Quanto manca il dodicesimo titolare?

di Davide Terruzzi |

E’ il compleanno di Pereyra (auguri!). Perché non cogliamo l’occasione per parlare di lui?”

Prima di scrivere l’approfondimento su un giocatore, mia abitudine è quella di andare alla ricerca di qualche informazione spulciando su Internet. Appena inizio a digitare P,E,R,E,Y Google mi suggerisce, tra le diverse possibilità di scelta, “pereyra infortunio”. Non mancano poi le domande “quando rientra?”. Già, quando rientra. Perché bisogna per forza di cose partire da questa assenza prolungata se si vuole parlare del Tucumano. L’impressione è di avere in rosa un giocatore a volte dimenticato, non sempre goduto pienamente. Quando è arrivato alla Juventus, mi domandavo quale sarebbe potuto essere il suo utilizzo da parte di Massimiliano Allegri. La curiosità nasceva da due considerazioni: la prima è legata al suo passato all’Udinese, dove Guidolin è stato un maestro nell’allevare giocatore polivalenti, duttili (anche l’Isla pre-infortunio era in grado di giocare in due-tre ruoli) ma necessariamente da specializzare in un contesto diverso; la seconda deriva dal fatto che Pereyra è stato cercato dalla Juventus con Antonio Conte in panchina – sarebbe stato il Cuadrado attuale? – e poi acquistato nonostante il cambio d’allenatore, segnale di un calciatore fortemente voluto dalla società.

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Il Tucumano è stato nel primo anno il trequartista ideale per Allegri. Più di Vidal. Certo c’è voluto del tempo, quei mesi d’ambientamento e di apprendistato, prima di sviluppare quella capacità di agire come battitore libero in cerca di spazio, abile a dare sostegno al compagno, a offrire una linea di passaggio verticale o in ampiezza. Pereyra è progressivamente maturato nella lettura delle situazioni, analizzando prima il contesto e poi muovendosi di conseguenza. Il suo scatto rapido lo rende difficile da coprire quando riesce a inserirsi senza palla nei tempi giusti. Giocatore di strappo e meno di governo, le sue progressioni palla al piede si sono rivelate molto utili nelle transizioni cercate e volute dalla Juventus di Allegri. Fosse un’opera d’arte sarebbe un taglio, uno squarcio profondo sulla tela: questo è Pereyra in campo. La duttilità rappresenta una risorsa: trequartista, esterno nel 4321 con tendenze al tridente di Firenze in Coppa Italia, centrocampista centrale nel 352. Come a Dortmund, dove sfodera una delle sue migliori prestazioni in questo ruolo.

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Ogni volta che il Tucumano prende palla e parte in una delle sue progressioni, una mia vocina interiore aumenta sempre il più tono per suggerirgli: “alza la testa, testa alta, non andare a sbattere contro il muro”. Anche questo è Pereyra. Non è una questione di giocare a due o dieci tocchi. E’ qualcosa di più complicato. La palla va scaricata nei tempi e nei modi giusti. Quando serve e come si deve. Tecnicamente bene, direbbe Allegri. E poi i gol: “tira Tucu, tira!”. Ancora la vocina. Rifinitura e finalizzazione sono gli aspetti di gioco in cui il Tucumano balbetta. Le balbuzie passano lavorandoci sopra con costanza e impegno, ma la condizione è potersi allenare regolarmente. Questi continui infortuni che lo stanno tormentando – e ancora oggi non sappiamo esattamente quando tornerà – rallentano i miglioramenti necessari per sviluppare le potenzialità.

Pereyra è questo giocatore. E alla Juventus sta mancando un calciatore in grado di cambiare il passo, generando tagli, squarci con le sue progressioni e inserimenti. Non è questione di modulo (col suo recupero Allegri potrebbe anche riabbracciare talvolta l’opzione 4312), ma di caratteristiche. L’anno scorso è stato il dodicesimo titolare, ruolo che aveva interpretato nel migliore dei modi. Ora manca uno così, in grado di strappare le partite, generare superiorità con le sue abilità tecniche nello stretto, le sue progressioni con o senza palla negli spazi aperti. Ecco perché speriamo possa tornare al più presto.