Quel Juventus-Olympiacos in cui tutto cominciò

di Michael Crisci |

pogba

 

Domani Juve-Olympiacos all’Allianz, seconda giornata del girone di Champions 2017/2018. Quando si parla di Olympiacos, la mente va subito al gol di Djordjievic nel 98/99, alcuni ricorderanno il 7-0 del 2003/2004, ma c’è uno Juve-Olympiacos della storia recente che nasconde molti più significati di quanto possa sembrare

Novembre 2014: la prima Juve di Allegri, dopo una vittoria casalinga col Malmoe, cade inesorabilmente nelle 2 trasferte con l’Atletico e ad Atene.

Si arriva così al match da dentro o fuori, in casa coi greci. La vigilia è frenetica, ci viene a trovare anche la nostra amica pioggia, che bagnerà poi tutto il match. Andiamo in vantaggio con un capolavoro su punizione di Pirlo, pareggia subito Botia, poi nella ripresa N’Dinga gela l’allora JStadium, prima che Llorente, in collaborazione con Roberto, e Pogba completassero il rimontone.

Nel finale ci fu tempo anche per un rigore sbagliato da Vidal, Allegri a fine gara inaugurò il suo celeberrimo hashtag #fiuuu

Se non fossimo riusciti in quella rimonta? Se Roberto le avesse parate tutte come all’andata? Cosa sarebbe successo? Juve-Olympiacos è forse la più importante slinding door degli ultimi anni. Senza quella rimonta saremmo ritornati tristemente in Europa League, con addosso i fantasmi di Istanbul e del Benfica. Magari avremmo perso l’entusiasmo, avremmo potuto credere alle funeste profezie di Conte, e di rimbalzo il contraccolpo si sarebbe potuto sentire anche in campionato. Senza quella rimonta non ci sarebbe stata Berlino. Delusione finale sì ma che fantastico percorso e che inizio di un triennio di nuove consapevolezze europee!

Senza quella finale non avremmo mai avuto un incremento così repentino del fatturato, e non avremmo potuto permetterci alcuni giocatori, non avremmo valorizzato così tanto altri giocatori poi ceduti, e difficilmente saremmo oggi in grado di pagare alcuni stipendi come quello di Dybala.

Forse la Juve sarebbe comunque arrivata lì in alto, ma in molto più tempo. Senza quella rimonta non ci sarebbe stata l’epifania della difesa a 4, marchio di fabbrica europeo di Allegr, e compagna di molte vittorie: Real e Barcellona in primis.

Da quel giorno abbiamo un po’ tutti cominciato a credere di poter essere all’altezza di questa manifestazione, per quanto maledetta continuiamo a considerarla ancora adesso. E’ vero che ci sono stati dei passaggi a vuoto, è vero che abbiamo alcune volte fatto di nuovo ricorso alla difesa a 3, è vero soprattutto che quell’ultimo maledetto atto è ancora un ostacolo che non riusciamo a superare. La verità oggettiva però resta: crescita tecnica e mentale continua e incalzante di anno in anno, con 2 finali giocate e uno status internazionale sempre più importante.

Domani un Olympiacos in crisi torna a Torino. Tre anni fa il nostro fiore all’occhiello era Pogba, un centrocampista, oggi è il “Diez” Paulo Dybala, un attaccante. Segno che il baricentro della squadra si è spostato mano a mano in avanti, come si conviene a un top club europeo. Ed è tutto successo da quel piovoso mercoledì, dove forse, senza che ce ne accorgessimo, è cominciato tutto