Rabiot c’è, e lotta per tenersi la Juve

di Gianluca Garro |

Di solito è facile capire se un giocatore ha fatto un’ottima o una scarsa prestazione o soltanto media, o magari anonima. A volte bastano anche i “feedback” , le valutazioni dei fratelli di tifo o anche degli amici tifosi avversari se non si è riusciti a vedere una gara.

E’ finito da poco il derby con il Torino,  vinto per 4-1, 648esima presenza per Gigi Buffon,  con tante situazioni ed episodi soprattutto piacevoli (gol di Dybala e punizione di CR7) eppure le valutazioni su Rabiot non possono essere più contrastanti. Se non avessi visto la partita non avrei di certo capito come ha giocato il francese.

Per un amico ha giocato discretamente, per un altro ha fatto un’ottima partita, un’amica non lo vorrebbe più vedere in campo, un altro tifoso esperto addirittura ci mostra le statistiche per farci capire che è una pippa, infine per un altro  è una pippa fotonica. Chi ha ragione? E soprattutto ha ragione Sarri (e a mio avviso la Società) che con sprezzo del pericolo lo mette SEMPRE in campo? Se uno dovesse seguire e farsi un’opinione solo sul famoso “Twitter Juve” o meglio “social Juve”, sfogatoio dei tifosi, Rabiot è scarsissimo, o scarso o un “vorrei ma non posso”, eppure Sarri lo schiera SEMPRE.

Che cosa c’è dietro quest’insistenza? Questioni economiche? L’ingaggio? La madre che se non gioca porta la Juve in tribunale? Il fargli fare vetrina per venderlo bene? La simpatia tipo Aristoteles che Sarri-Canà ripone nel giovanotto che poi sarà ripagata all’ultima partita? È un cugino segreto di Agnelli? Un figlio altrettanto segreto di Nedved? Non lo sapremo mai.

E comunque è probabile la verità sta nelle strategie di gioco di Sarri e più in generale societarie. Si sta insistendo su Rabiot, si sta provando a vedere se veramente dal bocciolo può spuntare fuori un bel fiore.

A chi scrive Rabiot oggi non è dispiaciuto. Da alcune partite si vedono dei miglioramenti in diverse cose, la prima è la propensione a entrare in area, è successo più di una volta sia col Genoa sia oggi, tentativi un po’ timidi, ma almeno ci ha provato. I tocchi del pallone quando ne viene in possesso: è passato da una media di 35-40 a 2-3, a volte si incarta ancora e lo porta troppo, complice la sua propensione a galoppare palla al piede però comincia a trovarsi meglio e poi grazie alla posizione del corpo che assume e la forza che mette nei contrasti spesso esce vincitore dei duelli.

Sì, c’è ancora tanto da fare. I suoi problemi sono stati e lo sono ancora di natura tecnica, stanno probabilmente nell’ambientarsi nel calcio italiano e nella velocità di esecuzione ma anche di natura psicologica, spesso  sembra veramente un alieno, un diverso nell’agone del calcio italiano. Sembra anche mancargli quella cattiveria agonistica che soprattutto in Champions, che è una specie di “Tana delle tigri” del calcio, è indispensabile. E manca forse un bel golletto che potrebbe dargli una certa fiducia.

La speranza? Che il francesino smentisca tutti e giochi bene le sue carte per il bene della Juve. Di tutto il resto, ma chi se ne importa?


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