Dai lettori: Quelli che… ce l'hanno con Allegri

di Willy Signori |

Premessa:
La mia non sarà mai una crociata a favore di Allegri, sempre ciecamente dalla sua parte.
Questo no.

Ma sarà sempre una battaglia contro chi lo definisce incapace, incompetente, rincoglionito.
E lo fa da lontano, dal caldo del suo divano, dal nulla della sua esperienza calcistica al massimo amatoriale. Lo fa a prescindere.

Passo quindi in rassegna (breve) alcuni capisaldi della critica cieca a MrA e spiego perché non sono d’accordo nemmeno un po’ con questo atteggiamento folle,arrogante e presuntuoso.

 

“Allegri è incapace”:
La frase è già di per se sbagliata, e c’è poco da spiegare.

Massimiliano Allegri dopo una discreta carriera da calciatore diventa allenatore nel 2003-04 e da allora raggiunge velocemente la serie A col Cagliari poi Milan e Juve.
Per 2 volte è campione d’Italia.
Un incapace avrebbe fallito già in C2.
Un incapace in serie A non c’arriva, mai.
Ai suoi livelli ci arrivi solo se il lavoro e i risultati ti danno ragione, altrimenti rimani a calcare i campi di estrema periferia.

 
“È incapace per il suo livello”:
Un incapace non sfiora il triplete, un incapace non mette in difficoltà il Barcellona che passeggia contro chiunque, non batte il Real Madrid in semifinale, un incapace non sa tenere la squadra in equilibrio da agosto fino a maggio dell’anno dopo su 3 differenti fronti.

 

“È un miracolato”:
Nemmeno questo, ha dimostrato di sapersi giocare le sue carte, facendo errori come tutti, ma vincendo anche.

Molti dicono cha alla Juve si sia limitato a sfruttare il lavoro di Conte (quanto ce lo porteremo dietro sto mito del “lavoro di Conte”? boh…), ma si dimenticano i tanti fallimenti che la storia racconta di chi viene immediatamente dopo una guida vincente; Massimiliano Allegri da Livorno c’è riuscito, migliorando addirittura i risultati del suo predecessore, in campo italiano ed europeo.

Allegri non è infallibile, ovviamente, non è juventino(e capace) come Conte o carismatico come Mourinho, non è bravo come Lippi e non è nemmeno dogmatico come Capello o pacioccone e rassicurante come Ancelotti.

Non fa innamorare, ma fa il suo mestiere e lo fa consapevole che, di ogni scelta, giusta o sbagliata, sarà lui e solo lui alla fine il principale responsabile, nel bene e nel male.
A lui chiederanno conto, e in fondo lo pagano per questo.

 

“Sbaglia sempre formazione”
Ha sbagliato a volte.
Soprattutto quest’anno abbiamo“visto cose che voi umani”… tipo la formazione iniziale contro la Roma, con Padoin vittima sacrificale in mezzo al campo.
A tutt’oggi in molti si chiedono, giustamente, cosa aspetti a spostare definitivamente Pogbà in mezzo al CC e non defilato, oppure perché Alex Sandro non sia già titolare al posto di Evrà.

Si dimentica però che lui questi giocatori li allena, li vede, li sente, li annusa tutti i giorni.
Non schiera la formazione a casaccio per il gustodi passare da fesso (che non gli piace manco per niente)
Bisognerebbe pensare che faccia delle valutazioni dettate da fattori che il 99% delle volte noi NON vediamo e NON sappiamo, e i fatti spesso gli danno ragione (Khedira risparmiato col Sassuolo che si fa male dopo 6 minuti di derby, oppure Mandzukic al posto di Morata col City in CL)

Inoltre il discorso “ ha sbagliato formazione” è fin troppo semplice da fare, perché libero da controprova; nessuno può dirti come sarebbe andata la partita con un giocatore al posto dell’altro (e si sa che quando si perde i migliori sono sempre gli assenti) o con un modulo diverso.

 

“allora non si può avere un’opinione” borbotta qualcuno se gli fai notare queste cose.
La critica e le opinioni non c’entrano nulla con il detestare l’allenatore a prescindere.
Dare del coglione ad Allegri non è una critica, e manco un’opinione, che per definizione dovrebbe essere il frutto di un ragionamento, anche semplice ed elementare, mi accontento.

Criticarlo è sacrosanto, a me non piace sempre, spesso non lo capisco e non mi trovo d’accordo con lui, la sue scelte e le sue parole, ma ho il buon senso di riconoscere che esiste un tizio nato a Livorno nel 1967 e che ha passato 31 anni nel mondo del calcio professionistico di cui gli ultimi 12 da allenatore, raggiungendo nel suo campo risultati che io e tantissimi altri che twittano a manetta col sedere al caldo (e senza controprove) non hanno raggiunto e non raggiungeranno mai nei rispettivi ambienti lavorativi.

E quando non capisco le sue mosse, lo stesso buon senso di cui sopra mi porta a pensare che avrà le sue buone ragioni che magari a me sfuggono, e la colpa è un po’ più mia che non capisco, piuttosto che colpa sua, che di mestiere fa l’allenatore da 12 anni e vive di calcio da 30.

 

Willy Signori

@willy_signori