Tutto questo casino per un terzino

di Luca Momblano |

terzino

Serve che il pallone torni a rotolare. E tanto, anche se non tutto, verrà messo alle spalle. Non dimenticato, ahitutti, perché al primo lungo in curva le si tirerà fuori tutte, in serie, anche sadicamente, una a una. Perché anche il popolo della Juventus è composito, ed è soprattutto fatto così. Siamo tutti uguali, uguali a tutti gli altri, con una sfumatura non di poco conto quindi, bella o brutta che sia: lo juventino non fa sollevazioni, non è insurrezionalista, fatica a sbraitare. Si schernisce sì, si stufa perfino, si agita ed è puntiglioso alla virgola e alla sottovirgola. Fastidiosissimo, per certi versi. Ma differente. E molto esigente.

Della serie di cui sopra, l’anno che verrà avrà sempre un primo della lista: Dani Alves che avrebbe fatto così, Allegri che deve metterci del suo, “i campionissimi servono i campionissimi”, esperienza, “ma chi se ne frega dei canti e dei versi sui social o dei tatuaggi o dei messaggi da capopopolo”. Solo per citarne, immaginando, tra i più sofisticati.

Però, appunto, l’andazzo generale sta già prendendo una piega diversa. Tutto questo casino per un terzino (autocit.) che pian piano si soffoca, dopo un estenuante mese di giugno iniziato come sappiamo e finito senza il regalo di un annuncio (perché far l’interesse della squadra può anche coincidere con non fare l’interesse del tifoso, scopriremo anche questa volta se sarà davvero così, come in effetti sembra). Si soffoca per quel pallone che a brevissimo tornerà a rotolare, perché Bentancur tra Messico e Stati Uniti lo si guarderà con più curiosità e voglia di saper cosa dire rispetto anche a un Iniesta o a un Willian. Perché gli effettivi inizieranno a essere l’unica cosa che conta.

Però Dani Alves resterà lì, ombra lunga ed esagerata. Siamo stati pronti a sopportare, vivere e reagire (tecnicamente oltre che ambientalmente) a ben di peggio. Eppure saranno mesi così, a convivere col rumore di fondo di questo casino per un terzino. Certo, non un terzino qualunque. Non il più forte della storia, ma pregnante e catalizzante. Tecnico, esuberante, volitivo e vero appiglio della Juve che ha confidato di farla franca a Cardiff. Ma pur sempre un terzino. Addirittura un terzino-non-terzino nel momento del tutto e per tutto, convinti potesse avere 80 metri di fuochi dominanti. Ci siamo anche un po’ scottati. Ciò che è accaduto a lui, dentro la sua stessa, interessa molto meno. Un terzino che ha portato una Juventus dal fare semi-perfetto a credere di poter pendere da una sola parte, sottile gioco tra il troppo prevedibile di squadra al troppo imprevedibile del singolo.

Perdiamo qualcosa, non c’è dubbio. E lo facciamo a questo punto per arrivare a guadagnare altro, spalmato in almeno tre zone di campo. Tre nuovi “registi”, uno statico e due dinamici, solo in parte calamite (come era Alves, salvagente per troppi compagni in squadra) ma resistenti cinghie di distribuzione. Insomma, tanto casino. Per guardare davvero avanti.