Quella volta che Malagò mi fece vedere Platini

di Antonello Angelini |

Juventus-Roma per gli juventini della Capitale è la partita dell’anno. Ma solo per quelli. Ne ho viste tante sia a Roma che a Torino. E’ la sfida tra i padroni del campo e i padroni dell’etere e della carta stampata. Mai sfida fu pregna di polemiche come questa. Tutto iniziò negli anni ’80 con il gol di Turone annullato ingiustamente (così almeno si è creduto per trent’anni) alla Roma in un’epica sfida Scudetto del 1981. Se n’è parlato per più di tre decenni e solo recentemente Carlo Sassi, storico moviolista Rai dell’epoca, ha fatto outing ammettendo che il famoso Telebeam che aveva dimostrato la regolarità del gol, fosse in realtà un tarocco di qualche giornalista Rai un po’ troppo tifoso giallorosso che “acchittò“ la moviola nel senso voluto. Questo è il video, per coloro che non l’avessero ancora ascoltato.

Da questa sfida nacque la balla metropolitana della “Juve che rubba”, sino ad arrivare al violinista Garcia dello scorso anno. Ovviamente, di errori in 35 anni di sfide ce ne sono stati da tutte e due le parti, ma i campioni mediatici giallorossi sono sempre riusciti nell’intento di insabbiare quelli a loro favore e di moltiplicare quelli contro.  D’altronde, bisogna ammetterlo, la loro bravura in radio, tv e testate cartacee è almeno pari a quella calcistica della Juventus. Ultras giallorossi travestiti da giornalisti sono presenti ovunque. Di juventini, nemmeno l’ombra (eppure sono il 25/30% della “popolazione” sportiva). Se si facesse un sondaggio prendendo i giornalisti come campione, il risultato potrebbe far pensare che l’Italia sia in maggioranza giallorossa e che gli juventini siano una sparuta minoranza.

Ad ogni modo, tornando ai miei ricordi, la prima sfida tra Juve e Roma allo stadio fu per me nell’anno dello scudetto della Roma: stagione 1982-83. Andai allo stadio senza biglietto accompagnato da mia madre. C’era il tutto esaurito ed i botteghini erano chiusi. Il sogno di vedere la mia Juve stava sfumando quando mia madre vide un signore che parlava con un gruppetto di persone, dicendo loro che biglietti non ce n’erano davanti ai cancelli della Tribuna Tevere. Era Vincenzo Malagò, padre dell’ odierno presidente del CONI e vecchio amico di famiglia. Mamma mi portò verso di lui (era consigliere della Roma) e chiese se c’era modo di acquistare un biglietto, almeno uno. Vincenzo fece un cenno con la testa e un occhiolino… forse una speranza c’era. Cinque minuti dopo, mi fece entrare allo stadio senza biglietto, in tribuna Tevere non numerata, non senza avermi prima raccomandato di non dire a nessuno che fossi juventino e di non esultare nel caso avesse segnato la Juve (cosa che comunque riteneva poco probabile vista la forza della Roma). Avevo 15 anni ed ero solo, all’ Olimpico, in uno dei settori più “giallorossi” (quello storico di Antonello Venditti, per capirsi). Eccitatissimo, avrei visto la Juve per la prima volta. Mamma scappò a casa sperando di non aver commesso un errore. Mi finsi milanista. Il Milan vinse con 4 gol a Bari e mi toccò esultare 4 volte per una partita di B. A tutti quelli intorno avevo raccontato che ero milanista per giustificarmi del fatto che fossi l’ unico senza sciarpa giallorossa nella sfida Scudetto. Falcao portò in vantaggio la Roma, poi il resto lo sapete: Platini e Brio ribaltarono il risultato nei minuti finali e fu trionfo. Sulla punizione di Platini riuscii a stare calmo, al gol di Brio invece esultai come un pazzo prendendo direttamente l’imboccatura della uscita… prima che mi uccidessero! Dopo aver esultato 4 volte ai gol del Milan e averli imbrogliati tutti, quella soddisfazione me la dovevo proprio togliere!