Io, ragazzo juventino a Napoli

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Oramai si sa da un po’ di tempo: essere juventini a Napoli è come essere l’unico pallido tra i tuoi amici abbronzati il 15 di Agosto.

Non c’entri nulla. Iniziano a chiederti: “Ma com’è possibile?”.

E tu imbarazzato rispondi:”Che ci posso fare?“.

Insomma,non ti capiscono proprio. Eppure tu quella maglia a strisce bianconere la indossi durante le partite come se fosse una seconda pelle, diventa il tuo amuleto e non ti vergogni di mostrarla in pubblico, soprattutto quando inizia la settimana di Napoli-Juventus che tra i partenopei è “la partita“.

Durante quei giorni che precedono il big match parli con i tuoi compagni di classe della possibile formazione, dei possibili festeggiamenti e, soprattutto, della pena da scontare se la propria squadra dovesse perdere.

Il napoletano-juventino è colui che non può festeggiare all’aperto le proprie vittorie ma può sbeffeggiare gli amici.

Il napoletano-juventino è colui che sa che se dovesse perdere, i giorni successivi saranno un inferno.

Il napoletano-juventino è colui che tutto l’anno deve sorbirsi la solita frase: “Non puoi essere juventino se sei nato a Napoli.

Un bambino di 6-7 anni che vuoi che ne sappia della storia del Regno delle due Sicilie?

Il napoletano-juventino è colui che, nonostante le mille critiche dei tifosi napoletani, cammina a testa alta mostrandosi orgoglioso di tifare quella squadra.

Il napoletano-juventino è un tifoso normale che ha anche ‘coraggio’ di tifare una squadra tanto odiata dai napoletani.

Lo juventino a napoli ha una mentalità diversa perché non si è fermato ai confini regionali ma ha scelto di tifare un’altra squadra, quella che più gli piace, che più lo emoziona, che più gli fa amare il calcio.

Il napoletano-juventino è colui che accetta le critiche in silenzio per poi rinfacciare il tutto nel momento in cui per, l’ennesima volta, la sua squadra vincerà la partita.

Questo è il napoletano-juventino. Non deve essere emarginato solo perché tifa una squadra diversa dagli altri. Ama allo stesso modo la propria Terra, indipendentemente dalla squadra per cui tifa.

Siamo nel 2017: cresciamo! Per amore del “nostro” tanto amato calcio.

 

di Mattia Picardi (15 anni)