Quale 4-3-3 nella Juve del futuro?

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Alessio D. Lavino

Con una stagione ancora in corso, strana, bizzarra, a dir poco unica, e con un finale ancora tutto da scrivere in un romanzo dal genere poco chiaramente decifrabile, i prossimi due mesi diranno molto in chiave non solo presente, ma anche futura. Romanzo rosa, thriller mozzafiato o tragedia shakespeariana, questo lo dirà il campo, ma in un periodo di profonda apnea come lo sono stati questi mesi di stop dal calcio giocato, chi non ha mai avuto il fiato corto è stato il calciomercato insieme a tutte le sue sfaccettature, i suoi dolci profumi e aspri sapori. Ad arricchire questo scenario sono state le parole al miele di Dejan Kulusevski dei giorni scorsi circa il suo futuro in bianconero. Parole che, unite al marasma di notizie di queste settimane, legittimano un’analisi lucida da parte di tifosi e addetti ai lavori su quella che potrebbe essere (il condizionale qui è da legge marziale) la seconda Juventus di Maurizio Sarri. Facciamo quindi il punto della situazione con probabili risvolti tattici, tra dubbi, certezze, probabili partenti e future joye.

Partendo dal presupposto che è impossibile identificare un modulo per una squadra in campo, dato che i giocatori non sono gli omini del calcio balilla, immobilizzati su tre assi d’acciaio, parleremo perlopiù di principi di gioco e compiti da svolgere in campo, invece che di frivoli numeri come 4-3-3 o 4-4-2 che dicono poco se non nulla: un Cuadrado o Douglas Costa nella stessa posizione media possono interpretare quello specifico ruolo in modo del tutto differente.

– Perché Kulusevski può essere un titolare fin da subito

Partiamo dalle certezze: l’acquisto del giovane talento svedese Dejan Kulusevski, classe 2000, militante nel calcio italiano già dall’età di 16 anni (giovanili dell’Atalanta), consacrato nella stagione in corso in prestito al Parma. Conosce molto bene il calcio italiano e di sicuro, quest’anno non ha mostrato segni di timidezza nella sua prima stagione da titolare in Serie A. Certo, ormai risuona nelle orecchie di tutti quasi come una legge biblica impressa nella pietra fin dai tempi che furono: “Giocare nella Juve è sempre un’altra cosa”. Quanto questo sia vero non è dato a noi saperlo. Fatto sta, tuttavia, che se è altrettanto vero che il genio va sempre a braccetto con la sua sregolatezza, allora esso non conosce vincoli e non sottostà a leggi naturali di questo tipo. Il genio o talento sportivo si esprime e dipinge bellezza nelle sue giocate, non avverte pressione, la incute ai suoi avversari. Vedasi la voce “primo anno di Dybala”, seppur caratterizzato da un inserimento graduale da parte dello psicologo Massimiliano Allegri.

Se si considera anche che l’investimento oneroso di 44 milioni (35 più 9 di bonus) debba pagare dividendi fin da subito, vista la situazione d’emergenza economica che tutti i club stanno vivendo in questo momento, allora non è proprio da pazzi scatenati immaginare un suo inserimento nel progetto tattico della prossima stagione meno graduale di quanto non sia avvenuto per altri giovani talenti acquistati nel recente passato. Nasce come trequartista, sforna gol e assist nei campionati Primavera da far riempire gli occhi a chi lo osserva, può giocare mezz’ala, ha corsa, tiro e ottima tecnica individuale. Anche se lui preferisce giocare dietro due punte, viene impiegato quest’anno nel ruolo di esterno d’attacco, e vede se stesso come mezz’ala nel processo di maturazione tattica che ogni talento è chiamato prima o poi ad affrontare.

– Scacchiere tattico della seconda Juve Sarrista

Per capire come giocherà la seconda Juve Sarrista, la pedina Kulusevski sembra quindi avere un ruolo chiave. Cerchiamo di condurre un’analisi per reparti, per capire quanto tutto questo abbia senso tatticamente. Primo fra tutti, l’attacco. Da considerare in primis il talento e il ruolo (non solo tattico) di Dybala, sempre più un vero 10, nella sua accezione più storica e romantica. La Joya si prepara a consacrarsi come vero punto cardine della prossima Juve. Se si assume che anche Ronaldo non partirà (solo in caso contrario, potrebbe arrivare un altro attaccante), allora due componenti offensive intoccabili sono già fatte. Non essendo due attaccanti che garantiscono coperture difensive alla Mandžukić in fase di non possesso, un’eventuale impiego di Kulusevski imporrebbe al giovane talento svedese anche compiti di copertura che però finora non ha dovuto sempre svolgere. Se alla voce “Milik” risulta ancora la definizione “suggestione”, allora meglio non includerlo in quest’analisi tattica già molto complessa e piena di tante variabili aleatorie. Per trovare una giusta connotazione a molte di queste, risulta necessario chiamare in causa anche gli altri reparti.

Dando quasi per certo che, De Sciglio a parte – destinazione chissà dove, vedasi la voce “Massimiliano Allegri” – la difesa non subirà grosse variazioni, lo snodo dell’assetto tattico del prossimo anno sarà il mercato a centrocampo. Caos poco ragionato, tra voci e certezze poi smentite, primi flirt estivi svaniti in un turbinio di notizie poco ufficiali e molto ufficiose – vedasi qui la voce “Barcellona” – crisi ingiustificate alla Rabiot. Qui si tratta di risolvere un rebus costellato da mille fumosi indizi. Pogba si, Pogba no, Pjanic si, Pjanic no, Pjanic forse. L’unica vera certezza a centrocampo al momento porta il nome di Rodrigo Bentancur. Chi agirà insieme a lui, darà la risposta al grande quesito posto in precedenza, ovvero: “Ma la Juve può giocare con tre attaccanti con soli compiti offensivi?”. Vale a dire, “Si può lasciare Kulusevski libero di esprimere il suo talento offensivo senza preoccuparsi troppo di coperture e raddoppi difensivi?”.

Questo dipende molto (e troppo) dagli altri interpreti di centrocampo, ed ecco dunque che i mal di pancia di Rabiot (forse più adatto a una mediana a due bloccata dietro linea palla, che mezz’ala d’inserimento) e l’utilizzo non sempre costante (soprattutto nelle partite che contano) di Blaise Matuidi, non fanno certo ben sperare da questo punto di vista. Aaron Ramsey, consacrato nel suo ruolo naturale di mezz’ala con spiccate doti di inserimento e capacità di portare palla, conferisce ordine in mezzo al campo, quell’ordine tattico silenzioso che tanto ci è mancato con l’infortunio di Sami Khedira. Loro due sono gli unici al momento in grado di recitare questo copione tattico ma, allo stesso tempo, sono insufficienti a garantire un ruolo di incontrista/frangiflutti di cui questa Juventus ha bisogno per poter sostenere tanta potenza di fuoco in fase di possesso palla (senza contare il fatto che uno dei due potrebbe anche salutare la Continassa nella prossima stagione).

Per farla breve, e trasgredendo la regola che avevo imposto a inizio articolo, se si vuole applicare un 4-3-3 puro con il terzo d’attacco alla “Kulusevski/Costa”, allora urge fisicità e muscoli in mezzo al campo, profilo in questo momento mancante nella rosa bianconera. Se il terzo alto d’attacco venisse ricoperto da giocatori con caratteristiche del tipo “Cuadrado/Bernardeschi” (sirene di mercato inglesi permettendo), allora ecco che i tre di centrocampo potrebbero avere caratteristiche diverse, con buona pace degli amanti dei numeri, ci si difenderebbe in stile 4-4-2 e si darebbe raddoppio sui terzini, lasciando la mediana (a 2 o a 3? Maledetta variabile Matuidi) bloccata in mezzo al campo a fare da schermo davanti la difesa. Che si sposi la prima o la seconda soluzione tattica, il minimo comune denominatore è svolto dal ruolo di quel centrocampista completo che tanto è mancato quest’anno, forte fisicamente, capace di mettere palla in banca, dotato di buona tecnica con entrambi i piedi e, perché no, bravo negli inserimenti con e senza palla tra e dietro le linee. A voi l’arduo compito di associare a questo profilo il giusto nome.