Quattro problemi (più uno) del calcio italiano

di Fabio Giambò |

Il problema non sono gli isterici di turno, che una volta vestono la sciarpa azzurra e quella dopo quella nerazzurra, o decidete voi il colore della maglietta. I problemi sono altri.

Un problema è la stampa che in altri contesti parla di campionati falsati, di ruberie, di complotti e giochi di potere vari: tesi che fanno presumo vendere, la Juve è la squadra più amata d’Italia, ma c’è un 70% che la odia come si può odiare un pedofilo che violenta un bambino. Ci hanno costruito Calciopoli, cucendo, tagliando ed omettendo, fra incompetenze (lo dichiarano loro di essere incompetenti, mica io) varie.

Un problema è che il cretino di turno è incapace di ragionare autonomamente, e dunque apre bocca ed inghiotte queste quotidiane pillole d’odio spacciate per approfondimenti dovuti. Inutile fare i soliti nomi, gli stessi, a turno, che poi non hanno il coraggio di dire a chi si lamenta sempre che farebbe bene a stare in silenzio considerando quanto successo. E non è la prima volta, questa è semplicemente quella più eclatante.

Un problema è che ci dicono sempre che la classe arbitrale italiana è di alto livello, ma poi quello che sarebbe fra i migliori in 8 giorni ne combina due stratosferiche, di cui la seconda è allucinante che non la colga neanche davanti al video comodamente seduto in sala VAR.

Un problema è che il calcio non è uno sport come qualcuno vorrebbe fare intendere, il calcio a questi livelli è lavoro e business, è una fabbrica che sta andando a picco per una serie di fattori che includono quanto sopra: non è così che si vende, se non illudendosi a breve gittata.

IL problema è che, tranne qualche rarissima eccezione – che poi significa rompere gli schemi come qualcuno sta tentando di fare in controtendenza da poco meno di 10 anni -, il 99.9% di addetti di addetti ai lavori e appassionati continua a guardare il dito e ad indignarsi, e nessuno si accorge della Luna lì sullo sfondo.

La mia passione resterà comunque sempre viva, per quanto scemata dall’estate del 2006 in avanti, ma so comunque come alimentarla perché io, nel mio piccolo e sicuramente senza possibilità di successo, certe battaglie le porto avanti da tempi non sospetti. Quella di tanti altri invece è finita nella monnezza insieme alla dignità professionale o anche semplicemente alla dignità da tifosi.

Buona partita.