Quando i bambini fanno OH, allo Stadium

di Sandro Scarpa |

Con la squalifica (per cori di discriminazione territoriale e di matrice razzista) della Curva Sud (Tribuna Sud I e II Anello) nella gara Juventus-Genoa di sabato 20 Ottobre, la Juve riapre ai “ragazzini“.

La società ha messo a disposizione i 9mila posti della curva chiusa a tutti i ragazzi nati dal 2004 al 2011 appartenenti a società calcistiche dilettantistiche di Piemonte e Val D’Aosta.

In Piemonte (e Val D’Aosta) ci sono centinaia di club dilettantistici, moltissimi “indipendenti” e tanti altri legati o affiliati, sotto forma di accademie o scuole calcio alla stessa Juventus (10 “scuole calcio”), ma anche ad altri club di A come ovviamente il Torino, ma anche Milan, Inter, Roma e perfino qualche “Scuola Calcio Napoli“.

Ogni società può contattare la Juventus e avere diritto (fino ad esaurimento posti ed in ordine cronologico di invio della richiesta) di portare allo Stadium 20 ragazzi. I ragazzi dovranno indossare la divisa del loro club di appartenenza, quindi divise con colori di club neutrali, ma anche di scuole calcio affiliate a club di A (e B).

E’ ovviamente obbligatorio che i minori (ragazzini dai 7 ai 14 anni) siano accompagnati da adulti, uno per ogni 5 ragazzini, indicati direttamente dalle società dilettantistiche. Pertanto, considerando anche gli accompagnatori, si parla di posti per un massimo di ca. 400 società giovanili e scuole calcio delle quali, ricordiamo, solo 10 affiliate alla Juventus.

L’operazione complessiva ha costi organizzativi e pratici: diffondere l’iniziativa, coordinarla, gestire richieste e rapporti con le società, fornire una security adeguata alla presenza di migliaia di minorenni. Insomma una splendida iniziativa (dispendiosa) in cui una società punita per il comportamento deplorevole di alcuni suoi tifosi (con la “responsabilità oggettiva” nonostante la Juve e le tecnologie dello Stadium consentano di fornire video atti ad indicare i singoli colpevoli, senza penalizzare un intero settore), apre quel settore a ragazzini di tutte le appartenenze e tifo: i ragazzini contro il razzismo, lo spettacolo del calcio vissuto da bambini non tifosi opposto alla degradazione del tifo.

Altrove ci sarebbero applausi…e invece, ovviamente, oggi (come corollario dei soliti attacchi concentrici) si leggono semplici tifosi e giornalisti sempliciotti aggredire l’iniziativa e parlare di “Juventus che aggira la squalifica della curva chiusa con i soliti ragazzini maleducati che urleranno “Oh Merda!” e adulti accompagnatori senza tesserino FIGC, tra i quali sicuramente si mescoleranno tifosi organizzati“.


1. L’iniziativa è partita nel 2013 (anno di analoga squalifica di un settore dello Stadium) su proposta di CONI-AIC-FIGC, la Juventus aderì in modo entusiasta.

2. I ragazzini non sono “tifosi Juve” ma appartenenti a 400 scuole calcio/club giovanili di Piemonte e Val D’Aosta, non scelti dalla Juve, né affiliati alla Juve, ma su adesione spontanea.

3. Gli adulti accompagnatori sono una (ovvia) necessità legale e pratica. Il fatto di non prevedere l’obbligo di un tesserino FIGC è dovuto al fatto che è difficile, se non impossibile, reperire 4 adulti (disponibili ad accompagnare i ragazzi il sabato) tutti tesserati in piccole realtà giovanili. 

4. Foto e video di quel Juve-Udinese (iniziativa analoga) dimostrano come quei “ragazzini” indossarono divise di club affiliati anche ad altre squadre (come il Torino ed il Milan).

5. La Juve fu sanzionata (ovviamente primo caso del genere…) per quei cori di alcuni tra i 9mila ragazzini presenti con 5.000€ di multa.

6. Tutti i club possono adottare analoghe iniziative ma non accade per due motivi principali:

– Le curve difficilmente vengono squalificate (da quel Juve-Udinese, in 5 anni, solo 1 turno ad un settore della Lazio, 2 ad un settore della Roma, 1 ad un settore del Verona, 1 ad un settore dell’Atalanta). La stessa Juve è stata sanzionata con un’altra chiusura della curva a inizio 2018 (sempre contro il Genoa) ed in quel caso non fu riproposta l’iniziativa (forse anche per tempi ristretti).

Organizzare l’iniziativa costa, non produce benefici economici per i club e probabilmente è molto più difficile organizzarla in uno stadio non di proprietà o obsoleto.

7. E’ purtroppo difficile per un ragazzino di 10-12 anni resistere alla tentazione di urlare una parolaccia in uno Stadio, territorio purtroppo percepito da alcuni, fin da ragazzini, come luogo in cui regole e norme comportamentali vengono accantonate. Di certo non è la Juve a dover “educare” quelle centinaia di ragazzini (tra i 12mila ospitati in Juve-Udinese) che hanno urlato quei cori. L’educazione si fa a casa, a scuola, anche a scuola calcio. E’ probabile che la Juve, vista l’ultima multa e il danno di immagine per un’iniziativa che non fu lodata da nessuno ma marchiata come “i piccoli juventini gridano oh merda!“, raccomanderà alle società ospitate di controllare e vietare quei cori. E’ illogico e strumentale però pretendere che una società di calcio si sostituisca a chi deve educare un bambino, soprattutto se a stigmatizzare quei cori sono persone che -normalmente- sui social e nella vita reale si esprimono in modo volgare o glissano sugli stessi comportamenti ineducati in altri stadi.

 

Giocare in uno stadio con tutti spettatori bambini ad assistere è uno dei sogni di tutti noi.

Chi scrive “la Juve aggira la chiusura curva mettendo ragazzini tifosi e accompagnatori adulti non controllati tra i quali si intrufoleranno di sicuro tifosi organizzati“, di sicuro non conosce l’iniziativa, molto probabilmente ha passato un’infanzia infelice, magari non avrà mai avuto il piacere di partecipare ad un’iniziativa così lodevole e forse conduce un’esistenza triste e rancorosa, almeno per quanto riguarda il calcio. Siate clementi con loro!