Renato Sanches è tutto sbagliato (nelle categorie di Allegri)

di Luca Momblano |

Di fronte a tutta una serie di sospiri di incredula protesta per la trattativa Milan-Bayern volta all’acquisizione da parte dei rossoneri (con qualsiasi strana formula) del giovane portoghese Renato Sanches, urge principalmente un ragionamento di carattere tecnico.

Il lato finanziario è presto detto: la Juventus di Marotta non “vede” un impegno da 40 milioni (con qualsiasi strana formula) per un ’97 che ha un cosiddetto “buco” alle spalle, così come più in generale non “vede” ingaggi che superino il milione di euro per calciatori under 20.
Detto e specificato anche che il seguente quadretto è riferito a valutazioni di carattere assoluto, e quindi con un enorme difetto una volta proiettate sul terribile realismo a cui il calcio costringe allenatori e tifosi, Renato Sanches si infila esattamente dentro l’identikit del non-centrocampista di Allegri.

Da cosa nasce questo giudizio, da osservatore, così netto? Da un’idea personale di chi scrive, costruita in tre anni di esperienza dietro a guida tecnica e nei continui tentativi nel tradurre le parole, forse non così banali anche se a volte apparentemente contraddittorie. Non che il mercato lo decida 100/100 Allegri, ma il suo peso è naturalmente aumentato dalla forza dei contratti e dalla sequenza dei risultati.
Quindi: chi sono i centrocampisti che potremmo definire primari secondo il mister?
Arrivo a dire che se ne possono configurare due specie, il cui distillato può (a suo parere) produrre il reparto perfetto sia negli incastri sia nel rendimento globale.

1 – Il centrocampista buono in quanto tale. Il parametro risiede nel mantenimento della palla, dunque nella tecnica individuale di controllo/gestione/ragione. Pjanic è uno di questi, il migliore in questa Juve anche se non il migliore in assoluto.

2 – Il centrocampista tattico in quanto intelligente. E qui serve uscire subito dall’equivoco: tattico non vuol dire fisico. La centralità del Van Bommel rossonero non stava nella forza (in senso stretto) del giocatore, bensì nel valore proiettato sulla squadra. Cioè nel produrre, grazie alla sagacia e alle intuizioni tattico/posizionali, una catena di benefici nelle due fasi e in generale a lavoro di quasi tutti i compagni in campo. Khedira, diverso e invero mai provato da perno stabile per l’equilibrio anche difensivo, rientra clamorosamente dentro questa categoria.

Non è quindi dove giocano, la discriminante di Allegri. Ma come giocano. Cosa propongono e garantiscono i centrocampisti nelle loro caratteristiche primarie.

Torniamo quindi ai nomi alla ribalta sul mercato. Partendo proprio dal non-mercato bianconero su Renato Sanches, giocatore che comunque avrebbe ancora molto da dimostrare: il portoghese è, forse, della terza specie, neppure ibridata con le due a cui guarda Allegri. Cioè la specie di coloro che hanno bisogno di essere attratti dalla palla, che hanno bisogno del guinzaglio sciolto. Magari un grande centrocampista, ma un uomo del disordine. Vidal finì in trequarti, Boateng lo stesso come ci sarebbe finito Nainggolan. È il tentativo, riuscito alla Roma con Spalletti, di portare il disordine nella zona meno intelligente del campo, quella dove il disordine di livello assoluto può diventare disordine grave per l’avversario. Dietro, però, ragionandola da allenatori, resto con una formazione configurata. E, forse, anche un Davids avrebbe avuto problemi (ragionando su puri ideali). Così come li ebbe con Capello, relegato in fascia al netto delle grane di spogliatoio come un Lemina qualunque (altro giocatore che ha bisogno di seguire i propri sentimenti calcistici piuttosto che anche solo eseguire un compito sulla carta elementare).

E allora facciamola, per chiudere giocando, la carrellata finale sui nomi che circolano in base alle due specie di cui sopra:
Matuidi è forse solo una discreta dose della seconda.
Emre Can è principalmente la seconda.
Matic è la seconda all’ennesima potenza con qualche pennellata della prima.
Verratti è la prima top level che segue un corso per avere sostanza sulla seconda.
Rakitic è soltanto più la prima, imborghesito sulla seconda.

Tutti gli altri incastrateli voi.
La guida adesso è fatta, e sarà più facile (a tempo debito, quando sarà tutto fatto per citare Marotta) capire la genesi della scelta.
Ci siamo intesi, no?