Questione di Sarriballs

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Andrea Caviglia

Sarriball è il modo in cui gli inglesi traducono il termine “Sarrismo“ che la Treccani definisce come “la concezione del gioco del calcio propugnata dall’allenatore Maurizio Sarri, fondata sulla velocità e la propensione offensiva; per estensione, l’interpretazione della personalità di Sarri come espressione sanguigna dell’anima popolare della città di Napoli e del suo tifo.”

6 febbraio 2016, Corriere della Sera
Il Napoli pareggiò a Empoli dopo la sconfitta col Sassuolo e Maradona, ora convertitissimo al sarrismo, disse: “Sono spaventato, non c’è gioco. Così non si arriva neanche a metà classifica. Avrei tenuto Benitez”.

18 maggio 2018, Manifesto.it
Prima di una gara di Champions League, Sarri disse di credere che «in 18 persone si possa fare un colpo di Stato e prendere il potere». Nascono i soprannomi “Comandante” e “Che Gue Sarri“.

5 settembre 2018, Repubblica.it
Se un maestro non ha allievi non è un maestro, è un cantastorie. E se un sarrista batte l’ex squadra di Sarri con il gioco perduto dagli orfani, allora il sarrismo non era una moda ma può essere un metodo.

13 settembre 2018, Treccani
L’ufficializzazione della definizione di Sarrismo in apertura di questo articolo.

28 maggio 2019, ilposticipo.it
Pepe Reina: <<Sarri vuole che tu sia coraggioso quando hai il pallone (…) ma non si concentra solamente su come farti apprendere la sua filosofia di gioco. Può farti diventare matto, perché adora pensare al calcio 24 ore al giorno!>>.

Maurizio Sarri, un sessantenne da sessanta sigarette al giorno, dal posto in banca al posto al sole nel calcio che conta, sta iniziando a farci vedere anche un po’ di “sarriballs”, dove la seconda “s” modifica il significato di “sarriball” quanto basta a ricordarci che il testosterone è ancora materia non trascurabile nel calcio del terzo millennio. Serve un buon cerebro, più che un fisico da pornoattore nel compiere la seconda sostituzione di CR7 in due partite consecutive, e ne serve altrettanto per sostenere contemporaneamente lui, CR7 e la Juventus.

I protagonisti della vicenda infatti non sono due ma tre e hanno una cosa in comune: vincere!
Per la Juventus, la vittoria si contempla ad ogni partita come squadra e su ogni investimento come società.
Per Ronaldo, la vittoria è macinare record sul campo per poi arricchire il brand CR7.
Per Sarri, esperto di rivoluzioni, chiamato ad aggiungere spettacolo ma con l’obbligo di continuare a garantire i risultati, la vittoria è tutto.

E sono proprio i risultati che in questo momento proteggono le scelte di società e allenatore, e frustrano un campione perfettamente consapevole del suo rendimento, che Sky ha riassunto come segue confrontando i goal alla 12° giornata:

Sarri si è dimostrato intelligente nel leggere il momento, coraggioso nell’agire e diplomatico nel gestire le conseguenze, non facili nonostante la vittoria. La Juventus non ha ritenuto necessario alcun tipo di intervento pubblico preferendo un “silenzio assenso” alla gestione del tecnico. Cristiano da piccolo piangeva se non vinceva, così è diventato Cristiano Ronaldo.


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