Se resta Allegri… è molto semplice

di Vittorio Aversano |

Nell’isteria collettiva che anima i social (benedetti o maledetti social, che danno voce davvero a chiunque, dai più ai meno livorosi, ma comunque sopra le righe), un occhio attento sa cogliere ciò che il tifoso o il simpatizzante bianconero, occasionale e non, genuino o fake, vuole intendere con la propria critica, espressa nei modi e con le forme più variegate. Il nodo cruciale di questi giorni NON è più l’uscita prematura dalla Champions League; NON è più l’eventualità che Ronaldo sia o meno felice a Torino; NON è più (tantomeno, non sia mai!) l’ottavo scudetto di fila vinto con cinque giornate di anticipo che, anzi, non va nemmeno festeggiato, perché come si fa a essere contenti o almeno soddisfatti di aver prevalso su rivali così meno attrezzate? Non si può. Anzi, quasi non si deve, come se godere del massimo trofeo nazionale fosse una vergogna e ci facesse sentire allo stesso livello di “quelli lì”, che non vincono da un secolo e per loro sarebbe manna dal cielo.

Noi vogliamo la Champions, qualsiasi cosa sia. E non ce ne frega nulla che non sia semplice vincerla, anche se poi sappiamo che ci sono altrettante squadre attrezzate come e più di noi. Qualcuno dice che non è garantita nemmeno se si ha Ronaldo in squadra? Beh, in effetti, a che serve Ronaldo, se non ci sono altrettanti campioni ad accompagnarlo? Ed ecco che torna di attualità il tema mercato, la crescita a zero, il budget risicato e tout se tient. Facciamo le nozze con i fichi secchi: Ronaldo con De Sciglio.

Ah, ma no, vero, è un problema di allenatore, perché questo qui non è in grado di valorizzare nessuno, anzi, svaluta i giocatori, li rompe muscolarmente e subiamo contro chiunque, salvo poi “sfangarla” in qualsiasi modo, senza ovviamente divertirci perché il calcio non è questo, è intrattenimento, è la maglietta venduta del tuo campione preferito che ti fa sentire orgoglioso, è la grande giocata su calcio da fermo o al volo, la grande azione in velocità che gli altri non capiscono nemmeno che tir li abbia investiti. Anche per me è tutto questo. Anche io non mi emoziono guardando la Juventus dell’ultimo anno, se non ricordandomi che è la Juventus e, quando vedo quelle strisce lì, a stento guardo chi siede in panchina; ma tant’è, di strisce l’anno prossimo non ne avremo molte, anzi nessuna.

Sembra quasi di essere tornati a quando ci sentivamo “sfigati” nel non competere per lo scudetto a causa dei danni subiti da Calciopoli, mentre ora ci sentiamo “sfigati” rispetto alle grandi d’Europa. Anzi, anche quelle meno grandi, come l’Ajax, che pure ha il doppio delle nostre Coppe dei Campioni e, quindi, tanto piccola non è. Non sappiamo bene neanche noi se vogliamo vincerla con il gioco o vincerla e basta e, a seconda del caso, se ne veniamo eliminati anzitempo (ognuno stabilisce quale sia il turno più accettabile), ce la prendiamo con l’assenza di schemi, con gli infortuni, con il tecnico, con quello o quei giocatori, con la sfiga, dimenticando forse che noi, di Champions, ne abbiamo vinte solo due (e lasciamo perdere il “come”), perché la nostra tradizione è sostanzialmente italiana, perché la proprietà è sempre quella ab initio e questo, nel bene o nel male, torna pure a nostro vantaggio, mi pare. “Qualcuno” lo chiamerebbe “DNA”.

E allora, tra il derby semi-deserto, la maglia che non piace, il gioco che latita, lo spettacolo deprimente, il DNA, l’ossessione da UCL o come chiamarla, cosa si salverà della Juventus che verrà, se resta Allegri? O, meglio, se restasse questo Allegri “qui”, quello del libro, del “calcio è semplice” e altri dogmi, senza apportare alcun correttivo. Partendo da questa premessa (ad oggi, l’unica ufficiale), non c’è molto da immaginare su quello che potrebbe accadere:

  • Calo di ascolti su Sky e disdetta a ripetizione di DAZN. Chi vorrebbe litigare con il proprio partner (o rinunciare a fare altro) per guardare l’ennesima, estenuante Brescia-Juventus di sabato alle 20:30, magari risolta all’ultimo da un casuale gol di Khedira? O Dybala che non ne becca una?
  • Calo di abbonamenti e altre forme di membership per la Juventus. Lo scenario del derby, amplificato (immagino come si sarà sentito Ronaldo a vedere gli spalti bianchi e neri venerdì scorso: ma come, non vengono nemmeno per vedere me?).
  • Calo di vendita delle divise di gioco, per giunta nel secondo anno di Ronaldo (ma come: non vendono nemmeno la mia maglietta?).
  • Solito record di infortuni.
  • Solite polemiche su giocatori, ruoli, schemi, etc.
  • Solite dichiarazioni mediatiche del tecnico in cui, verosimilmente, nega l’evidenza, tra il fintamente divertito e il sicuramente permaloso.

Nulla di nuovo, insomma, senonché questo produrrebbe, al secondo o terzo anno di stallo, una progressiva catastrofe economica e sportiva.

E se Allegri, invece, restasse, ma cambiando? Ne è capace? Proviamo per un istante a credere a questa eventualità. A me Allegri si ritiene abbastanza self-confident da dire a se stesso: “Posso giocare in tutti i modi del mondo”. Forse l’ha anche detta, o qualcosa di molto vicino, tanto da porsi come guru della sfera a scacchi. Ovviamente, dovrà poi vincere. E in un modo diverso, se non opposto, al suo credo, quello delle “32 regole”. Ma state pure certi che, qualora non dovesse vincere nemmeno il 50% dei trofei, si darebbe una pacca sulla spalla, difendendo il proprio operato attraverso la vittoria stessa, in caso di vittoria e, in caso contrario, con la dimostrazione che gli schemi non risolvono nulla.

Questo è: l’uno o l’altro scenario. Tutto sta nel capire se noi tifosi siamo pronti o meno a correre il rischio. Non tanto che rimanga lui, perché alla fine non è mica una questione personale (anche se, dai toni, sembra che per qualcuno lo sia diventata, ed è francamente assurdo) e perché tifiamo la Juve, non questo o quello. Il rischio che corriamo è di smettere di guardare la Juve oppure guardarla comunque, comprare la maglia, andare allo Stadium, anche se c’è Allegri, anche se non ci divertiamo o, peggio, ne restiamo disgustati. Io credo che nessun vero tifoso sia in grado di restare senza Juventus e credo che anche alla Continassa, ai piani alti, qualcuno la pensi così e confidi anche nella nostra lealtà per le scelte da intraprendere. E poi c’è il rischio di non vincere nulla: siamo pronti a questo? Con o senza Allegri? Sento anche dire che sia meglio uno o due anni senza vittorie (come se le vittorie o le sconfitte si potessero pianificare scientificamente), purché guardare giocare la Juve non sia un supplizio.

Quale che sarà l’epilogo delle vicenda, mi auguro che ci ricorderemo che non siamo tifosi da bar, bensì un’élite abituata alle vittorie: quando ammiriamo la cultura europea, cerchiamo di essere i primi a “scimmiottarla” (cit.). Anche perché la caratteristica tipica della Juve è non deprimersi nella sconfitta e non esaltarsi troppo nelle vittorie. Dovremmo avere più misura anche nel valutare un allenatore che, per quanto possa non piacere, comunque il suo l’ha fatto. Con massima fiducia, soprattutto, nella proprietà e nella società perché, se oggi ci viene chiesto di “dominare in Europa” (cit.), è grazie a loro.