Alle ingiustizie si resiste

Ci sarà tempo per le analisi, i rimpianti (personalmente non ne ho su questo doppio confronto e/o sul suo esito, ma sul fatto che abbiamo dimostrato troppo tardi quello che avremmo potuto essere in questa stagione e non siamo stati per paure che non avevano senso di esistere), le recriminazioni sugli episodi e sui due cambi non sfruttati, gli elogi, meritati, all’allenatore e ai giocatori per il tipo di partita che hanno interpretato (e non era scontato che accadesse, dopo il risultato dell’andata e con l’urgenza di un campionato che incombe), le valutazioni su ciò che questa gara deve significare nella prossima (ri)costruzione di questa squadra dal punto di vista tecnico e mentale.

Ci sarà tempo, appunto. Un tempo che non è questo, un tempo non per forza misurabile in ore, giorni, settimane, mesi. Esattamente come nell’immediato post gara di Monaco di Baviera. Riferimento non puramente casuale, in considerazione delle affinità tra la serata del Bernabeu e quella dell’Allianz Arena: nel risultato, certo, ma anche in un post partita che avrebbe potuto e dovuto costituire la reale unità di misura della distanza che c’è con il resto dell’Italia calcistica e che invece si è trasformato in un formidabile assist mediatico per dare spazio alle lezioni di etica e morale di chi, giornalisti, tifosi, giornalisti-tifosi, lezioni di etica e morale proprio non potrebbe darne. E se allora era stato Beppe Marotta ad esprimersi magari a ragione nel merito ma assolutamente a torto nei modi, nei toni e nei tempi, stavolta è stato Gianluigi Buffon a rendersi protagonista di un autogol comunicativo (nel suo caso, l’ennesimo degli ultimi mesi) francamente evitabile.

Gianluigi, non Gigi. Perché Gigi è l’uomo, probabilmente anche il tifoso, che, sulla scorta di un’emotività che si sta accentuando sempre più con l’avvicinarsi del passo d’addio, si fa espellere nel finale di una partita fino a quel momento perfetta e non riesce proprio ad accettare una decisione arbitrale che segna ancora una volta la distanza tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Ci sta, è umano, è comprensibile, è sdoganabile. Sul momento, però. Perché poi, dopo, quando ti presenti davanti alle telecamere, devi essere Gianluigi: un capitano di 40 anni, il leader (troppo) emotivo di un gruppo che ha dimostrato di andare al ritmo delle tue sensazioni e dei tuoi pensieri, uno che quando parla dovrebbe pesare ogni singola sillaba perché quello che dice lui conta e vale sempre un po’ di più, il più lucido, il più freddo. Purtroppo ieri Buffon è stato Gigi prima e dopo, rendendoci di fatto uguali agli altri e mettendoci su un livello comunicativo e valoriale che non dovrebbe proprio appartenerci. Soprattutto se, prima e dopo, ci riempiamo la bocca di concetti che sono all’opposto della sensibilità che, per il fu numero uno dei numeri 1, dovrebbe appartenere ad un arbitro nell’esercizio delle sue funzioni. Un arbitro non deve essere sensibile, deve essere giusto e fischiare quello che vede. Oliver ha visto un rigore che, regolamento alla mano, può essere dato e ha fischiato: ci sta protestare, ci sta anche sbracare parzialmente come ha fatto Chiellini, ma deve finire lì, deve restare lì, sul campo, magari anche negli spogliatoi, ma non oltre. Perché, credetemi, il disagio che si può provare sentendo certe cose può essere perfino superiore alla grande delusione per il risultato finale. Non è facile, certo, perché sono uomini anche loro, e nel caso di Buffon c’è la non trascurabile attenuante dell’ultima rincorsa Champions che sfuma nel modo più crudele possibile dopo una carriera inimitabile. Ma se, spesso, lui e gli altri sono stati più uomini di tanti e di tutti, l’altra sera è stata persa l’occasione per ribadirlo nuovamente e con molta più forza.

Per questo ho apprezzato, come una salutare boccata d’aria fresca, la signorilità di Allegri, il messaggio social di Douglas Costa, persino il politichese (con qualche punta di populismo) con cui Andrea Agnelli ha richiesto l’introduzione del Var, mettendo contestualmente Collina di fronte alle sue responsabilità (e sono tante e non necessariamente legate a questa partita) e augurando il meglio a Roma e Lazio per il prosieguo del loro cammino: così si fa, così si parla, così ci si comporta, così si è Juve in campo e fuori. In attesa che venga il tempo in cui questi 180′ possano essere analizzati nella loro interezza, pesando rimpianti, responsabilità e insegnamenti da trarre. Proprio come a Monaco.

p.s. Alle ingiustizie si resiste. Traendone la giusta carica per il finale di stagione. Come abbiamo già fatto. Come dovremmo fare anche questa volta. Come sono sicuro che faremo;

p.p.s. Riportate a casa Arturo Vidal;

p.p.p.s. C’era solo un modo per poter fare peggio: è stato trovato ricoprendo di insulti Alessandro Del Piero.