SOS Juve, alla ricerca di una soluzione

di Nevio Capella |

Sarà che questa juventus manderebbe in analisi gli psichiatri, ma a distanza di poche ore dal disastro bianconero in terra di Francia, noto che la maggior parte dei tentativi di trovare il perché di questa debacle lenta e progressiva dell’ultimo mese e il sunto delle dichiarazioni a caldo di Sarri, conducono quasi unicamente al seguente concetto, abbastanza banale: “La squadra non segue l’allenatore”.

Detto che vorrei sapere se davvero esistono dei professionisti (del livello dei nostri giocatori, s’intende) così autolesionisti da rovinare una stagione, il loro curriculum e l’immagine di chi li paga pur di osteggiare un’idea che non condividono, la riflessione in merito che ho fatto questa mattina al risveglio è stata “molto semplice”.
La storia ci insegna che in una società del livello a cui da qualche anno pensiamo di essere tornati ad appartenere, nel momento in cui risultasse chiaro che tra lo spogliatoio e l’allenatore ci sia una distanza tale da giustificare l’assioma del mister “non seguito”, la soluzione dei problemi applicata sarebbe sempre la stessa.

Parliamoci chiaro, abbiamo trascorso il primo quadrimestre del nuovo ciclo ad aspettare pazientemente come era normale che fosse, pur constatando alcuni limiti e contraddizioni abbastanza tangibili, e se la prima metà di gennaio ci ha illuso di aver trovato la via giusta, il bivio di Napoli a fine mese ha segnato l’inizio di un costante peggioramento della situazione.
Un’involuzione generale che trova conferma nei numeri, come le 3 sconfitte nelle ultime 5 trasferte, le sole 3 partite su 12 ufficiali del 2020 chiuse senza subire reti, i diversi tempi di gioco chiusi senza mai tirare in porta, con l’apice toccato ieri sera quando gli zero tiri nello specchio hanno riguardato l’intero match.

Sottolineo che ad oggi non solo rigetto l’idea che la risposta alle nostre domande sia da cercare nella squadra che non segue l’allenatore, ma credo che non sia ancora venuto insindacabilmente il tempo di sollevare lo stesso dal suo incarico, tuttavia non riesco a trovare cure diverse ad una malattia che, se fosse effettivamente quella diagnosticata, rivelerebbe comunque un strada intrapresa con scarsissime possibilità di tornare indietro, con l’aggravante del tempo che continua a passare.
Che poi se da un lato il tempo non è più dalla nostra parte, dall’altro l’evidenza parla di una squadra ancora pienamente in corsa su tre traguardi, con una posizione di vantaggio in coppa Italia e soprattutto in campionato in cui il calendario offre a stretto giro, ma paradossalmente nel momento peggiore, la possibilità di ridurre a una la concorrente per la volata finale, al netto del raccapriccio che suscita in me il solo lontano pensiero di essere eliminati dalla squadra attualmente ottava in classifica nel campionato francese.

Provo a pensare a situazioni complicate come la nostra attuale a parità di grandi club e di un quadro generale assolutamente non compromesso, e mi vengono in mente Benitez al Real Madrid, Ancelotti al Bayern Monaco, fino ad arrivare a Valverde al Barcellona, storia di pochi mesi fa, senza citare il celebre esempio di Villas Boas sostituito a cavallo degli ottavi di finale con Di Matteo che poi vinse la coppa, perché entriamo nel campo di una casualità pari a quella di una stella cometa.

In sostanza la palla è tutta nelle mani di Sarri, in conformità al ruolo che ricopre e allo stipendio corrisposto, perché se un medico scopre che i farmaci somministrati al paziente non danno gli effetti sperati, cambia terapia velocemente, prima che sia troppo tardi.


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