Rabiot e Chiesa non sono Mandzukic e Cuadrado

di Alex Campanelli |

chiesa rabiot

Guardando il primo tempo di Spezia – Juventus, siamo stati magicamente catapultati in un vortice spazio-temporale che ci ha rispediti al primo ciclo di Max Allegri. Un viaggio nel tempo distorto, che ci ha portati in una distopia più che nel passato vero e proprio, dato che la squadra vista al Picco (almeno) nei primi 45′ riuniva in sé diversi difetti delle precedenti versioni della Juve allegriana.

Per 45 interminabili minuti, tolti i 10 secondi che hanno portato al gol del vantaggio, l’unico schema offensivo della Juventus è stato “palla avanti e speriamo che succeda qualcosa”. Dybala è sembrato il tutto-nullacampista visto nel 2017/18 (anche per suoi demeriti), quando veniva piazzato dietro le punte senza una vera e propria funzione, di fianco a lui c’era un Federico Chiesa al quale veniva chiesto di cantare, portare la croce, piantarla per terra e innalzarvi un tempio.

Con Danilo inesistente in fase offensiva (0 cross, 0 dribbling, 5 palloni toccati nell’ultimo terzo di campo in 90′), non si capisce se per scelta o meno, Chiesa veniva sistematicamente raddoppiato e triplicato, e si è trovato giocoforza a fare il Cuadrado della situazione, come se giocare nella sua zona di campo lo obbligasse ad assolvere agli stessi compiti, su tutti il cross dalla trequarti che il colombiano esegue con un’efficacia unica e difficilmente replicabile. 0 dribbling tentati nei primi 45′ contro i 7 del secondo tempo, uniti a 13 cross complessivi (record stagionale bianconero),  contro una media di 5 a partita, sono la fotografia impietosa di una prima frazione giocata a sbattere da solo contro una retroguardia intera.

Perché bombardare l’area dello Spezia con così tanti palloni alti? Perché sull’altro lato c’era l’altra metà di questo improbabile revival, un Adrien Rabiot che ha dovuto vestire i panni di Mario Mandzukic senza possederne la cattiveria agonistica, l’aggressività in pressing, la capacità di resistere alla pressione avversaria e una tonnellata di altre caratteristiche. L’unica cosa che accomuna il francese e il croato, ovvero il fisico, ha portato al gol di Kean, col più classico degli schemi della Juve di Allegri: lancio lungo di Bonucci, sponda di testa di Rabiot e rete di Kean.

Il fatturato relativo a tale scelta non può comunque dirsi positivo, visto che la contemporanea presenza di un falso esterno e di un terzino totalmente nullo in fase offensiva ha di fatto regalato una fascia allo Spezia e causato problemi a cascata, forzando la Juve a (tentare di) costruire solo sulla destra, rendendo la manovra molto prevedibile e portando Chiesa ad imbottigliarsi nel modo già citato. Praticamente tutte le cose positive del primo tempo di Juve – Milan sembrano sparite, con la fase offensiva bianconera ridotta a una serie di lanci su Rabiot e di palloni ingiocabili per Chiesa.

Il secondo tempo ha progressivamente restituito raziocinio alla Juventus, ancora confusionaria e lontana da quella di domenica scorsa, ma perlomeno capace di portare pericoli dalle parti di Zoet in maniera più concreta (1,55 xG contro gli 0,97 dei primi 45′). Alex Sandro ha aperto il campo di 10 metri dal suo lato, Morata ha portato la profondità che Kean non sempre è riuscito a garantire, Locatelli ha donato geometrie a un centrocampo povero di idee e Bernardeschi ha finalmente permesso alla Juve di giocare con due esterni veri. L’ingresso del numero 20 è stato conseguente alla grande azione di Chiesa culminata col gol, che ha spinto Allegri a spostarlo a sinistra e dunque a sostituire Rabiot piazzando l’ex viola sull’out di destra.

La Juventus fatica ancora tantissimo a costruire occasioni da gol in situazioni dinamiche: più della metà degli xG prodotti sono arrivati dai piazzati, segnatamente dal gol di de Ligt e dalle occasioni di Bonucci e ancora dell’olandese.

Abbandonare le nuove soluzioni testate nel primo tempo col Milan in favore delle vecchie, apparse stantie già sul finire dello scorso ciclo di Allegri, è stata una mossa controintuitiva che non ha pagato, e non vi era praticamente alcun dubbio che sarebbe stato così vista l’enorme differenza nelle caratteristiche delle due rose. Di Spezia – Juve va salvato solamente il risultato, oltre alla prova di carattere dei vari de Ligt, Chiesa e Locatelli che sarebbe sbagliato derubricare a “reazione alle parole dell’allenatore”, dato che non hanno fatto altro che essere sé stessi com’era già capitato più e più volte in passato. Permettere a ogni giocatore di esprimere al massimo il proprio potenziale, invece di ingabbiarlo in abiti non suoi, è al momento il compito principale di Massimiliano Allegri.