per le esigenze lavorative della famiglia. Quindi Napoli, il numero 3 e la Toscana. Questa trilogia, a vederla così direbbe ben poco, ma se la andassimo ad analizzare più accuratamente, noteremmo che il momento della Juve forse ne potrebbe esser legato. Il 3 nella tombola napoletana rappresenta la gatta – e quella che ha tra le mani in questo momento l’ex tecnico – tra le varie di Arezzo ed Empoli – è “una bella gatta da pelare”.

Ripartendo dalla finale di Coppa Italia, al di là della sconfitta e della brutta prestazione, abbiamo notato come la squadra allenata da Gattuso abbia cercato in tutti i modi la vittoria fino al 90esimo, cosa che la nostra, invece, non ha nemmeno tentato di fare. Un gioco sterile, fine a se stesso, ma soprattutto una mancanza di cattiveria agonistica. Un appagamento generale, quasi a pensare che le partite si possano vincere senza giocarle. L’unico che ha tenuto in piedi la baracca, fino all’ultimo, è stato l’eterno Buffon. Lui, a 42 anni, e con tutti i trofei che ha alzato, sarebbe stato giustificato a non trovare più motivazioni nel vincere, dato che ha vinto praticamente tutto; invece è stato il protagonista della sera, salvaguardando i pali come ha sempre fatto dal 2001 a oggi. Quando parlo di cattiveria agonistica, e penso in bianconero, mi viene in mente gente come Montero, Davids, Mandžukić, ma anche un protagonista che questi colori ancora li indossa…3 indizi: è nato a Pisa in (TOSCANA), indossa la maglia numero 3 e ha esordito in serie A con la Fiorentina. Facile, stiamo parlando di Giorgio Chiellini.

Il nostro capitano sta mancando molto, non solo per l’apporto tecnico e la concentrazione che mette in gara, elementi che danno sicurezza a tutta la squadra, ma soprattutto per il carattere e l’esperienza. Spesso quello che ci viene rimproverato è la superficialità con la quale vengono affrontate le partite, non si può basare tutto sul gioco, sul tocco, o sugli spunti individuali, c’è anche un elemento mentale, di forza e supremazia che deve essere abbinato al resto. La Juve – nel suo DNA – ha sempre avuto l’obiettivo di non mollare fino alla fine, come recita anche il nostro motto; ad oggi, invece, pare che questo non sia più un diktat dei nostri calciatori.

Un giocatore come Chiellini è fondamentale; è uno dei senatori, il capitano e soprattutto uno che non molla mai, uno che ci mette la cazzimma, come direbbero a Napoli. Mister Allegri (a proposito di Toscana), non a caso, ha sempre esaltato giocatori come Chiellini e Mandžukić? Perché? Perché sapeva che erano i veri leader, giocatori che sanno farsi sentire, che non lasciano il campo se non hanno dato tutto. Nella finale di Napoli, invece, si è rivista questa mancanza, sia tra i titolari che tra le riserve. Ronaldo non è ancora tornato dalla quarantena, Pjanic spesso è fuori dal gioco, Dybala non si capisce se debba fare l’attaccante o il trequartista, e nessuno che provi a tirare in porta. Parlando poi dei subentrati, oltre a Danilo che ha sbagliato il rigore – cosa che può capitare a chiunque nel calcio e nessuno può dargliene una colpa – il giocatore che ha sofferto di più l’ingresso è stato Bernardeschi.

Federico, maglia numero 3 3, toscano ed ex viola. Quest’anno non riesce davvero a far bene. Uno – che a parer mio – rimane tra i migliori talenti in Europa, pare stia seguendo le orme di Morfeo. In questo caso non parlo per le dormite in campo, ma di un altro Morfeo, Domenico; l’ex giocatore tra le varie di Atalanta, Parma e Fiorentina. Un calciatore che ogni volta strappato il pass dei grandi club, non è mai riuscito a convincere; mentre al contrario, quando indossava maglie di piazze meno impegnative dava il meglio, facendosi notare come uno dei talenti più puri di quegli anni. Fosse analogo il caso di Bernardeschi? Forse questa non è davvero la squadra adatta a lui? Speriamo di no.

L’ultimo aspetto di questa analisi incrociata alla trilogia Napoli – Firenze – 3 riguarda il centrocampo. Questo, forse, è l’aspetto più preoccupante, i 3 attori che lo compongono non convincono, oppure lo fanno parzialmente. Pjanic, come già detto prima, regala prove a intermittenza e spesso non riesce a far cambiare passo alla squadra, nonostante sia l’unico con le caratteristiche per farlo, il solo tra i nostri dotato di piedi educati e visione di gioco. Il bosniaco però sta ripercorrendo un po’ quell’altalena di prestazioni che anche a Roma gli venivano criticate. Matuidi, il campione del mondo, sicuramente ha un curriculum di tutto rispetto, ma oltre all’aspetto dell’agonismo e della corsa non riesce a dare di più.

Un conto è avere accanto Pogba e Kantè, un conto è non averli ed è qui che si notano le mancanze. Infine Rodrigo Bentancur, il nostro numero 3 0, il futuro, il giocatore a cui affideremo le chiavi del centrocampo, ma al momento – almeno secondo me – gira ancora col foglio rosa. Pensare che lui possa essere la medicina del nostro reparto mediano è un errore e soprattutto pericoloso per l’uruguaiano. Rodrigo ha tante qualità, ma anche tanti limiti che deve superare, questo processo deve essere naturale e completato da giocatori che devono farlo crescere. Detto ciò, il primo post it che Paratici dovrà staccare sarà quello con segnati gli obiettivi a centrocampo. Innanzitutto alzare la qualità: trovare un palleggiatore di livello, e credo che un Tonali, seppur giovane e proveniente da una squadra che non lotta ai vertici come la Juve, possa comunque rappresentare un valore aggiunto. I dubbi sulla giovane età e le aspettative immediate sono leciti, ma data la scarsità di certi tipi di giocatori e soprattutto il ricordo del caso Verratti, un investimento in tal senso lo azzarderei, mettendo nel cassetto le incertezze, e superando la concorrenza di Inter e Roma.

Successivamente scovare un calciatore che sappia integrare la corsa agli inserimenti – qui un utopia – mai il target sarebbe quello giusto, e mi riferisco a Radja Nainggolan. L’ex inter, ora al Cagliari, avrebbe tutte le caratteristiche, nonché quella grinta che ci servirebbe come il pane, ma in questo caso l’operazione è praticamente irrealizzabile. Quindi, per concludere e riprendere il bel fim di Troisi, bisognerebbe ricominciare da 3: da Chiellini, il nostro passato, presente e futuro. Dalla Toscana dando ancora fiducia a Bernardeschi e a Sarri, così come al resto della rosa che ci dato tante soddisfazioni in questi anni, e da Napoli; la sconfitta in finale deve essere filtrata per prendere gli elementi positivi, ritirare fuori la voglia di vincere e metterci carattere per le prossime prestazioni; soprattutto per continuare a sognare negli obiettivi futuri rimasti, ma soprattutto segnare per raggiungerli.


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