Il Real di Zidane ha vinto da Juve (chi siamo noi?)

di Alex Campanelli |

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Zinedine Zidane è tornato a Torino, l’ha fatto senza da signore, da campione, ma soprattutto da juventino. Com’era semplice immaginare, Zidane non ha preteso di prenderci a pallonate in faccia come il Tottenham: ci ha rispettato dal 1′ al 90′ (ma i suoi giocatori un po’ meno, altrimenti staremmo commentando un passivo ancora peggiore), ha saputo soffrire nei momenti di difficoltà, si è aggrappato a interventi salvifici dei suoi giocatori difensivi, il suo Real Madrid è stato magistrale nello sfruttare le falle concesse dalla Juve, conscio che in gare simili bastano uno o due episodi a spostare l’inerzia. Rileggete bene quest’ultimo periodo e chiedetevi sinceramente a quante gare di campionato della Juventus in questa stagione potete applicare una descrizione simile.

La disparità nei valori tecnici tra Juve e Real Madrid è cosa nota ed evidente, partendo dal centrocampo e arrivando a quel giocatore lì davanti che da onnipotente e onnipresente si è trasformato nel killer più velenoso e letale mai visto bazzicare un terreno di gioco. Contro una squadra simile che già ci aveva umiliato in quel di Cardiff, tutti ma proprio TUTTI concordavano sul fatto che la Juventus avrebbe dovuto giocare due gare PERFETTE per qualificarsi alle semifinali di Champions. Perché quelli difendono male, non sono più solidi come prima, in campionato hanno mostrato tanti difetti, ma tutti ormai sanno che la storiella del Real di Zidane che vince di fortuna e prima o poi crollerà non regge più (ne avevamo parlato qui pochi giorni fa), non dopo due Champions League vinte. Tutti i giocatori della Juve avrebbero dovuto dare ALMENO il 150%, e contemporaneamente sperare che qualcuno nel Real non riuscisse a dare il 100, per andare in semifinale.

Le motivazioni erano ai massimi storici, la partita era stata caricata con il giusto e non eccessivo hype, consci della forza del rivale ma anche della propria, della voglia di riscatto e dei valori (ancora in realtà misteriosi) che questa squadra possiede.

Ebbene, allo Stadium c’è stata una squadra che ha mantenuto i nervi saldi senza mai sfilacciarsi, che nei fisiologici momenti difficili ha saputo soffrire senza cadere, che ha spinto ognuno dei suoi singoli ad andare oltre il rendimento standard, ma è stata il Real Madrid. La Juventus di Allegri non possiede una struttura di gioco che possa impensierire il Real, ma non ha saputo nemmeno intuire e sfruttare i punti deboli dell’impianto madrileno (fondamentale nel quale di solito il nostro allenatore è maestro), è invece scesa in campo facendo la stessa gara degli ospiti e venendo clamorosamente quanto prevedibilmente schiacciata. Gli spagnoli sono stati più uniti nei momenti difficili, più spietati in quelli positivi e sono stati aiutati da una falla difensiva mostruosa creata praticamente da mezza Juve, dalla catena di destra che ha lasciato una voragine sulla fascia ai 4 giocatori in area che non hanno saputo marcare Ronaldo in movimento, non in inserimento da dietro.

Dopo il gol la Juve ha reagito d’orgoglio ed effettivamente messo sotto il Real a livello di occasioni create, ma qui i singoli (non metto in croce nessuno, parlo solo ed esclusivamente di STASERA) non si sono rivelati all’altezza di tale palcoscenico e hanno permesso a un Real solido ma non imperforabile di restare in gioco. La partita è di fatto terminata con il secondo gol, figlio tanto del paranormale gesto atletico di CR7 quanto della topica dei due giocatori dalla maggior esperienza internazionale.

Rifiutandomi categoricamente di ascrivere quanto combinato da Chiellini e Barzagli a errore tecnico, la difficoltà psicologica che è emersa in tutta la sua evidenza nell’intervista postpartita a Gigi mi spinge a pensare che questa squadra, lasciando da parte il valore della rosa e il gioco (non) visto sin qui, abbia fatto un bel passo indietro rispetto a Juventus-Barcellona 3-0 dello scorso anno. Il senso di inferiorità provato nel secondo tempo è stato lo stesso di Cardiff, ma soprattutto è lo stesso che provano gli avversari in Serie A contro di noi, ed è causa e conseguenza insieme degli errori tecnici (offensivi e difensivi) che hanno condizionato l’intera gara.

Non pretendo capolavori a ogni big match europeo, sarebbe impossibile e non diventerebbe un’eccezione ma la regola, ma un approccio come quello di ieri sera impone riflessioni e magari un cambio di rotta. C’è bisogno di ripartire da nuovi concetti, nuovi stimoli, nuove idee, donare una nuova identità a una squadra che è cambiata molto e che non si trova del tutto a suo agio con l’abito indossato negli anni precedenti, almeno per quanto riguarda l’Europa. Non sto dicendo che le vittorie sofferte, i bunker difensivi, le partite vinte coi colpi dei campioni, il cuore oltre l’ostacolo e via dicendo non vadano bene, ma che forse non sono concetti del tutto adeguati a questa rosa. Se vogliamo continuare a metterla su questo piano, allora dobbiamo accettare che il Real Madrid di Zidane sia più Juventus di noi.

(La qualificazione è compromessa tanto quanto lo era quella del Barcellona lo scorso anno dopo il 3-0 contro di noi. Fate voi le percentuali).