Aggrappati ad Allegri e al (recente) passato

di Luca Mantovani |

In giorni in cui la sensazione è quella di camminare su un filo di nylon, con la possibilità concreta che la stagione precipiti verso una brutta piega, c’è la necessità quasi spasmodica di confrontarsi con il passato recente. Allegri con le sue partenze a rilento; il Napoli come la Roma 2103/14 delle 10 vinte di fila; lo Sporting come l’Olympiakos e il Lione delle scorse campagne in Champions. Ci siamo già passati, vero; ma dopo le ultime prestazioni, l’impressione è che rifugiarsi nei ricordi rappresenti l’ultima ancora di salvezza.

 

D’altra parte è anche naturale pensare che non possa sempre andarci bene. Dobbiamo convivere con la consapevolezza che questo ciclo vincente prima o poi si chiuderà, e questo ci rende particolarmente sensibili ai segnali negativi. Per rimanere nell’ambito del paragone col passato, ad esempio, la gara di mercoledì può riportare alla memoria un altro match (quello sì di svolta per la nostra stagione), simile non tanto per l’andamento, quanto per il finale: Juventus-Torino, derby di andata di fine ottobre del campionato 2015/16. Sull’ 1-1, al minuto 93, arriva il gol vittoria di Cuadrado su cross (dalla sinistra) del neo-entrato Alex Sandro, fino a quel momento oggetto misterioso del mercato. Da lì partirà la rimonta per il quinto Scudetto consecutivo.

 

Da un brasiliano all’altro, le analogie con l’assist di Douglas Costa per il 2-1 sono evidenti. Ma se ripensiamo a quel match, le buone notizie finiscono qui. Perché in quel caso Alex Sandro entrò al posto di Dybala, un terzino per un attaccante nel finale di una gara da provare a vincere a tutti i costi; una follia, a prima vista. A posteriori, una felice intuizione di Allegri, come sottolineò ad esempio Adani nella telecronaca Sky (o quantomeno un bel colpo di fortuna, volendo lasciare libera interpretazione).

Mercoledì, invece, l’ingresso di Douglas Costa è parso più come un’ammissione di colpa, una resa di fronte all’evidenza che uno Sturaro terzino in Europa non abbia cittadinanza. Una mossa semplice, scontata, che avrebbe potuto fare anche il tifoso dal divano di casa; e che anzi alcuni invocavano già alla vigilia.

 

Allegri, insomma, è chiamato a tirar fuori ben altri conigli dal cilindro, se vuole cambiare rotta a questa annata.

Per adesso restiamo ancora in equilibrio sul filo. E se è impossibile fare previsioni in base all’esperienza recente, come quasi sempre nello sport, ora come ora non ci resta che una cosa: sperare che la storia si ripeta.