Quando Sarri dice cose da Juve

di Leonardo Dorini |

Nel dopo-partita di Juventus-Roma in sala stampa è stato ricordato a Maurizio Sarri il track-record delle sue gare interne sin qui: 14 vittorie e 1 pareggio (il 2-2 con il Sassuolo).

La domanda è stata: “Che effetto le fa, Mister?”. La risposta è senza dubbio un puro distillato di juventinità: “L’effetto è che ancora ci girano per quella che s’è pareggiata”.

Il tecnico toscano quindi, dopo mezza stagione, sta entrando perfettamente nel mood dell’essere bianconeri: alle risposte sempre argomentate, al succedersi logico e razionale degli argomenti, preferibilmente di campo, ora sembra aggiungersi un tasso in aumento di bianconero, quello stesso che all’esterno appare come supponenza, spocchia, e che invece – dall’interno – diventa una cosa più semplice: se tu sei in un Club che le può vincere tutte, le vuoi vincere tutte. Devi farlo, lo devi al Club, allo Stadio, a tutto il movimento che ti segue: e ti scoccia infinitamente se hai lasciato anche solo due punti agli altri.

E’ lo stesso principio che fa sì che l’ambiente che è reduce da 8 scudetti sia ancora lì ad avere le motivazioni per vincere il nono: Sarri ormai ne fa parte a pieno titolo, e ora non si fa sfuggire l’occasione per dirlo; lui che, fra l’altro, è stato protagonista di una delle poche sconfitte interne della Juventus, nell’ultima gara in cui non ha segnato allo Stadium (stiamo ovviamente parlando di quel sanguinoso 0-1 contro il Napoli nel 2018).

Siamo sempre lì, al motto bonipertiano dell’”unica cosa che conta”: lo dobbiamo ribadire ancora, che non è arroganza, non è strafottenza, ma un “modus vivendi”. Questa filosofia la vedono e comprendono gli avversari più accorti (ricordiamo a caso le parole di Daniele De Rossi o Ringhio Gattuso) e figuriamoci se non la vivono 24 ore al giorno i diretti interessati.

Colui che ha incarnato per anni il più pericoloso avversario della Juve, che talvolta ha persino agevolato una visione addirittura ideologica della questione, che ha perso uno scudetto “in hotel” proprio per non essere stati psicologicamente pronti, ora si è convinto di questa mentalità dei nostri colori e dice cose molto juventine.

E’ una buona notizia: benvenuto Mister!


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