Raul Jimenez, alla scoperta del jolly di Paratici e Mendes

di Alex Campanelli |

raul jimenez

Il calderone del calciomercato ha partorito un nome nuovo: Raul Jimenez, attaccante messicano del Wolverhampton, rappresentato dall’onnipotente Jorge Mendes, che secondo diversi media sarebbe finito sul taccuino di Fabio Paratici per rinforzare l’attacco bianconero, quale nome parallelo al sempre seguito Arkadiusz Milik (del quale vi avevamo parlato non molto tempo fa).

Innanzitutto, Jimenez è un attaccante già fatto e finito, un classe ’91 che ha alle spalle esperienze nell’Atletico Madrid e nel Benfica, prima di approdare alla succursale britannica di Mendes; è un finto giovane, uno di quelli che ha conquistato tardi i palcoscenici europei, ci sembra sia in giro da pochissimo finché aprendo Wikipedia non scopriamo che il buon Raul gira per l’Europa addirittura dal 2014. Tale percezione è data dal fatto che nei suoi primi anni nel vecchio continente Jimenez è sceso in campo da titolare davvero pochissime volte: 4 presenze dal 1′ con l’Atletico in Liga, 8 in Liga Nos e 5 in Europa League (4 nei gironi) nel primo anno al Benfica, 7 complessive nel secondo e 9 nel terzo, senza considerare le coppe nazionali.

Raul Jimenez si rivela all’Europa solamente nella stagione 2018/19, quando i Wolves di Mendes lo acquisiscono in prestito; sembra l’ennesimo giochino del procuratore lusitano, invece la Premier League scopre che Jimenez è un giocatore vero, Nuno Espirito Santo lo impone come titolare sin dalla prima gara e il centravanti messicano lo ripaga con 17 reti e 7 assist tra campionato e FA Cup. Prima dello stop il messicano aveva già ritoccato i suoi record, 22 reti e 9 assist tra Premier, ed Europa League (qualificazioni comprese), numeri che giustificano i 38 milioni di euro spesi in estate dagli arancioneri per il riscatto del suo cartellino.

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Per diverso tempo Raul Jimenez ha esultato indossando una maschera simile a quella del wrestler Sin Cara. Un’idea che potrebbe rispolverare per il periodo post-Covid.

Pur essendo dotato di un buon fisico, 188 cm per 76 kg, sfogliando su Youtube troverete ben pochi gol realizzati da Jimenez sfruttando la propria potenza o spostando avversari; tutt’altro, la caratteristica principale che salta all’occhio guardandolo andare in rete è l’estrema naturalezza di ogni singolo gesto tecnico. Gran parte dei suoi gol finiscono con la palla nell’angolino, rigorosamente basso, con conclusioni precise e quasi mai potenti, una serie quasi irritante di colpi da biliardo molto simili tra loro, così come i suoi calci di rigore, tutti rasoterra e tutti volti esclusivamente a prendere in controtempo il portiere.

Raul Jimenez ci insegna a tirare un calcio di rigore.

Anche nei colpi di testa il messicano, più che sfruttare le sue spalle larghe e il suo metro e 88, preferisce prendere sul tempo difensori e portiere, impegnandosi nel direzionare la palla più che nell’imprimerle potenza. Se Cristiano Ronaldo è un bazooka e Dybala è un fioretto, Raul Jimenez è un Mosin-Nagant, il fucile di precisione usato da The End in Metal Gear Solid 3.

Jimenez è anche un giocatore che tira molto, con 3,4 conclusioni a partita è il secondo in Premier League dietro a Salah e davanti a giocatori che nel nostro immaginario appaiono ben più tambureggianti come Rashford, Aguero e Sterling. Tale propensione potrebbe non sposarsi al meglio con la presenza in rosa di Cristiano Ronaldo, e racconta inoltre che il 9 del Wolverhampton è un giocatore che ha bisogno di diversi tiri per segnare, quindi non esattamente uno one shot one kill alla Icardi.

Oltre alle doti di pulizia tecnica e precisione già decantate, Raul Jimenez per molti altri aspetti è una punta nella media: segna abbastanza di testa, ma non moltissimo in relazione alla sua altezza, è discretamente mobile, ha un buon feeling col piede debole (il sinistro), protegge palla abbastanza bene anche se non quanto potrebbe permettergli il suo fisico, è dotato di un 1 contro 1 efficace ancorché basico. Ma allora perché la Juventus lo sta cercando?

Perché Raul Jimenez, prima di un attaccante, è un grande calciatore, uno che vede calcio, capisce i compagni, legge i movimenti e le traiettorie prima degli altri e ha una sensibilità tecnica e un tempismo tali da permettergli giocate dall’elevatissimo coefficiente difficoltà. Date un’occhiata a questa palla di prima, a questo rasoterra d’esterno o a questo assist di suola: quanti attaccanti vi vengono in mente che sappiano fare tutte queste cose? Ilkay Gundogan, che ne ha recentemente consigliato l’acquisto al Manchester City, lo ha paragonato a Robert Lewandowski, del quale Jimenez possiede la completezza nel bagaglio tecnico più che il killer instinct.

Cross arcuato sul secondo palo a tagliar fuori la difesa per il compagno che accorre dal lato opposto del campo. Coefficiente di difficoltà?

L’idea Raul Jimenez è assolutamente coerente con il precedente sondaggio per Milik, e sembra delineare una strategia ben precisa: la Juventus non vuole un attaccante qualsiasi, è relativamente interessata alle capacità realizzative del suo prossimo numero 9, Paratici vuole piuttosto affidare a Sarri una punta adatta al suo calcio, una nuova fonte di gioco, un calciatore in grado di esaltare le caratteristiche degli altri fenomeni a disposizione del tecnico.

Punti a sfavore? I soliti: il prezzo, si parla addirittura di 50 milioni di euro, e l’adattabilità a un contesto estremamente competitivo come quello bianconero, decisamente complicata da prevedere, ma magari più semplice per un attaccante di 29 anni rispetto a un giovanissimo. La palla passa a Paratici e Jorge Mendes, per un colpo a sorpresa che potrebbe decisamente fare al caso della Juve di Sarri.