Quella volta che….la Juventus si affidò a Paolucci

mandzukic

Il popolo Juventino annovera tra le varie e piacevoli abitudini quella di poter consultare all’interno dello sterminato libro della memoria personale del tifoso, un lungo elenco di partite indimenticabili a cui sovente si possono associare concetti divenuti col tempo grandi classici della juventinità, come il lottare fino alla fine o il sapersi rialzare dopo le cocenti cadute.


Purtroppo, come per tutte le vicende umane, ogni cosa ha un suo rovescio della medaglia e, sebbene in misura ridotta rispetto alla categoria destinata ai lussuriosi, il tifoso juventino ricorda anche alcune giornate in cui ha potuto comprendere meglio il senso di metafore associate a sconfitte di guerra storiche come quella di Waterloo o Caporetto; così, nella marcia di avvicinamento al prossimo impegno di Verona contro il Chievo del signor Paluani, non riesco a non associare una delle suddette pagine nere ad un Chievo-Juventus che probabilmente oltre a rappresentare uno dei punti più bassi della storia recente bianconera, è anche un’ottima panacea per curare quel male strano che ogni tanto affligge il tifoso medio, colpendolo a tradimento come la più infame delle emicranie: l’insoddisfazione con annessa ansia da risultato.

Lungi dal generare quel fastidioso refrain del “vi meritate Tizio” e soprattutto fatalmente condizionato dall’essere stato presente sul luogo del delitto, torno indietro a quel gelido 17 Gennaio 2010 in cui una Juventus devastata da un numero abnorme di infortuni (ma toh..) e con un ruolino di marcia di 6 sconfitte negli ultimi 8 impegni ufficiali, si presenta al Bentegodi mentre i primi nuvoloni neri con relative ipotesi di esonero si addensano sulla testa del malcapitato Ferrara, ormai consapevole di essere arrivato al crepuscolo del suo brevissimo regno.
Nei giorni precedenti, la versione folkloristica e scellerata di quella che un tempo fu la famosa “triade”, nelle persone di Cobolli, Blanc e Secco, messa alle strette dalla falcidia che ha sterminato in particolare il reparto d’attacco, ha riportato a casa in fretta e furia Michele Paolucci, un ormai ex promessa della primavera mai sbocciata veramente, che però in quel delicato momento viene accolto dalla tifoseria, ormai in preda a delirio e allucinazioni, come una specie di salvatore della patria.
E’ anche la stagione del rapido disincanto, figlio dell’illusione di aver investito bene i 50 milioni di euro estivi sui brasiliani Diego e Felipe Melo, la prima senza Nedved e l’ultima di Camoranesi e Trezeguet, e gli strazianti 90 minuti di campo mostrano in modo spietato che l’unica cosa da fare è sperare che arrivi presto il mese di maggio, e che, se Paolucci aveva girato mezza Italia e tutte le serie professionistiche possibili, un motivo doveva pur esserci.

Il Chievo vincerà 1-0 con un gol di Sardo, Ferrara sarà sostituito con Zaccheroni 10 giorni dopo e soprattutto bisognerà aspettare un’altra stagione di lancinanti patimenti prima di incominciare quel magico cammino a cui tuttora stiamo assistendo: e allora sì, anche se per pochi minuti e senza alcun intento censorio, nasce spontaneo il monito a godersi appieno e senza fare troppo gli schizzinosi le pagine di storia che la Juventus sta scrivendo in questa epoca, al netto di qualche spina che talvolta si conficca in gola e anche delle “tranvate” europee a cui ultimamente abbiamo fatto di nuovo un’inopinata abitudine.

 

Per bilanciare un amarcord così pieno di mestizia, si potrebbe attingere a diversi Chievo-Juve andati decisamente meglio, anche perché l’episodio raccontato costituisce di fatto l’unica vittoria dei clivensi in 29 gare ufficiali, ma questo strano periodo in cui dilaga la bislacca inclinazione ad auto nominarsi avversario storico della Juventus ,definendo di conseguenza come “big match” quello contro i bianconeri, induce a ricordare come, al primo confronto in serie A disputato in veneto, questa partita sia anche stata una specie di sfida scudetto quando il neopromosso Chievo di Del Neri stupì il paese intero chiudendo il girone d’andata al terzo posto e arrivando ad ospitare la Juve, alla terza di ritorno, con le due squadre appaiate a pari punti.
Al fischio finale la Vecchia Signora si impose 3-1 non senza sofferenza, iniziando una marcia che portò al traguardo di maggio, giorno 5, anno di grazia 2002, in cui mentre i veronesi chiudevano con uno straordinario quinto posto la prima stagione nella massima serie, la Juventus……beh, dovreste ricordarlo, o al massimo, se proprio la memoria vi sta tradendo sul più bello, potete risolvere contattando un amico interista per chiedere lumi in merito.

 

Di Nevio Cappella