“Quando ho voglia di distruggere qualcuno, lo distruggo”: Intervista a Romelu Lukaku

di Juventibus |

da SO FOOT n°137 (giugno 2016), pag. 40
Traduzione di Raffaello Scolamacchia
In mezzo a Eden Hazard, Kevin De Bruyne o Dries Mertens, troneggia un armadio. Con i suoi 190cm e 94kg di muscoli, Romelu Lukaku spicca al centro dell’attacco più cool d’Europa. D’altronde, in Belgio, si parla molto di lui. Ma il giocatore, che ha vissuto di tutto, dalla mancanza di soldi ai fallimenti con il Chelsea passando per le discriminazioni fisiche, se ne frega: è lì anche per far crollare i pregiudizi. E con delle spalle così..

Vieni da una famiglia di giocatori: tuo fratello Jordan è difensore nell’Ostende e nella nazionale belga, e tuo padre ha avuto una modesta carriera…
La svolta c’è stata quando giocava a Seraing e stava per firmare con lo Standard Liegi, ma alla fine tutto è saltato. Quando ha smesso tra i professionisti, ha firmato in quinta divisione per guadagnare un po’ di soldi, e mia madre è diventata collaboratrice domestica.E’ stata dura: si vedeva che da una settimana all’altra avevamo sempre meno. Tutto è cambiato nell’arco di due mesi. Già non avevamo più la televisione a casa, poi ci hano staccato la corrente fino a che non ci hanno sfrattati una prima volta e ci siamo dovuti trasferire ad Anversa.
Avevo 6 anni e mia madre mi aveva avvisato, quando mio padre giocava ancora tra i professionisti e c’era tanta gente attorno a noi: mi aveva detto che erano tutti lì per interesse e che non ci sarebbe stato più nessuno nel momento in cui mio padre avesse smesso. Ho anche dovuto smettere di andare agli allenamenti, perché mio padre non poteva più accompagnarmi. Mia madre è diventata diabetica di lì a poco, quindi ho dovuto vivere per un periodo a casa di mia zia fino al suo ritorno a casa.
Non siete rimasti molto tempo ad Anversa…
Era troppo caro. Avevo 9 anni e ci siamo trasferiti in un paesino, Bornem, in una casa popolare dove pagavamo 300€ di affitto al mese. Non avevamo le tende, dormivamo per terra con mia madre e mio fratello sul soppalco…
Nonostante queste difficoltà, quando il Chelsea vi offre 1 milione di euro e un lavoro per i tuoi genitori, loro rifiutano…
Mia madre non voleva che abbandonassi il Belgio. Le avevo promesso, quattro anni prima, che avrei giocato in prima squadra con l’Anderlecht. Avevamo giocato contro di loro e perso 1 a 0: loro avevano classe, ben vestiti, una certa disinvoltura. Alla fine, a 14 anni, arrivo all’Anderlecht per giocare con gli under 19.
Prima di essere integrato al gruppo dei più grandi, eri già molto più alto dei tuoi compagni..hai sofferto per questa differenza di “stazza”?
Molto. C’erano alcuni dei genitori dei miei compagni che dicevano che avevo mentito sulla mia vera età. Ma poi vedevano mio padre e se ne facevano una ragione.
Hai avuto un’infanzia normale, nonostante tutto?
Dentro di me mi dicevo: Non ho tempo da perdere! Sin dai miei 10 anni ho avuto in testa l’idea di fare carriera. Non ho mai avuto problemi disciplinari. Curo la mia immagine, non voglio essere una star, voglio avere successo con il calcio, tutto qui. Esco poco in giro, non bevo. Ci ho provato una volta, e lo stomaco mi bruciava, mi sono detto: E’ Satana che mi è entrato nella pancia! non posso farlo più.
Quante lingue parli?
Ho fatto la scuola fiamminga ma, a casa, mia madre parla lingala e mio padre francese. Con mio fratello dipende, fiammingo o francese, ma quando non vogliamo farci capire parliamo lingala! Ho imparato lo spagnolo a scuola e l’ho perfezionato in seguito, nel caso dovessi andare all’estero. Il portoghese lo parlo soprattutto con Bosingwa (con cui ha giocato al Chelsea, ndr). E l’inglese, lo parlavo già molto prima di arrivare qui (all’Everton, ndt), soprattutto grazie al rap americano. Il mio primo album è stato All Eyez on me di Tupac, che mio cugino mi ha regalato.
Pare che tu sia anche un rapper
No, ma faccio dei mix, è più divertente. Dei suoni degli anni ’90, Tupac, B.I.G., Nas: mi piace quando il rapper dice la verità, meno quando mi parla di quante ragazze ha avuto. I testi di B.I.G. raccontano una storia, come fa adesso Drake. Poteva raccontare delle cose della strada, viene da Brooklin, ha venduto droga. Mi piace quando si parla di sociale, di politica. La famiglia di Tupac era coinvolta in tutto ciò. Le Black Panthers potevano influenzare tutto il popolo americano, ed è per questo che Tupac ha fatto quella fine. La polizia sa chi l’ha ucciso ma non l’ha mai detto.
Dici che non hai mai percepito il razzismo. Ma a Lilla ne fai le spese, quando passi un provino e si insinua che tu abbia tre anni di più dell’età che dichiari. Non lo avrebbero fatto mai ad un bianco.
(Ride) Avevo 14 anni, ero impressionato dal domaine du Luchin (centro di allenamento del club del Lilla, ndt). Tutto va a gonfie vele finché un giorno non mi portano a fare delle radiografie. All’Anderlecht, molti ragazzi che non erano nati in Belgio dovevano sottoporsi a questi esami. Sono uscito dal centro analisi e ho detto a mio padre: per questi qui non firmo! Secondo loro avevo delle ossa che corrispondevano ad un’età di tre anni maggiore della mia. L’anno dopo il Lilla è tornato a cercarmi, ma era troppo tardi. L’Anderlecht ha continuato a schierarmi con i ragazzi più grandi, fino a farmi giocare come riserva in prima squadra. Ho segnato 4 gol nelle mie prime tre partite. E quando mi hanno dato l’opportunità di far parte dei titolari, mi sono detto che se andava bene alla prima azione, allora era fatta! Non ero stressato, ho sempre avuto fiducia in me stesso.