Ramos, Cristiano e la lezione europea

Il ritorno della Champions con una gara (ahinoi) decisiva per il passaggio e per il primo posto, ci porta a pensare a due grossi leaks della settimana: il Pallone d’Oro e il caso Ramos, Real e farmaci proibiti.

I media hanno dato anticipato la news epocale per cui, dopo 10 anni, il trofeo non andrà né a Ronaldo né a Messi che si sono divisi gli ultimi 10 titoli. Il podio dovrebbe essere: Modric, Mbappé e Varane.

Cosa può voler dire QUESTO evento nella psicologia di Cristiano?

Ronaldo alla Juve è stato un nucleo di certezze granitiche: forza, talento, gol, professionalità, carisma, impatto mediatico, straordinaria determinazione. Il tutto avvolto da piacevoli sorprese: la disponibilità nei confronti del gruppo (in campo, fuori, nelle dichiarazioni), l’adattarsi ad un gioco che lo vede “centrale” nello sviluppo ma non solo “terminale”, il ritorno a posizioni di campo “giovanili” unito alla libertà totale, ovvia per uno come Allegri, data ad un uomo dalle capacità di fare ciò che vuole, dove vuole, come vuole. Altra grossa sorpresa la sua vulnerabile umanità degli inizi, con l’ansia da gol che non arrivava, dopo i 600 fatti in carriera, e quelle lacrime incredule al rosso a Valencia.

In quell’inverosimile inizio in Spagna, la vittoria in 10 dimostrò quanto la Juve fosse diventata forte e consapevole AL DI LA’ di Ronaldo. Nelle due vittorie successive la sensazione di una squadra FORTE con in PIU’ Ronaldo è rimasta, intatta anche negli 85′ ai limiti della perfezione in casa contro Mou: una squadra senza punti deboli, un collettivo di giocatori di livello superiore che manovra e orchestra in modo consapevole, dominante ed efficace, ed IN PIU’ ha davanti Cristiano.

La gara di stasera diventa quindi una doppia cartina di tornasole.

1. Da un lato una Juve che senza quei 5′ infausti col ManUnited avrebbe già dimostrato di meritare il podio delle favorite UCL (con Barca, City, con Real, fate voi) e invece ora deve rifare l’esame di cinismo applicato alla bellezza e dominio del gioco in una gara in cui il risultato non è vita o morte e in cui anzi, è il Valencia a dover vincere a tutti i costi. Una Juve senza calcolo, senza gestione sparagnina.

Siamo abituati in questi 8 anni a sentire la “lezione ci servirà” detta dai nostri dopo i pochi passi falsi. In effetti le lezioni sono state memorizzate e applicate sempre. La Juve è ripartita dopo i KO a Firenze, con l’Inter, l’inizio horror di 3 anni fa, etc.. La lezione della “concentrazione” è pane per i nostri denti. Molto meno la “lezione del dominio senza gestione“: l’abbiamo scontata l’anno scorso in casa col Napoli quando abbiamo fatto giocare Sarri in casa nostra contando sul pareggio, o contro Mourinho, quando dopo 85′ di dominio, ci siamo portati in casa nostra cross, palle inattive e Fellaini. Se stasera il risultato resta in bilico, sarà più forte il calcolo per cui una vittoria di misura o un pareggio siano comunque meglio che rischiare un KO negli ultimi minuti? O la Juve si imporrà su una rivale inferiore fino alla fine, come se non esistesse una classifica e un domani?

2. Cristiano dopo il rosso e lo stop, dopo il duello atomico con De Gea, si accontenterà di essere ad un solo misero gol ai gironi, con Messi e Dzeko a 5, Kane, Dybala, Neymar e tutti gli altri davanti a lui, principe assoluto di Champions, uomo da 15 centri a Coppa. Come si sentirà, nel giardino di casa sua, nel suo cortile Europeo, ad essere non più l’uomo d’Oro, il centro assoluto dell’universo pallonaro? Cristiano ha re-imparato alla Juve ad essere non più (o non solo) un Re Sole che aspetta famelicamente di convertire palle in gol ma essere l’uomo forte che si carica la squadra sulle spalle come uno zainetto e la porta alla vittoria coi suoi colpi di classe, non finalizzati alla sola rete. Accetterà ancora di mettere sullo stesso piano in modo lucido ed efficace il suo personale score con quello della squadra? Continuerà ad essere un implacabile mix tra l’Uomo Forte e l’Uomo Squadra, primus inter pares? Vedremo.

Intanto c’è una lezione, europea, che il tifo bianconero (non quello da Stadium…) ha dimostrato di aver introiettato dopo anni di “l’unico risultato che conta è quello del campo“: la reazione soft, e non auto-indulgente al caso Ramos. Mentre i media (al solito) gettavano scandalo e ombre, la realtà vede un mero errore medico, ammantato di arroganza e forza del club madrileno che non becca nemmeno una multa (unica pena lecita) per il disguido. Ce lo ricordiamo lo stesso Ramos simulare con Cuadrado, spingere furbescamente Chiellini nel rigore al Bernabeu o sedersi in panchina pur da squalificato, “rompere” Salah.

Sarebbe il bersaglio ideale da infamare, l’alibi ovvio per le nostre sconfitte. Invece la reazione dei tifosi, presi in giro per Cardiff, #FinoAlConfine e le scenate di Buffon, è stata (per lo più) ESEMPLARE: il Real potrà anche avere favori amministrativi o arbitrali, ma il campo è SACRO, e ha detto che quel Real era mostruosamente più forte di tutti, anche di noi.

Facile se hai una Presidenza che celebra la forza del Real, anche quando accusa lo scarso ricambio al vertice arbitrale (e non parla da mesi di Campionato falsato), se hai un mister che, imbeccato sul caso  Ramos, esprime piuttosto solidarietà al collega Mazzarri (e non alimenta polemiche) e se hai una cultura della vittoria che ti viene dall’esempio sul campo dei tuoi beniamini. Facile quando sai che vincere e rivincere -anche da favoriti- è difficile, molto, molto più di quanto sia facile perdere da sfavoriti e appellarsi agli alibi o fare convegni universitari pseudo-scientifici.

Quando sai bene di cosa è fatta la Vittoria ne hai rispetto, così come per la Sconfitta.

In Europa sappiamo bene quanto pesa una sconfitta, e siamo reduci da una evitabile, beffarda e cocente.

Vediamo di applicare la lezione.