Quando sei un Agnelli – tutte le emozioni del Presidente

di Sandro Scarpa |

 

Sei un Agnelli. Sei uno dei manager sportivi più vincenti e competenti del globo. Hai ereditato la Juve -la madre delle passioni d’infanzia, la sorella compagna di vita, ora la tua creatura- nel peggior momento della storia, sul piano sportivo e organizzativo. L’hai ricostruita, resa vincente, fiera, ricondotta ad un profilo imprenditoriale che fa da modello trainante in Italia, invidiabile in Europa e sul trampolino di lancio nei nuovi mercati e scenari internazionali.

 

Sei un Agnelli. Hai vissuto la Famiglia ai massimi splendori del suo potere, con zio e padre a imporre al Paese e al mondo marchio industriali e sportivi, passioni e stili di vita e di business: FIAT, Ferrari, Juve. Sei cresciuto presto anche nelle tragedie e nell’uscita di scena della generazione precedente. Sei diventato ora tu “quell’Agnelli“, hai attraversato anche svolte di vita importanti, perso e poi ritrovato la serenità.

Poi ti svegli una mattina e sei ammanicato con la ‘ndrangheta, sei su tutti i media, hai incontrato boss mafiosi, collaborato con la malavita, hai agevolato, fatto affari, promesse, hai mischiato la tua madre e creatura, il tuo gioiello sportivo e di business, con quanto di più basso e criminale ci sia in questo Paese. E sai bene che è quanto di più lontano dal vero possa esserci. E’ un inferno emotivo.

 

La storia è nota ma va riassunta. La giustizia ordinaria da anni indaga su infiltrazioni mafiose in Piemonte e (anche) nella curva Juve, soprattutto a seguito del suicidio di Raffaele Bucci (individuato dalla Juve come portavoce di uno dei tanti storici gruppi ultrà) e successivamente con le attenzioni rivolte a Rocco Dominello, altro interlocutore di un nuovo gruppo emergente di tifosi. La Procura di Torino, dopo indagini accurate, audizioni e intercettazioni ha archiviato la posizione di Juve e dirigenti, sentiti sempre e solo come testimoni (e al massimo parte lesa) e non indagati nel processo che sta per iniziare.

La Procura FIGC, che è un organo di giustizia privata, ha chiesto e ricevuto le carte dell’indagine e avrebbe ravvisato irregolarità come la vendita eccessiva di biglietti ad una sola persona/gruppo (la regola è non più di 4 biglietti a testa..) e prelazioni/agevolazioni per alcuni personaggi. Ineccepibile, se non fosse che vendere, svendere o addirittura regalare biglietti a gruppi e capi ultrà è l’architrave del calcio italiano da decenni. Cioè che invece travalica le competenze del neo-procuratore Pecoraro è l’accenno alla ‘ndrangheta, l’accusa di collaborazione, di incontri e connivenza coi boss! Intanto non spetta alla giustizia sportiva alcuna accusa su materie penali per le quali la posizione Juve è già stata appurata ed archiviata, e soprattutto, lo ribadisce Agnelli con veemenza, i soggetti in questione, presenti agli incontri con i dirigenti Juve, erano incensurati e autorizzati dalla DIGOS. Peraltro Agnelli, sia pubblicamente, sia in alcune intercettazioni con un dirigente Juve, nega incontri con Dominello (due, tre, cinque volte al telefono, quasi incredulo) i quale invece millanta tali incontri in altre intercettazioni.

 

Sei un Agnelli. Dopo aver riportato la Juve ai vertici del calcio mondiale e dell’industria sportiva, hai speso tempo, passione e competenza nella politica calcistica europea, portando l‘ECA (associazione club europei) a sedere nell’UEFA Committee e riformare la Champions. Da anni ti batti per innovare il decadente e gattopardesco sistema calcio italiano, colmare il gap con le altre federazioni/leghe in termini di impianti, formazione, managerialità, vendita dei diritti TV, giustizia sportiva.

Sei il Presidente. Anzi, il chairman che parla di equity e vision, in mezzo ai patron da operetta che parlano di rette parallele e cazzimma. Voli alto, delegando la gestione operativa e sportiva ad un gruppo di manager che sta cambiando (e dominando) il calcio, con nuove filosofie legate al brand, con uno stadio di proprietà, una cittadella, Academy e partnership internazionali, collaborazioni con l’Unesco. Il tutto tra chi invece briga con mestieranti della politica, intreccia rapporti amicali con ex-Prefetti e tesse trame di retroguardia.

 

Eppure, questa è la storia della Juve. Andrea lo sa bene. La Juve è più di una squadra, davvero. E’ la gioia che ti allarga il sorriso, il pathos che ti contorce le viscere, è la fratellanza, l’appartenenza, il sogno, l’emozione primigenia. La Juve è un basic instinct, bianco e nero. Lo è per tutti i tifosi, figuriamoci per il primus inter pares. Come ogni istinto base vincente e di successo ha la controparte di odio, accanimento, rabbia. Per tifo contrario, per interessi professionali, per fama o per ragioni economiche e politiche.

Il chairman illuminato e vincente gettato nel fango della ‘ndrangheta, il ragazzo Agnelli diventato uomo e pontefice della religione juventina, additato ingiustamente e sbattuto mostruosamente, con la sua Juve, in prima pagina.

E’ successo già a quel manipolo di campioni bianconeri di immensa classe e cultura del lavoro che vennero consegnati alla storia come dopati, per l’uso di farmaci leciti comuni a tutti i club. E’ accaduto già a quella dirigenza e squadra ancor più dominante, relegata e distrutta, marchiata come artefice del “più grande scandalo della storia del calcio“, solo perché aveva rapporti con un sistema tirato per la giacca da tutte. E’ la stessa storia del mister capitano che torna da leader vincente e viene incastrato come manipolatore di combine, o il portiere eroe che ha difeso e indossato i colori Juve più di tutti nella storia, etichettato come incallito scommettitore.

E’ il nero dell’odio che aggredisce e sporca il bianconero. Quelle “procedure sperimentali” del sistema che ancora una volta attacca, destabilizza, danneggia l’immagine Juve, glissando su tutto il resto, sui veri illeciti, su altri clamorosi scandali del nostro calcio. Quello stesso calcio che poi si bea dei trionfi mondiali griffati Juve e sopravvive, in termini di prestigio europeo e sistema economico, solo grazie ai bianconeri.

 

Nessuno può lontanamente immaginare il tumultuoso turbinio di emozioni che Andrea vive in questi mesi, tra procure, voci sotterranee e malevoli di dissidi interni col cugino John Elkann, e ora con la madre di tutte le accusa calunniose.

Nei cinque minuti della conferenza di Andrea c’è una sottile vibrazione nervosa che serpeggia tre le frasi pure nette e incontrovertibili, c’è un sottotesto emotivo pregno di indignazione e amarezza, nei movimenti della testa, dello sguardo. Qui si è andati oltre in modo esiziale. Qui non c’è un sistema sportivo manipolato che può accusare di tutto quel Moggi, “lo stalliere” della Real Casa ormai scaricato, o trascinare in basso quel Giraudo, mai troppo celebrato manager da cui Andrea ha carpito visioni e lungimiranza. Qui c’è un organo politico che attacca un Agnelli, e la famiglia ha risposto e risponderà inequivocabilmente, come subito fatto da Elkann a stretto giro.

Soprattutto, alla fine di quei cinque minuti, la voce di Andrea si distende, il tono diventa più sicuro, pieno, animato da una combattività che gli fa compiere uno scarto netto rispetto all’indignato turbamento iniziale. Il volto diventa più controllato, lo sguardo si riaccende e Andrea pronuncia queste parole,

“Mi spiace deludervi, ma questo gruppo dirigente, formato dal sottoscritto, da Marotta, dal vicepresidente Nedved, dal direttore sportivo Fabio Paratici, ha intenzione di continuare a far crescere la Juventus ancora per parecchio tempo.”

Ancora e sempre la forza del singolo e del leader che riemerge contro le ondate degli attacchi e lo fa appoggiandosi alla squadra. E per la prima volta un Agnelli sotto attacco diretto, che non reagisce nelle segrete stanze come altri pseudo-potenti, ma alza la testa e guarda in faccia nemici, amici e tifosi, rivendicando le sue ragioni.

Anche questa è la storia della Juve.  #FinoAllaFine