Tutti “colpevoli” e nessuno “responsabile”

di Mauro Bortone |

Bonucci

La delusione e l’amarezza dell’ennesima eliminazione anzitempo dalla Champions hanno innescato, come era logico aspettarsi, una riflessione dentro il mondo Juve sulla squadra e sul progetto tecnico affidato ad Andrea Pirlo.

E, come avvenuto nelle precedenti stagioni conclusesi con una campagna europea al ribasso, è necessario giudicare limiti, errori e individuare le responsabilità. Evitando, però, tre pericoli: 1) un processo sommario dentro una stagione certamente segnata dal risultato col Porto ma non ancora conclusa, dove qualche obiettivo ancora resta; 2) non risolvere tutto con una caccia scriteriata all’uomo, dove attribuire al singolo colpe che sono più equamente distribuite; 3) d’altra parte non pensare che la colpa sia di tutti indistintamente, perché equivarrebbe al netto delle valutazioni a generalizzare finendo per non trovare le vere responsabilità.

Se si scorrono velocemente i giudizi dati nelle ultime ore (alcuni sedimentati da tempo) si leggono infatti analisi in netta contraddizione tra loro: “Paratici, Nedved, Agnelli, Pirlo out”, “Ronaldo impresentabile: via”, “Ancora Bonucci e Chiellini? Dentro De Ligt e Demiral”, “Demiral sopravvalutato: ma che rigore ha fatto?”, “Bentancur è un brocco”, “Ramsey cammina: ci manca Bentancur”, “Dybala va ceduto”, “Però a noi manca Dybala da 4 mesi”, “Szczesny è un portiere?”, “Non voglio più vedere Alex Sandro e Rabiot”, “Chiesa strapagato”, “Meno male che abbiamo Chiesa”, “Era meglio Sarri”, “Era meglio Allegri”, “Dovevamo riprendere Mandzukic”, “Serrapivono i giovani”, “Kulusevski non è da Juve”.

Il quadro che si evince è che, stando alle richieste di molti, si vuole: 1) una Juve libera dai senatori, giovane, salvo poi ritenere i giovani in rosa inadatti al progetto; 2) un cambio di allenatore in panchina, il quarto in quattro stagioni non escludendo il ritorno di tecnici di cui precedentemente si è chiesta la testa; 3) la cessione a occhio e croce di una decina di calciatori, alcuni con stipendi particolarmente onerosi, nella convinzione, peraltro, che sia un giochino metterli sul mercato e trovarne di migliori senza dissanguare le già precarie casse societarie; 4) il cambio totale della dirigenza sportiva; 5) il cambio della presidenza. In buona sostanza, visto che l’Inter si sta trasformando in una specie di “Juve B”, di trasformare la Juve nell’Inter.

Le responsabilità ci sono, sia chiaro, ma vanno individuate con lucidità per poter trovare la soluzione più adeguata che dia un senso al progetto di rinnovamento, già iniziato: certamente la società ha delle colpe nella gestione Sarri prima (tecnico scelto non troppo convintamente e non supportato) e poi nella scelta di Pirlo (tecnico fin troppo supportato ma che ha i tratti della scommessa e le scommesse, si sa, si possono vincere o perdere); c’è un errore nella costruzione del centrocampo dentro l’era Ronaldo, fatta sull’idea di risparmio (in cui però pesano ingaggi importanti) e su caratteristiche tecniche che mal si conciliano a discapito di una qualità; c’è l’interruzione di un processo di crescita, tratto distintivo della Juve, per abdicare all’idea di affidarsi alle prestazioni di un solo calciatore col risultato che dietro al singolo c’è stato spesso il deserto e che, quando le cose non girano bene, ci lamentiamo che il singolo sembri giocare da solo.

E ancora una gestione della rosa che comporta una riflessione sul perché elementi chiave della squadra accusino problemi fisici nei momenti chiave di ogni stagione. Non è demolendo ogni cosa che ne usciremo, ma con un’analisi attenta delle criticità, che vada oltre la reazione di pancia, per individuare soluzioni efficaci che riconsegnino una squadra più coerente tra le sue potenzialità e la resa in campo.