Quel “pizzino” senza la parola “Sarri”

di Giuseppe Gariffo |

Quando Sarri fu presentato all’Allianz Stadium, il 20 Giugno 2019, Andrea Agnelli non era sul palco. C’era poche settimane prima, per il saluto a Massimiliano Allegri. C’è stato pochi giorni fa, per riabbracciare Andrea Pirlo, nuovo allenatore della Juventus Under23.

Quando Sarri fu presentato all’Allianz Stadium nessuno stabilì le “regole d’ingaggio”, prima delle domande. Così due terzi di conferenza trascorsero parlando di Napoli, del Napoli e dei suoi tifosi. Nonostante uno stemma alle spalle calcisticamente ben più prestigioso, detto con il massimo rispetto, ed un progetto calcistico che meritava più interesse delle polemicucce da quattro soldi sul passato.

Sembrava mancare la Juventus, quel giorno. E’ stata prepotentemente presente, alcuni giorni fa, invece, accanto a Pirlo. Parlando della squadra B e svelando una progettualità incessante, anni luce avanti a quasi tutti gli altri club italiani. Ogni scelta, è stata motivata all’interno di un disegno più ampio del quale in Continassa hanno chiari i passaggi fondamentali. Gli interventi di Paratici e Cherubini hanno confermato la delocalizzazione delle responsabilità in casa Juve. Ogni dirigente ha pieni poteri nella sua area, sia pur nella condivisione, e si assume le responsabilità delle proprie azioni davanti alla proprietà.

Pur stabilendo regole di ingaggio chiare (“non risponderemo a domande che non riguardano l’Under23”), il Presidente Agnelli ha “accarezzato”, in due passaggi, temi relativi alla prima squadra. Nella prima parte del suo intervento ha lodato Pirlo, dichiarando di augurarsi che il suo sia un percorso che possa portarlo, un giorno, ad allenare la prima squadra. Nella successiva parentesi prima delle domande dei giornalisti, Agnelli si è complimentato con Nedved e Paratici per la vittoria del nono scudetto, sottolineando la difficoltà di un anno di reset dovuto alla sostituzione di tredici membri dello staff tecnico.

Tutte le parole del Presidente sono dirette e mirate. Per non sbagliarne o dimenticarne alcuna, si affida ad un “pizzino” guida. E fa riflettere che mai, nel corso della conferenza, venga nominato Maurizio Sarri. Compare solo una volta la parola “allenatore”, tra “i dottori” e “lo staff tecnico”. Ma nel “pizzino”, Sarri non c’era scritto proprio mai.

Overthinking? Può darsi e ce lo auguriamo pure. E’ alimentato però anche dalla festa di ieri, ripresa dal vivo dal canale Twitter Ufficiale della Juventus che, nemmeno qui, ha postato immagini del tecnico toscano nel corso della festa.

L’impressione è quella di una “scintilla” mai scoccata tra i piani alti della Juventus e Maurizio Sarri. Le motivazioni potrebbero essere tante: un’identità (più che un’astratta “bellezza“) di gioco mai mostrata dalla squadra; una forma di comunicazione che, nonostante un netto miglioramento rispetto al periodo partenopeo, non si è mai sintonizzata con l’habitus juventino; i rumors su uno spogliatoio che, specie nei componenti più storici, non ha grande fiducia nelle idee del tecnico.

Chissà. La strana appendice di questa stagione, chiamata Champions League, potrà certamente riscrivere il giudizio sull’annata di Sarri, che ha comunque già iscritto il suo nome nella storia della Juventus con il nono scudetto consecutivo. Ma a prescindere dall’epilogo, se l’unità di intenti tra le parti non è granitica, ci aspettiamo che in Continassa si rifletterà sul futuro della panchina bianconera.

D’altra parte anche “cambiare prima di essere costretti a farlo” è una frase del Presidente. Una pietra miliare per qualunque dirigente d’azienda lungimirante.


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