Real Madrid-Juve 1-3: quel braccio teso fa male

Parti e segni, gestisci e trovi il raddoppio, rientri in campo e ti ritrovi la terza rete. Gestisci, soffri, provi timidamente, la fortuna sembra sorriderti. Poi, all’ultimo respiro, vedi quel braccio teso che indica il dischetto, fai fatica a crederci, e ti appare davanti agli occhi Gianluigi Buffon. Gianluigi Buffon. Gianluigi Buffon! Perché se Gianluigi Buffon reagisce in quel modo può significare davvero tutto. Il momento “polemica”, se di polemica si può parlare, però finisce qui: grazie Juve, grazie ragazzi, siete stati uno spettacolo. Il Bernabeu che trema è opera di tutti gli undici scesi in campo, il terrore negli occhi dei calciatori del Real Madrid è merito vostro, Ronaldo che saltella e sbraita anziché giocare a quel gioco al quale gioca meglio di praticamente tutto il resto del mondo è merito di questa prestazione.

Undici scesi in campo, non uno di più, perché mister Allegri ha deciso di tenere questi undici mostri (De Sciglio e Lichtsteiner è come fossero stati una sola cosa), i cambi li aveva evidentemente riservati per i supplementari, a maggior ragione per come si erano messe le cose. Si poteva fare qualcosa di diverso? A bocce ferme, col senno di poi, siamo tutti fenomeni: Massimiliano Allegri non è un allenatore spettacolare, non è un allenatore geniale, non è un allenatore che fa giocare la squadra bevendo champagne. E’ “semplicemente” l’allenatore che ha vinto gli ultimi tre scudetti e le ultime tre Coppe Italia, l’allenatore che guida oggi la squadra in vetta in Serie A ed in finale ancora nella coppa di lega, l’allenatore della squadra che ha fatto tremare il Bayern Monaco di Guardiola, che si è fermata due volte in finale contro Messi prima e Ronaldo dopo, e che oggi va fuori come si è andati fuori.

Se quanto successo sarà benzina per il finale di stagione o colpo mortale per le ambizioni della Vecchia Signora lo scopriremo prossimamente: il cammino è tutt’altro che semplice, gli altri non molleranno un centimetro, una finale è sempre una finale. Quest’anno la Juve di Allegri ne giocherà soltanto una, quest’anno la Juve è chiamata a fare un ulteriore passo verso un qualcosa che mai nessuno sarà capace di fare, anche solo imitare.