La regina delle fake news: i media juventini

L’interminabile pausa per la Nazionale, con i mille approfondimenti su qualunque respiro di Ronaldo – da un lato – e il coming out del Corriere dello sport con il titolone in prima pagina “Forza, Antijuve!” – dall’altro -, ripropone l’annosa questione del rapporto tra i media e la Juventus.

Tema da noi trattato pressoché settimanalmente ma che necessita di un approfondimento e chiarimento, se non altro per smentire (deridere, anzi) la regina delle fake news: i media juventini.

Partendo però da un dato reale, inconfutabile: si parla molto più di Juventus che di altre squadre. E’ così, non c’è dubbio: rappresentiamo il tema centrale di ogni discussione nel calcio italiano, soprattutto in anni come questi appena vissuti, di incontrastato dominio calcistico.

 

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Ora, due domande: come mai se ne parla così tanto? E soprattutto, il fatto che se ne parli così tanto è il segnale di una simpatia nei confronti della Juve?

 

Da tempo si confrontano due tesi evidentemente inconciliabili tra loro, portate avanti con totale convinzione dalle due “fazioni”:

a) la prima è che gli organi di informazione siano servili nei confronti della squadra più tifata, più potente, “sponsor degli arbitri” e “padrona di Sky” (ci vuole sempre qualche micro fake news per ingigantire e dare solidità alla macro fake news): “parlano sempre di voi, non lo vedete? Ronaldo qua, Ronaldo là… E Vialli? E Mauro? E Marocchi? E la D’Amico?” (ovviamente in questi casi si dimentica la mitica coppia Caressa-Bergomi, assegnata da 20 anni alle partite principali e altre decine di professionisti di Sky ben lontani dall’essere juventini); chi la pensa così ci guarda amareggiato chiudendo con un rassegnato: “dai, se negate pure questo…”;

 

b) la seconda, opposta e condivisa da moltissimi tifosi bianconeri, è che gli organi di informazione siano al contrario in gran parte ostili alla Juventus. Siccome è anche la mia tesi, provo a spiegarla in breve: alla base delle scelte dei media ci sono chiare ragioni di tifo degli addetti ai lavori e altre – ben più rilevanti – di mero calcolo. Fingiamo di essere alle elezioni politiche, con un sistema maggioritario a doppio turno (quello dei sindaci, per capirci, con il ballottaggio): se è vero che gli juventini sono infatti maggioranza relativa, e dunque arriveranno certamente in chiaro vantaggio all’esito del primo turno, conquistando per esempio il 25% dei voti, potete stare certi che al ballottaggio l’avversario, chiunque esso sia, stravincerà la competizione elettorale, in quanto raccoglierà le preferenze rimanenti di tutte le altre tifoserie sconfitte al primo turno. Se foste un qualunque mezzo di comunicazione, dunque, cerchereste di strizzare l’occhio al 25% o al restante 75%? A ciò si aggiunga, quanto al tifo degli addetti ai lavori, un dato logistico di difficile contestazione: la stragrande maggioranza dei media italiani è collocata tra Roma e Milano, città in cui la Juve è sì molto tifata ma soprattutto, come dire, vista con discreta diffidenza; anche per questo, per esempio, qualche lingua malevola insinua che in Rai ci sarebbe perfino qualche tifoso romanista.

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Va bene, basta con la teoria, tanto le due tesi si conoscono già.

Se alla prima domanda (“come mai se ne parla così tanto?”) abbiamo già risposto, non potendo dubitarsi che la Juve sia di gran lunga la squadra più amata e più detestata, facendo dunque sempre notizia, tocca ora rispondere alla seconda: il fatto che si parli molto di una squadra è di per sé un segnale di vicinanza, empatia o ammiccamento nei confronti dei suoi tifosi?

La risposta è ovviamente no e e qui arriviamo finalmente agli esempi pratici.

In queste settimane ricevo molti messaggi di tifosi avversari che mi segnalano irritati questa attenzione maniacale verso Ronaldo, se fa tanti tiri, colazione, palestra, la prima cena italiana, Ronaldo al top, Ronaldo 5.5, flop Ronaldo, Ronaldo non segna, Ronaldo non va d’accordo con i compagni, Ronaldo come esempio per tutti. “E hai pure il coraggio di dire che i media non sono juventini…“. Ovvio: pensate davvero che tra tifosi juventini si dibatta di queste questioni? Che qualcuno lo ritenga già al top o, peggio ancora, un flop, o sia interessato a cosa mangi a colazione? Siamo tutti tranquillissimi, nessuno ritiene di avere visto il meglio, non ci importa nulla di cosa faccia fuori dal campo: gli articoli sui tantissimi tiri o sulla sua palestra ci interessano zero. La Juve fa notizia, Ronaldo fa notizia, allora parlano e scrivono di loro, sperando di vendere di più. Dubito ci riescano, considerato che non conosco mezzo tifoso interessato a questo racconto minuto per minuto della vita di Cristiano.

 

Altro esempio: i tanti “Juve imbattibile”, “Juve c’è aria di triplete” (un classico da febbraio in poi della Gazza, già sviscerato in questo sito), “all in Juve”, “non c’è l’AntiJuve!”.

Apparentemente si tratta di titoli che ammiccano allo juventino e anche qui sono molteplici i “vedi come vi esaltano, mentre tu dici che ce l’hanno con voi?”. Vale lo stesso discorso: credete davvero che un tifoso bianconero sia eccitato perché la Gazzetta pronostica vittorie semplici ovunque, quando per esempio in Champions ai quarti sono ancora in ballo Real, Bayern, Barcellona e di certo non siamo i favoriti? Ancora più a monte: credete davvero che esista uno juventino che sogni il fantomatico “triplete”, piuttosto che la tanto agognata Champions League pure senza Coppa Italia?

E così potremmo fare mille esempi: se è, come sostengono in tanti, un tentativo di ammiccare al tifoso juventino, è quantomeno goffo. Fatto da chi gli juventini li conosce così e così: personalmente, tutti questi titoli entusiastici sulla palestra di Ronaldo o sul “triplete” ormai conquistato (sennò è fallimento, si intende), al più mi fanno passare la voglia di comprare quel giornale.

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In tutta risposta, diversi interisti, a dimostrazione del fatto che la Gazzetta non abbia in simpatia la loro squadra, citano il titolo post tracollo casalingo contro il Beer Sheva: “Inter ma non ti vergogni?”. Titolo molto duro, direi perfino durissimo. Eppure, qui, la Gazzetta, ben più esperta di umori nerazzurri, aveva colto appieno il mood della maggioranza di loro, convinta che l’Inter meritasse molto più di quello scempio visto la sera prima. Mentre gli interisti avrebbero urlato davvero “vergognatevi” ai propri giocatori, nessuno juventino è minimamente entusiasta del record di tiri di Ronaldo (“al top” perché ha tirato più di tutti senza fare un gol). Come è facile constatare, a dispetto dell’apparenza, in un caso si esprime il sentimento dei tifosi; nell’altro, no.

Stesso discorso per quanto riguarda lo zio Bergomi, che alcuni nerazzurri, dimostrando un apprezzabile coraggio, sostengono non li tratti con riguardo: ebbene, quando lo zio si indigna definendo il primo tempo di Joao Mario “imbarazzante! Quello che ho visto adesso non lo voglio mai vedere”, si infuria esattamente come faccio io all’ennesimo cross sbagliato di un nostro terzino, e  perde l’aplomb da commentatore distaccato. Commentando la Juventus, invece, lo Zio raramente “insulta” un giocatore, non ne avrebbe motivo. Più spesso, però, ha qualche dubbio arbitrale e allora “Fabio, la voglio rivedere“, diventato ormai linguaggio di uso corrente quantomeno tra gli juventini.

 

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Tuttavia, lo riconosco, sono sottigliezze, e rischiamo di confonderci.

Qual è, dunque, il modo per comprendere se i media sono morbidi o duri verso una squadra? Se le sono amici o meno?

Lo scopriamo da quanto ne parlano? Come detto, proprio no.

Conta quanto venga esaltata la Juventus in questi anni?

Ovviamente no, visto che sette scudetti e quattro coppe Italia di fila, oltre a vari eccellenti percorsi europei, forse li rivedremo tra cento anni; è semmai bizzarro che sia talvolta circondata da scetticismo e che ci siano giornalisti costantemente tesi a sminuirla, non certo che venga frequentemente e pubblicamente ammirata e presa come esempio. Del resto, l’Italia è l’unico Paese al mondo in cui di diversi giornalisti sappiamo quale squadra detestino ma non quale tifino: sono noti per essere antijuventini, seguiti esclusivamente per questo motivo da tifosi di squadre diverse, uniti solo da quel minimo comune denominatore.

E non è un caso se, invece, la grandissima parte di noi non ha mai avuto nulla da ridire sulla professionalità di giornalisti tutto fuorché bianconeri, quali per esempio Cucchi, Condò, De Bellis e diversi altri, che non hanno fatto dell’antijuventintà una loro bandiera.

 

Quindi, che in questi anni si parli tanto della Juve e se ne parli spesso benissimo è non solo normale, ma perfino inevitabile, al netto della frustrazione che non permette di comprendere questa banalità a moltissimi tifosi avversari.

 

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E allora, come si capisce se i media si comportano in modo amichevole o meno verso una società? Se davvero vanno incontro agli umori dei suoi tifosi o meno?

Ognuno può scegliere i suoi criteri, per me ne esiste uno: come vengono affrontati, enfatizzati, sminuiti o azzerati i veleni intorno a quella squadra.

Calciopoli è stato un esempio devastante, in questo senso: dall’iniziale indignazione e pronostico di serie B perché “non si parla con i designatori” (ben prima di schede svizzere e compagnia) o addirittura titoloni per gli approcci del figlio di Moggi con qualche presentatrice, si è passati anni dopo al silenzio assoluto rotto solo da Tuttosport e da qualche meritoria trasmissione locale (su Telelombardia e Radio Radio), quando i colloqui con i designatori e arbitri riguardavano altre squadre inizialmente immacolate. “I toni erano diversi, i contenuti erano diversi, ci sono le sentenze, negazionista”, tutto quello che volete, lungi da me riaprire la questione, ma questi sono i dati di fatto: una telefonata con un designatore nel 2006 valeva una prima pagina indignata, pochi anni dopo finiva nelle brevissime con mille “se” e altrettanti “ma”, anche quando si parlava di fasce, di “score” deludenti con la propria squadra o di arbitri da non sorteggiare.

Prima ancora, la preparazione a quell’estate era stata compiuta con il celebre titolo della Gazzetta a tutta pagina “Così non si può!” per un fuorigioco di Del Piero in uno Juve-Udinese del febbraio 2006, ripetuto poi in modo simile per altre partite dei bianconeri. Come a dire: siamo esausti, rubacchiate pure ma non in modo così sfacciato, dai. Ovviamente, titoli così per altre squadre su quel giornale non li abbiamo mai visti, anche per errori decisamente più clamorosi (“Un Maicon è di troppo”, titolò ben più placidamente la rosea dopo il famoso gol decisivo del brasiliano a Siena con mezza squadra in fuorigioco di un metro).

 

Negli anni, gli esempi sono molteplici: le polemiche sulla Juventus cavalcate da diversi media vanno dallo stadio a un passo dal crollo a problemi relativi a bilanci e mancati accantonamenti (il Fatto solo un anno fa ci annunciava sventure irreparabili), immaginifiche squalifiche di anni per Agnelli, perfino riferimenti al logo copiato (!), flop di giocatori appena comprati e così via.

 

Per restare solo alle ultimissime settimane, un esempio spiega bene tutto questo.

Come noto, ahinoi, sono state ormai sdoganate anche dai media nazionali le tragicomiche discussioni nate nei bar sulle squadre che si scanserebbero, tanto che l’anno scorso alla Domenica Sportiva un professionista come Cucchi si è indignato per le chiacchiere sulla formazione annunciata da Gasperini in uno Juve-Atalanta poi non disputato per neve. In un memorabile articolo capolavoro su Il Fatto Quotidiano, il Vendemiale scriveva che “al momento della consegna delle formazioni ufficiali, in tanti hanno pensato ad un errore, o di essersi confusi. Quella degli ospiti sembrava la distinta della panchina” e quindi “apriti cielo”. Il giornalista ci raccontava che “su internet, invece, si è scatenata la polemica (dei napoletani in particolare, ma non solo) sulla “Scansalanta”. Ironie sui saluti fin troppo amichevoli a bordocampo tra Marotta e Gasperini, allusioni sui trascorsi juventini del tecnico (la sua brillante carriera nasce nelle giovanili bianconere), insinuazioni sui rapporti stretti fra le due società (che hanno fatto tanti affari insieme). Insomma, il solito campionario di complottismo anti-juventino. Solo che stavolta si fondava su un fatto oggettivo”. Cioè, lui ha riportato una serie di malignità in cui non crede ma è stato costretto a elencare. Però stavolta, dice, c’è un fatto oggettivo. Leggiamo: “A dare loro ragione è stato proprio Gasperini: qui non si tratta di una brutta sconfitta, che ad alcuni può sembrare figlia di scarso impegno ma magari dipende solo dalla schiacciante superiorità degli avversari. Qui siamo di fronte ad una squadra di media-alta classifica (perché l’Atalanta ormai lo è a pieno titolo), che in una sfida decisiva per lei e per tutto il campionato rinuncia a priori a giocarsela, schierando deliberatamente tutte le riserve”. Insomma, Vendemiale credeva realmente che Gasperini ce la volesse regalare, proprio come i complottisti che citava prima, per proseguire poi così: “La scelta di ieri è offensiva nei confronti della Serie A. Pericolosa per la stessa regolarità del campionato” e finire con altre argomentazioni surreali.

 

Ebbene, solo due settimane fa la stessa squadra, con lo stesso allenatore, ha effettuato le medesime scelte all’Olimpico, mandando in campo una formazione zeppa di giovanissimi e seconde linee: non c’è stato neanche un media (e meno male!) che abbia detto una parola. Perfino al Vendemiale è parso tutto normale.

Cosa comporta questo? La solita conseguenza: la prossima volta che un allenatore sceglierà le seconde linee contro la Juventus, si tornerà ai veleni sperando ci sia ancora un Cucchi a ridicolizzarli, mentre se lo farà contro una qualunque altra squadra non accadrà nulla perché ce lo scorderemo già due ore dopo, proprio come se fossimo un paese normale.

 

Teneteveli pure, allora, gli auguri per la Champions ormai a un passo e l’appassionata cronaca della mattinata di Ronaldo in palestra. Ma trattateci come gli altri, evitate disparità di trattamento e non alimentate veleni “ad squadram”. Milioni di tifosi juventini chiedono solo questo. Io un po’ meno, perché nel caso, dopo tanti anni, dovrei trovare altri temi sui cui scrivere e al momento non saprei proprio da dove cominciare.