Quei tifosi vip, juventini ma non troppo…

di Juventibus |

C’è un noto film del 1956, “La banda degli onesti”, che ha introdotto nel lessico corrente questa espressione, poi ripresa, con sarcasmo ed ironia, nei confronti di un altrettanto illustre club che, invocando l’intervenuta prescrizione, ha potuto continuare a proclamarsi estraneo, ed anzi, vittima, rispetto alle note vicende di Calciopoli.

Passando per il grido distintivo di alcuni attivisti e parlamentari nelle piazze ed aule istituzionali (“onestà, onestà!”), il volersi dotare a tutti i costi di una patente di “onestà” – quasi che non sia una qualità presunta, ma vada dimostrata – ha contagiato parte della (fin troppo) smisurata tifoseria bianconera. Al suo interno, alcuni tifosi, anche “vip”, non mancano di definirsi “juventini, però onesti”, come a scusarsi della propria fede calcistica ed evidenziare che i due termini vicini sono un ossimoro, una cosa che esclude l’altra in automatico, come una frazione algebrica che perde di significato quando il denominatore si annulla.

Questi paladini, amanti del quieto vivere, sono progressivamente aumentati dopo il 2006, sulla scorta dell’operazione “simpatia”, promossa dai subentrati dirigenti dell’epoca. Il successivo insediamento di Agnelli e Conte strideva decisamente con questa presa di posizione e, pertanto, il gruppo si è leggermente ristretto, pur restando però presente, specie sui social, con qualche isolato esponente, spesso persino “vip”.

Probabilmente, i “vip” pensano che il dichiararsi juventini possa sempre giovare alla loro popolarità tra i supporter più numerosi in Italia e che il dichiararsi “però onesti” li possa mettere al riparo dalle accuse di quella corrente mediatica dominante (meglio noto come “sentimento popolare”) che, da oltre dieci anni, ha individuato nella Juventus (anche ora, senza più Moggi) la causa fondamentale dei mali e delle nefandezze che si perpetrano nel calcio italiano.

Costoro partecipano alle vittorie con placido ed aristocratico distacco, lo stesso che ostentano in caso di un pareggio o una sconfitta: partecipare non è importante, è l’unica cosa che conta. Jean-Claude Blanc, d’altra parte, era un ex decoubertiano, anche se ora che ha molto da spendere, spende per vincere. E comunque, le vittorie sono legittime soltanto se l’avversario le riconosce, altrimenti tocca vergognarsene.

In questa categoria di “juventini loro malgrado”, appunto perché onesti, si è iscritto di recente il deputato Pippo Civati, sulla falsariga di coloro che avevano ritenuto opportuno precisare di essere sì juventini, ma diversi (“onesti” appunto), prendendo le giuste distanze da tutte le vittorie maturate sotto la Triade o, comunque, invalidate anche da un solo episodio “dubbio” (si ricordano: Pippo Baudo, Antonio Di Pietro e il mitico Marco Travaglio).

Queste “mosche bianche” (ma quanto bianconere?), questi tifosi 1.0 (che si beano delle annate antecedenti al ’94, al massimo connotate dal “Go’ de Turone”) ci tengono a partecipare ai media la loro pena, il loro “travaglio” (!), nel tifare per una squadra, che non avrebbe fatto sempre dell’onestà (e, quindi, della lealtà sportiva) il proprio mantra. Sono anche coloro che giudicano Max Allegri un arrogante – altro termine di recente molto usato – forse perché anche l’ultimo allenatore pre-Calciopoli, Fabio Capello, lo era un bel po’.

Lo dico da juventino” è la consueta premessa che accompagna le loro dichiarazioni, per far capire all’interlocutore di fede diversa (e, comunque, opposta) che, ciononostante, sono in grado di esprimere un parere lucido e obiettivo: “Chiellini andava espulso”, “Meritavamo la C”, “Conte andava radiato”. Sotto un recente tweet dell’amico Pistocchi: “Premetto che sono juventino e per me sono 33” (scudetti, N.d.R.). Era, dunque, preferibile essere “perdenti, ma simpatici”, come quando lo sconosciuto Ricchiuti del Rimini diventò eroe nazionale e Pepito Rossi, come di recente ha ammesso, raggiungeva il culmine della propria carriera segnandoci la tripletta al Franchi nel 2014.

Juventini non pentiti, ma quasi.

Si scusano della loro fede e non si comprende perché debbano soffrire così tanto di questa condizione, essendo sufficiente non dichiararsi tifosi juventini o cambiare squadra: ci sono tante squadre che sono “oneste”, per definizione e che, per di più, giocano anche un calcio migliore… A proposito: il più celebre, appassionato e fedele dei – sempre più numerosi – portavoce di quella squadra, che esprime un gioco talmente “impressionante”, che persino Guardiola si è dovuto “adattare”, nella sua seguitissima trasmissione, aveva garantito ad uno juventino in collegamento telefonico che, soltanto se fosse stato “onesto”, i meriti e le vittorie della sua squadra gli sarebbero stati riconosciuti. C’è da crederci?

Dopotutto, come si può essere juventino e anche onesto? A chi vuoi darla a bere? “Non bisogna generalizzare”, ti risponderebbe il tifoso onesto. E già così, si è messo fuori dal coro e al di sopra dello stesso. Migliore di quelli come lui, in quanto diverso, obiettivo, non come quei gobbi ladri lì.

Tuttavia, non è detto che il suo pentimento, l’ammissione di alcuni favori arbitrali ricevuti, l’allinearsi con ciò che i più pensano, siano del tutto autentici: può essere per lui più conveniente evitare discussioni ed anzi guadagnare la stima di colleghi, amici e parenti, tifosi avversari, che gli riconoscano di essere diverso e migliore dagli altri “gobbi”.

Il leggendario “juventino atipico”.

 

di VITTORIO AVERSANO