+ qualità e intelligenza, – quantità

di Davide Terruzzi |

La difesa fa vincere il campionato, ma l’attacco ti fa trionfare in Europa. Se è giusto – e lo è – descrivere le diverse situazioni di gioco che si riscontrano in Champions League facendo notare i miglioramenti della Juventus nell’accettare un calcio più aperto, più rischioso, un calcio in cui non si può pensare di entrare in campo sistemando le proprie pedine sulla scacchiera senza incontrare forti resistenze, si deve arrivare alla conclusione che sono le qualità tecniche e fisiche abbinate all’intelligenza calcistica dei singoli giocatori a fare la differenza. E’ squisitamente una questione di letture delle situazioni, di continui adeguamenti alla realtà e di forza nel far male agli avversari.

Qualità, qualità, qualità, quindi. La Juventus può contare su una delle migliori fase difensive continentali, un reparto difensivo che non è stato toccato negli anni e che fa anche della conoscenza reciproca un punto di forza; lo stesso non si può dire dell’attacco dove gli interventi della dirigenza, voluti o dettati da scelte dei giocatori, si continuano a susseguire. Anche quest’estate il parco attaccanti non verrà molto probabilmente risparmiato da nuove entrate e uscite: Morata ha molte possibilità di partire, Berardi sembra pronto ad arrivare a Torino. Se la privazione forzata di un giocatore, specialmente se ha fatto vedere lampi assoluti di classe, fa scattare immediatamente la vedovanza calcistica (qualche anno fa lo stesso allenatore piangeva la cessione di due riserve come Matri e Giaccherini), non si può non essere soddisfatti per l’arrivo di uno dei migliori talenti europei dell’annata 1994, uno che in tre anni di campionato ha realizzato 38 gol e 23 assist.

Fermarsi a questa sostituzione non andrebbe però a migliorare il reparto – sebbene l’ala del Sassuolo potrebbe riempire non solo la casella del vice Dybala ma consentirebbe ad Allegri diverse soluzioni tra le quali anche il ritorno al 4312 -, specialmente perché Zaza non accetterebbe probabilmente di vivere un’altra stagione da quarto attaccante, un’ipotesi che si fonda anche su dichiarazioni dello stesso attaccante nelle quali ha fatto chiaramente intendere di aver vissuto con qualche insoddisfazione il proprio status; una sua cessione potrebbe consentire alla Juventus di andare a completare il reparto. Zaza è un finalizzatore, ancora in difficoltà nel dialogo con i compagni, che non ha pienamente convinto nelle occasioni in cui è stato chiamato in causa dal primo minuto; un vero e proprio centravanti, un uomo che staziona nell’area di rigore, non sarebbe digerito nel gioco di Allegri e verrebbe rigettato come successo a Llorente. Servirebbe quindi una prima punta mobile, abile a muoversi lungo il fronte dell’attacco, rapido, tecnico, bravo nelle situazioni in campo aperto.

Qualità quindi. Anche a centrocampo. Se è fondamentale trovare un vice Marchisio, lo è altrettanto trovare un interno dotato tecnicamente, di letture tattiche: è in quel reparto che nasce l’equilibrio difensivo e si creano le occasioni per segnare.

Liberarsi degli esuberi – ringraziando magari i ricchi proventi dei diritti tv in Inghilterra – per costruire una squadra che può contare su 15-16 titolari di ottimo livello e con più giocatori a centrocampo e attacco determinanti nelle partite in cui una giocata di un singolo risulta spesso decisiva. In fondo sono i calciatori a essere i protagonisti; è la loro qualità a fare la differenza.