Quando penso alle prossime tre partite allo Stadium

di Pietro Salvatori |

Quattro partite, 12 punti. Se non fosse la normalità o quasi da sei anni i titoloni per una grande Juve si sprecherebbero. Il tifoso juventino gode, non gliene frega nulla se tv e giornali si sono assuefatti, perché quando ami davvero ogni mattina ti svegli ed è come se la vedessi per la prima volta. E come ogni innamorato, per quanto tutto vada come deve andare, ti poni sempre in discussione: riuscirò a mantenere questo stato d’estasi? Mi sta dando qualche segnale d’insofferenza? Come la stupisco domani? Dove la porto a cena? Proviamo a darci delle risposte.

 

Calendario. Alle viste tre partite allo Stadium. Si gioca in casa, si sta come in quel ristorante dove la porti la prima volta. Conosci i camerieri, sai cosa devi ordinare per stupirla, il distillato a fine cena è stellare e offerto dalla casa. Se tutto va come deve andare stai in carrozza. Arrivano la Fiorentina, il Torino e l’Olympiacos. I viola, il derby, la maledettissima Champions. L’opportunità è grande. Avversari tosti, rivalità storiche. Il livello è tale che se le vinci tutte e tre tv e giornali diranno che hai fatto il tuo dovere. Bene, bravi, ma a noi non ce ne frega niente. Perché schizzeresti a diciotto punti in campionato, riapriresti con una spallata il treno europeo, metteresti in discesa la strada verso un ottobre ostico come non mai. E scusate se è poco, noi non ci assuefacciamo mai.

 

Eh, ma quando c’era la Bbc… Prime 4 giornate 2015/16 e 2016/17 4 gol subiti: “Grande Bcc!”. Prime 4 giornate 2017/18 3 gol subiti: “C’è un problema con la difesa”. Lo sciocchezziario è servito. Abbiamo un problema in difesa? Certo. Bonucci e Dani Alves non è che li sostituisci al mattino andando al banco frutta del mercato. Finora si è palesato? No. La Supercoppa giocata sotto il ferragosto non è paradigma se non di se stessa, Barcellona è una storia a parte (che affrontiamo poco sotto). La fase difensiva bianconera, fino a prova contraria tiene, e tiene bene, tra gol tutti insieme li abbiamo presi da maglie blaugrana, mica celesti (ogni riferimento a ex di turno è puramente voluto). Le prossime tre partite saranno un banco di prova importante. Il Torino soprattutto, per il suo potenziale offensivo. Ma anche Fiorentina e Olympiacos, per scacciare quei brutti cali di tensione che spesso piombano sulle maglie bianconere intorpidendole.A oggi le chiacchiere stanno a zero, le vulgate da bar annegate in distillati di zucchero di canna. Le domande, se ci sono, hanno un orizzonte di lungo periodo, e solo poste così hanno un senso. Facciamocele.

 

Championsteiner. Mi capita spesso che nella chat di Juventibus sia in esigua minoranza. Il caso di Lichtsteiner out dalla lista Champions è stato uno di questi (in effetti, ora che ci penso, le volte in cui sono in minoranza coincidono preoccupantemente con l’argomento Champions, vedi sotto). Nel senso che o vendi un giocatore che ha chiesto almeno un paio di volte di andare via, o ci punti seriamente. Soprattutto nell’anno in cui va via Alves, e a destra ti ritrovi con l’enigma De Sciglio e come altra soluzione hai preso un centrale adattato. Perché poi se ti ritrovi con Sturaro adattato terzino al Camp Nou acquisisco almeno un paio di bonus-maledizioni da spendere, e tu ci devi stare. Ora in Champions fateci vedere Howedes, però. E subito per favore.

 

Tutti a sinistra. Il calendario è fitto, gli avversari sono tosti, Alex Sandro non è infinito. Nel senso che a sprazzi dovrà riposare. E l’unica soluzione di ruolo è un altro adattato, Asamoah. Che sta facendo vedere buone cose, ma ecco, ogni volta che non vedo il nome di Checco Ciccio fra i titolari a me un po’ d’ansia viene.

 

Camalejuve. Si dirà che alle brutte puoi sempre tornare alla soluzione a tre dietro. Mi convincerebbe solo in un caso. Quello in cui Allegri trovi le misure per adattare Bernardeschi da esterno a tutta fascia. Un ruolo per cui a Firenze hanno maledetto Paulo Sousa, ma che forse potrebbe essere il plus dell’avventura juventina dell’ex viola. Con Sandro dall’altra parte, sarebbe una Juve tanto compatta quanto in grado di schierare due grandi frecce sulle ali. Sai che sballo provarla a Firenze?

 

4-2-3-1 o 4-3-3? Ormai con Allegri conviviamo. Non ha senso chiedergli di costruire una squadra con principi tattici definitialla Guardiola o alla Klopp (per quanto anche quelli siano mutati nel tempo). Il pragmatismo del conte Max ci ha portato dove ci ha portato, e avanti così. Il 4-2-3-1 ha fatto le nostre fortune l’hanno scorso. Ma se prendi un Matuidi lo sfrutti meglio da mezz’ala pura. Senza contare che Bentancour è stato uno degli acquisti migliori in proiezione futura, passato totalmente sottotraccia. L’uruguagio è stato schierato finora da mezz’ala, mi piacerebbe vederlo nella classica posizione da volante davanti la difesa, con il francese e Pjanic incursori, sai che bellezza. Senza contare che lì hai anche Marchisio. Insomma, come fu l’anno scorso per l’attacco, quest’anno la duttilità tattica del centrocampo potrebbe essere una solida arma in più nel corso della stagione. Soprattutto con avversari diversi come quelli che ci aspettano. Unica avvertenza: non abusarne.

 

Where is Higuain? Io vorrei avere sempre un amico come il Pipita. Vai con lui in pizzeria il sabato sera, la domenica mattina ti fa vincere la partita ai campetti di Torino, Roma, Napoli, Firenze ecc.ecc.ecc. Detto questo, la sua assenza nelle grandi partite internazionali non può non essere un tema di discussione. Ma proprio per questo non bisogna mollare. Fiorentina, Toro, Olympiacos: sempre titolare. Perché avere fiducia aiuta a segnare, e segnare aiuta a segnare ancora. E quando deve riposare hai un tank croato che ne può fare le veci. O un Dybala che può fare tutto.Ma non è questo il momento.

 

Ma la Juve non è allenante. Tancredi Palmeri ha scritto che la Juventus non è allenante per Dybala. Mi sto ancora chiedendo il senso profondo di questa affermazione. Ho concluso che sia un messaggio in codice per qualcuno. Tipo “Il dolce suono dei violini in autunno…” di Radio Londra. Annunciava il D-day, ma vallo a capire, noi siamo i tedeschi, no? Se la Juve non è allenante per Dybala, il Napoli è una bocciofila per Mertens, la Roma un club di ramino per Dzeko. Anche perché uno che tutto sommato non fa il bomber e che segna così a raffica a inizio stagione proprio così poco allenato non sembra. Potremmo aprire il discorso su quanto sia poco allenante il campionato italiano. Hey, aspetta un attimo. E la Fiorentina rinata? E un Toro da Europa? Ma non era questa la Serie A più equilibrata da anni?

 

Cardiff dopo Cardiff. Eccoci al secondo argomento sul quale sono stato travolto nella chat di Juventibus. Io il 3-0 di Barcellona non lo accetto. O meglio, non accetto i discorsi “Eh ma quando Messi fa Messi”. Sono come quei discorsi dei tifosi di rugby che dopo l’ennesima sveglia dell’Italia al 6 Nazioni spiegano “quanti progressi, abbiamo giocato bene” (conosco il tema, mi autodenuncio, li faccio anche io da anni). O i discorsi “Eh ma il Barca nei gironi di Champions…”. O peggio ancora: “Eh ma per un tempo abbiamo giocato alla pari”. Se vuoi essere al livello del Barcellona anzitutto devi concepirti al livello del Barcellona. E devi pretendere di giocare al livello del Barcellona, sapendo che le partite durano 90 minuti. Più recupero. E quindi hai preso tre schiaffi e vai a casa muto. Ma non ditemi che va tutto bene madama la marchesa. Da qui tre corollari. 1) Tra Fiorentina, Torino e Olympiacos quella con i greci diventa la partita più importante. Per rimettere subito in chiaro chi sei e cosa vuoi, e anche per riaggiustare subito quello che non dovesse essere andato nelle due precedenti partite di campionato. 2) Fateci vedere Howedes a destra. Ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di sapere se un mondo oltre a De Sciglio è possibile. 3) Nell’antica Roma il generale vincitore sfilava ai fori su una biga. Ai fori, portato in trionfo dalla città Dietro di lui un uomo con un braccio gli reggeva alta sul capo una corona d’alloro. Per ricordargli in tutta quella caciara che però in fondo era solo un uomo e non un dio gli ripeteva incessantemente “Memento mori”. Ecco, in campo non si può. Però ingaggiare omini che fin dentro il tunnel ripetano incessantemente a tutti “Le partite durano 90 minuti”. Per un calo di tensione in una bella mattina di sole anche Cesare ci ha lasciato la pelle.