Quando gioca segna sempre Trezeguet

di Nevio Capella |

Nei sedici anni di servizio dello stadio Delle Alpi pochi sono stati i cori ad personam riecheggiati con costanza ad ogni partita.
Tra questi, quello che faceva così: “Trezeguet, Trezeguet, quando gioca segna sempre Trezeguet”.
In una recente intervista, non a caso, l’uomo di Rouen ha dichiarato che quel coro spesso lo ha spronato a non disattendere le attese di chi lo innalzava, e a continuare a fare la cosa in cui questo spilungone dinoccolato di origine argentina riusciva meglio di ogni altra: segnare gol.

Del resto non si entra per caso nei primi posti in tutte le classifiche dei migliori marcatori di un club, e men che meno si riesce a mantenere una media di 0,54 gol a partita (171 in 320 partite ufficiali) in un intervallo di tempo durato quasi dieci anni, peraltro spesso minati da lunghi infortuni.
Di sicuro non si può dire che nell’estate del 2000, al momento di scegliere il nuovo campionato e la squadra in cui militare, David abbia difettato in coraggio presentandosi alla Juventus e con il biglietto da visita del “golden gol” con cui un mese prima spezzò il sogno dell’Italia di vincere il campionato Europeo.
La prima stagione in bianconero non fu memorabile complici i ghirigori tattici e le scelte di Ancelotti che spesso gli preferiva Inzaghi, ma se a fine anno sia il tecnico emiliano che Superpippo fecero le valigie e con il ritorno a Torino di Marcello Lippi Trezeguet si prese la titolarità, un motivo oltre all’essere stato comunque il miglior marcatore di stagione doveva esserci.

In effetti, con il tempo e il perfezionamento di quella che con Alessandro Del Piero diventerà una delle più forti e complete coppie d’attacco della storia, fu chiaro a tutti che Trezeguet era arrivato alla Juve per proseguire quella specie di affinità elettiva tra il club piemontese e la Francia, iniziata da Colui che spalmò il foie gras su un tozzo di pane.
Chi non lo preferiva, si aggrappava ad una serie di luoghi comuni che David, nonostante i numeri mostruosi, non riusciva a scrollarsi di dosso.
Ad esempio, i detrattori dicevano di lui che “sì, è bravo nel gioco aereo e nel trovare posizione in area, ma appare sgraziato nei suoi movimenti”, altri invece ne criticavano i troppi momenti di assenza nei 90 minuti e la scarsa partecipazione alle trame di gioco.
Per non parlare di chi sosteneva che i piedi, più o meno, gli servissero solo per scendere dal letto.
Evidentemente, una serie di castronerie clamorose.

Da un certo punto di vista, effettivamente, Trezeguet era una sorta di Houdini che a volte riusciva a sparire dalle dinamiche della partita fino a far sorgere il dubbio che, in un momento di distrazione, ci si fosse persi la sua sostituzione, salvo poi ricomparire magicamente quando sentiva l’odore del sangue.
Un pallone in arrivo nel modo giusto, un portiere da sentenziare ed eccolo spuntare dal nulla per fare ciò per cui era pagato, come un vero killer.
Erano anni in cui tra le certezze di noi tifosi c’era quella che se uno dei nostri esterni avesse scodellato verso l’area di rigore il pallone giusto, nella quasi totalità dei casi avremmo dovuto solo preoccuparci di come esultare.

Tra i tanti gol realizzati da David ne esistono alcuni con cui sconfessare quei luoghi comuni di cui sopra, e curiosamente c’è un giorno preciso, il 9 Marzo, che forse lo ispirava in modo particolare e che accomuna diverse sue prodezze.
Partiamo dal 2002 e da San Siro, per questo Inter-Juve 2-2 in cui Trezeguet dimostra il suo personalissimo “Principio del gol”.
Datemi un palla buona e la trasformerò in oro

 

Un anno dopo arriva invece la dimostrazione che anche con i piedi se la cava benino, vedere per credere cosa accade al Friuli di Udine

 

Sempre il 9 Marzo, ma del 2005, David fa vedere che piedi buoni e doti acrobatiche possono coesistere e concepire questo gol, realizzato ad una delle squadre che maggiormente lo ispirava

 

Come già detto però, non si può parlare di Trezeguet senza menzionare l’affinità costruita partita dopo partita con il suo gemello naturale, Alessandro Del Piero.
354 gol realizzati in due nelle dieci stagioni trascorse insieme, ma soprattutto la capacità strabiliante di trovarsi a memoria e sapere sempre cosa l’altro stava per fare o avrebbe fatto.
Potremmo mostrare ancora una volta le immagini di quel giorno a San Siro quando tra i 22 in campo, solo un giocatore poteva pensare di partorire un cross in rovesciata sapendo che ad aspettarlo ci sarebbe stato l’unico che invece poteva farsi trovare pronto all’evenienza.
Del Piero e Trezeguet, per l’appunto.
Ma per capire quali livelli potesse raggiungere l’alchimia dei due risulta ancora più efficace il video di questo gol realizzato dal centravanti francese a Livorno, il 27 Gennaio 2008

 

Tra i pochi difetti di Trezeguet c’era quello di farsi venire degli strani “mal di pancia” in primavera con i quali era solito terrorizzarci e dare segnali sinistri su una sua possibile partenza che poi, fortunatamente e per motivi diversi, veniva sempre evitata.
Memorabile a tal proposito l’esultanza dopo il gol realizzato allo Spezia all’ultimo atto di quel campionato di B per il quale mai smetteremo di essergli grati, così come a tutti i campionissimi che non abbandonarono la nave.
Gli ultimi anni alla Juventus invece sono stati complicati sia dal punto di vista personale che da quello di squadra, concludendosi con una rescissione consensuale all’alba dell’ultimo campionato difficile prima della rinascita bianconera.
Un calciatore talmente perfetto da averci regalato persino un momento in cui anche noi juventini abbiamo esultato e goduto di un suo errore, la notte del 9 Luglio 2006, quando il destino chiuse il cerchio aperto con quel “golden gol” di sei anni prima.

Dopo i Mondiali e le vacanze, eravamo tornati tutti a Torino e ci incontrammo. Guardandoci negli occhi ci capimmo immediatamente, eravamo tutti legati alla società e sentivamo il dovere di doverla riportare in serie A, subito”.
Merci beaucoup, David.


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