Qualcosa è cambiato. La nuova difesa e i 7 clean sheet

di Willy Signori |

La Juve è al settimo “clean sheet” (‘perdonate l’orrendo anglicismo’ direbbe l’avvocato Buffa) di fila dopo aver liquidato per 2-0 il Genoa negli ottavi di finale di Coppa Italia.
“Embè?” si sarebbe detto in altri momenti storici, anche recenti, quando non prendere gol era la norma. Ma oggi le cose sembrano essere cambiate, e nei primi 3 mesi della stagione 2017/18 soltanto 6 volte su 18 la Juventus è riuscita a chiudere la partita senza dover rimettere la palla a centrocampo una seconda volta.
Negli ultimi 28 giorni però (dalla sconfitta in casa della Samp) le cose sono cambiate fino a raggiungere il dato più significativo del rilancio bianconero.
Quali fattori hanno portato a raggiungere in poco meno di un mese quello che per i precedenti 90 giorni era sembrata utopia?

La rinascita di Benatia
Il marocchino ex Bayern, Roma e Udinese, ha riguadagnato la maglia da titolare grazie a prestazioni superbe. Superati i guai fisici, ha riacquisito fiducia e l’ha inoculata come un virus benevolo agli altri.
Tornato su livelli eccellenti, si è rivista anche la sua specialità: il gioco di anticipo, la capacità di andare ad aggredire alto, guadagnare metri palla al piede, fattori che hanno permesso alla linea difensiva di giocare più alta e di accorciare tutta la squadra.
Benatia è l’elemento a cui Allegri ha rinunciato meno (6 presenze su 7 incontri in questo spaccato) mettendolo a riposo solo per la Coppa Italia. Oltre a squadre meno impegnative come Crotone o Bologna, Medhi ha sfidato anche Barcellona, Napoli e Inter dominando sempre il gioco (basti ricordare come ha neutralizzato Icardi a Torino, complice la tattica molto attendista dei nerazzurri).
Impressionante il suo rendimento e… concentrazione sempre massima.

Stabilità difensiva
Legata alla crescita di Benatia, c’è quella di tutto il reparto.
Allegri è sempre stato molto attento a dosare il minutaggio di tutti equilibrandolo quasi come se i suoi uomini fossero vasi comunicanti: in quest’ultimo mese però la rotazione solita ha lasciato il passo ad una certo tipo di stabilità che ha permesso di rendere stabili alcuni meccanismi, fondamentali per una squadra si può ritrovare a difendere a 3, 4 o 5 uomini anche all’interno degli stessi 90 minuti.
Sebbene in 7 partite gli uomini di difesa abbiano giocato praticamente tutti, in molti casi la guida tecnica ha preferito dare continuità ad alcune scelte, come dimostrano le 6 presenze di Benatia, le 5 di Barzagli e le 4 di Alex Sandro e De Sciglio (incoraggiante la sua crescita, nella speranza che quest’ultimo infortunio non ne resetti il processo di crescita, sembrato fin qui delicato come la regolazione dell’azimuth in un vecchio registratore per Commodore 64).

Assetto a centrocampo
Come sappiamo bene, parlare di schemi applicati a questa Juve è sempre un ginepraio e bisogna prendere ogni discorso col beneficio del “momento della partita” tanto caro ad Allegri: la Juve cambia modulo costantemente dentro i 90 minuti, in possesso, in transizione (difensiva e offensiva) e in non possesso. Le fasi di ogni incontro sono partite dentro alle partite, come matrioske.
Nell’ultimo mese abbiamo visto in più occasioni un centrocampo di partenza a 3 (che a volte è diventato a 4 o 5). Con l’organizzazione di gioco si può difendere bene con ogni modulo, lo stesso Allegri ha più volte sminuito l’importanza che viene data alla codifica dei sistemi di gioco. Questa nuova disposizione però, con gli uomini giusti messi al loro posto, con l’inserimento quasi stabile di Matuidi e i giusti automatismi nel momento in cui si perde palla (le cosiddette transizioni difensive) hanno permesso alla Juve di concedere meno a tutti gli avversari affrontati.

Expected Goals
Si può comprendere questo processo esaminando alcuni numeri con una doverosa premessa: personalmente non sono un fan delle statistiche avanzate, perché in uno sport a punteggio basso come il calcio, molte variabili che non si possono calcolare finiscono spesso per determinare il risultato finale di un incontro.
Un dato è però interessante: la Juve dell’ultimo mese subisce mediamente meno tiri in porta di quella che abbiamo visto giocare da fine agosto a metà novembre.
Il numero dei tiri però può essere un dato fine a se stesso se non contestualizzato, perché puoi subire un solo tiro in 90 minuti, ma prendere gol e perdere la partita.
Facciamo affidamento allora ad un’altra statistica, più da nerd, che è quella che calcola gli Xg (expected goals) un metodo per misurare e dare un valore numerico alla qualità delle occasioni create e/o concesse: se il valore numerico è alto vuol dire che la qualità delle occasioni è elevata (in caso contrario qualità bassa e di conseguenza è più difficile statisticamente realizzare un gol dalla zona in cui si è effettuata la conclusione).
Gli Xg permettono dunque di capire quanto la squadra avversaria sia stata pericolosa, perché subire un tiro in porta da 1 metro non è pericoloso come subirlo da 20 (fermo restando che come dicevamo sopra ci sono delle variabili nel calcio che non si possono calcolare, come la giocata del campione che da fuori area fa gol).
Un esempio chiaro è la sfida col Napoli. Gli uomini di Sarri hanno tirato tanto, ma sempre da lontano: molte conclusioni quindi ma pochi pericoli, valore di Xg basso, anche se il numero di conclusioni in porta è alto.
Così è stato anche per tutte le altre partite di questo ultimo mese: la Juve è stata spesso in grado di spuntare le frecce più appuntite degli avversari.
Infatti se prendiamo le prime 18 partite della stagione bianconera (dalla Supercoppa contro la Lazio alla Sampdoria) e calcoliamo gli Xg degli avversari, troveremo un valore alto (cioè sono sempre riusciti a rendersi pericolosi, almeno una volta, anche quelli più deboli).
Dalla partita col Barcellona in poi questo dato si riduce del 75%.
Come precisato sopra non è la verità assoluta, non spiega tutto ma qualcosa dice.
Il risultato più naturale quindi è prendere meno gol, e sebbene il dato degli “zero gol subiti” ci colpisca non è quello che ci deve interessare di più:
Questa striscia di clean sheet è destinata ad interrompersi prima o poi, quello che conta invece è che la Juve continui a difendersi con efficacia come ha fatto nell’ultimo mese, riducendo al minimo i rischi.

Conclusioni
La Juve uscita male da Marassi dopo una partita strana si è rialzata grazie al recupero di Benatia, una maggiore stabilità del reparto difensivo esposto ad un turnover meno intenso dei primi mesi ed una solidità maggiore che parte dal centrocampo e permette di tenere più corta la squadra, recuperare più velocemente la palla, aggredire subito gli avversari ed essere disposti meglio in campo quando viene perso il pallone.
Come detto, il dato dei gol subiti non deve ingannare in nessuno dei due sensi.
Qualcosa è cambiato ma non tutti i problemi sono risolti, quindi lo champagne lo stappiamo un’altra volta: bisogna ancora perfezionare la gestione dei ritmi della partita, i movimenti a centrocampo e recuperare alcuni uomini fondamentali (Khedira e Alex Sandro su tutti).